99%IS- è il brand che salverà la moda punk

Articolo di

Ruben Di Bert

Sin dalla sua nascita come movimento tra gli anni ’60 e ’70 in America e poi con la diffusione nel Regno Unito, il punk non è stato solo un genere musicale e un modo per manifestare una certa denuncia nei confronti della società, ma ha rappresentato anche una vera e propria rivoluzione estetica, fatta di look volutamente esagerati e anticonformisti. Basti pensare a tutti quei negozi che in Inghilterra fungevano da punto di ritrovo per i giovani ribelli, primo fra tutti il celeberrimo SEX di Malcolm McLaren e Vivienne Westwood. Proprio quest’ultima è stata una, se non la prima, stilista a portare il punk nel vero senso della parola nelle prestigiose passerelle della London Fashion Week. Erano gli anni Ottanta e da allora altrettanti designer come Gianni Versace, Raf Simons e Rei Kawakubo hanno sposato più volte quella sottocultura nelle loro collezioni. Questa è l’origine della storia, ma oggi? Non è raro trovare qualche brand che per ogni stagione proponga un certo numero di capi d’ispirazione punk, ma al tempo stesso in sottofondo riecheggia la frase “punk is dead“.

Come i puristi sostengono, infatti, non basta adottare un certo stile per definirsi punk, ma occorre gettarsi in un mondo a 360°.

Forse però anche in questo momento c’è qualcuno che tiene ancora vivo lo spirito originale del movimento, traducendolo in moda. Questo qualcuno si chiama BAJOWOO ed è il fondatore di 99%IS-.

BAJOWOO, all’anagrafe Park Jong-woo è nato nel 1984 a Seoul, in Corea, durante un periodo in cui lo Stato aveva da poco “legalizzato” la cultura punk. Com’è normale che sia, nella popolazione c’era una certa curiosità nei confronti di questa cultura, che per anni è stata repressa dalle istituzioni. È così che il giovane Park cresce immerso in questo ambiente e poiché non presenta un particolare talento nell’ambito musicale, decide di sostenere le band degli amici creando le loro linee di merchandising già alle superiori con il nome Skunx. Questo primo espediente lo rende consapevole che il mondo della moda sarebbe stato il suo futuro. Per questo motivo nel 2003, dopo aver conseguito il diploma, comincia a frequentare la ESMOD di Seoul, un’importante scuola di moda, e poco dopo si addentra ancor di più nel settore facendo alcuni stage in una fabbrica di pelle e assistendo uno stylist.

Sono gli anni in cui compie numerosi viaggi tra New York, Parigi, Bangkok e Londra. Proprio in quest’ultima città, considerata da lui stesso la capitale mondiale del punk, scopre che la situazione non è più quella di una volta e che non esiste più un legame profondo tra la moda e il punk.

Determinato dalla missione di ristabilire questa unione, si trasferisce definitivamente in Giappone per proseguire gli studi di moda a Tokyo. Nel tempo libero comincia a produrre in proprio una serie di articoli profondamente ispirati alla sua concezione di punk e, per sostenere le spese, vende anche giacche in pelle nel negozio vintage BerBer Jin. Proprio quello store gli permetterà di partecipare assieme a Wacko Maria e Mihara Yasuhiro a un contest in cui aspiranti designer potevano farsi notare grazie alla customizzazione di giacche in jeans.

Oltre alla sua storia, però, è importante considerare anche il suo aspetto personale, definito da molti al limite dell’umano. BAJOWOO è infatti solito presentarsi alle fashion week, dove è ospite fisso, ma anche nella vita di tutti i giorni, come una specie di Joker uscito da un remake asiatico di Suicide Squad, con trucco grottesco, capigliature assurde, grillz e mascherine strappate.

Proprio la mascherina è diventata un pezzo iconico del suo brand, fondato nel 2011. Il capo è stato reinventato dal creativo in seguito a un’esigenza del tutto naturale: visto che in Giappone gli abitanti sono soliti indossare mascherine a scopo preventivo, BAJOWOO ne ha acquisito l’abitudine apportando delle modifiche di ordine pratico.

Il motivo per cui ho tagliato la mascherina era perchè mi sentivo soffocare, volevo grattarmi il naso e bere. Così un giorno ho iniziato a fare dei buchi per poter bere con una cannuccia.

BAJOWOO

Questa modifica nel tempo assumerà un significato ben preciso: se la mascherina viene tenuta integra (HIDE) significa che il tuo umore non è dei migliori, mentre se strappata (SMILE) simboleggia un sorriso e quindi un atteggiamento più aperto.

Facendo un passo indietro, il nome 99%IS- deriva da un’espressione ironica che afferma la capacità di quell’1% di ottenere quello che vuole in quanto libero. La sua filosofia, infatti, non è strettamente punk, bensì quella di un brand libero da ogni vincolo, che non deve rispondere alle rigide regole del fashion business. Addentrandoci nelle sue creazioni, questo desiderio di libertà è espresso da tecniche quali il DIY, il concetto di distruggere per creare e l’impiego di procedimenti del tutto sperimentali come la tintura a base di birra.

Oltre alla già citata mascherina, poi, è impossibile parlare di 99%IS- senza pensare ai Gopchang Pants, diventati in breve tempo uno dei capi più apprezzati. Introdotti con la collezione primavera/estate 2018, questi particolari pantaloni, realizzati come dei trackpants in nylon con diverse decine di elastici regolabili, prendono il nome da un piatto tipico coreano a base di intestino tenue di bovino o suino e sono stati pensati per essere funzionali nel momento in cui si prestano a essere regolati in base alla fisicità di ognuno, facendo spiccare la propria personalità.

Non molto tempo dopo il primo lancio, il marchio comincia a riscuotere un notevole successo, tanto da essere indossato da personaggi come Travis Scott, Pharrell Williams, J Balvin, Billie Eilish, Justin Bieber e Lady Gaga, la quale nel corso di un viaggio in Giappone ha espresso il desiderio di indossare unicamente brand locali e, venendo a conoscenza di 99%IS-, ha contribuito a renderlo visibile a livello globale.

Dopodiché non sono mancate anche le collaborazioni, tra le quali citiamo quelle con George Cox, COMME des GARÇONS, Camper, Faith Connexion e Mackintosh, mentre con Vans e Nike il designer ha stretto una partnership che consisteva nella realizzazione di una serie di workshop sulla customizzazione delle sneakers.

Non a caso, attualmente 99%IS- viene venduto nelle migliori boutique al mondo come SSENSE, LUISAVIAROMA, H. Lorenzo e MR. PORTER, seppur mantenendo una produzione artigianale.

Tornando alla domanda originale, in cui ci chiediamo se il punk sia morto oppure no, BAJOWOO ci dimostra che in realtà la risposta si trova non soltanto nell’estetica, ma soprattutto nel significato che le si vuole dare. Insomma, finché le persone sapranno agire in libertà, il punk non morirà mai.

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