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50 anni per costruire questa opera in mezzo al deserto del Nevada

Articolo di

Alberto Bonazzi

Foto di

Todd Heisler

I più grandi capolavori necessitano di tempo per essere realizzati, un tempo che in alcuni casi può estendersi fino a decine e decine di anni. Uno degli esempi più eclatanti riguarda sicuramente “Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage”, l’ultima opera del rivoluzionario Marcel Duchamp, per la cui realizzazione sono stati impiegati 20 anni. Altre volte, invece, accade esattamente l’opposto, come ha dimostrato Pablo Picasso nel 1937 con “Guernica”, un’opera iniziata e terminata senza un attimo di tregua nel giro di soli due mesi. Non sappiamo ancora se potrà essere degna di chiamarsi capolavoro, ma l’ultima fatica dell’artista Michael Heizer ha richiesto 50 anni per essere completata e a inizio settembre aprirà le porte ai primi visitatori.

“City” è il nome dell’opera che Heizer, artista americano con uno spiccato interesse per la Land Art, ha deciso di costruire nel bel mezzo del deserto del Nevada, a qualche ora di macchina da Las Vegas e nei pressi dell’Area 51. Si tratta di una colossale scultura che si estende per una lunghezza di circa 2,5 km e per una larghezza di 1 km, da esplorare interamente a piedi, muovendosi tra le salite e le discese che la caratterizzano. A parte il nome, di una città possiede ben poco, in quanto l’opera si configura come una vasta composizione morfologica in cui si susseguono livelli di terreno ad altezze diverse, rampe e zone pianeggianti, eccetto per alcune rigorose e spoglie costruzioni in cemento. Il risultato è il frutto di una predisposizione dell’artista all’osservazione e all’analisi del paesaggio, unita all’influenza che le monumentali costruzioni delle antiche civiltà possono aver avuto sulla sua formazione, il tutto riassunto nell’opera sotto forma di distese di ghiaia, ampi percorsi sterrati e colossali volumi che si stagliano sul celo.

Vista dall’alto potrebbe ricordare una pista da motocross, un campo da golf senza erba o il cantiere di un’autostrada. Tuttavia, la presenza dei toni terrosi, la profondità data dalle ombre e le linee della composizione complessiva, rendono l’opera capace di suggestionare il visitatore, producendo un effetto finale volutamente paragonabile a quello prodotto dalle antiche rovine appartenenti a un’epoca dimenticata. Michael Heizer non solo ha impiegato 50 anni per vedere concluso il suo lavoro, ma ha visto anche l’utilizzo di oltre 40 milioni di dollari, una cifra incredibilmente alta, ma giustificata dal valore e dalle dimensioni dell’opera, che in molti hanno deciso di sostenere economicamente con il passare del tempo.

La fruizione di “City”, come si diceva, avviene attraverso la sua esplorazione lenta e rigorosamente a piedi, per misurarsi autenticamente con le sue colossali dimensioni e apprezzare con attenzione i monumenti in cemento che si possono incontrare lungo il cammino: “Complex One” è il primo che venne realizzato nel 1972, proprio all’inizio dei lavori, mentre “45°, 90°, 180°”, risulta il più iconico grazie ai massicci volumi triangolari che sono precisamente disposti sul piano di quella che potremmo definire una piazza. Inoltre, non esiste né un percorso predefinito da seguire, né una meta a cui giungere, poiché ognuno è libero di scoprire l’opera autonomamente e secondo ciò che lo attira maggiormente.