Abbiamo intervistato Nerone, uno dei rapper più produttivi della scena

Articolo di

Greta Scarselli

Il nuovo album di Nerone, “Gemini”, è uscito da meno di un mese e ha già riscosso un ottimo successo. Questo disco è uscito come lo voleva lui, realizzato al fianco di 2P e Adma.

Lo abbiamo intervistato per cercare di capire il suo valore all’interno della scena rap, lui che ancora fatica a togliersi di dosso il titolo di freestyler nonostante faccia più dischi di tutti gli altri. Due l’anno, ma stavolta punta al terzo: un record.

Ci ha parlato della sua voglia di regalare musica, di cosa significa perdere senza perdersi d’animo, per arrivare a una vittoria ancora più importante, quella personale.

Il tuo percorso è iniziato con la vittoria degli MTV Spit nel 2014. È stato difficile togliersi il titolo di freestyler per iniziare a fare dischi?

“È stato pressoché impossibile, credo che tuttora io abbia dei problemi, però devo dire che sto facendo sempre meno fatica, quindi significa che le cose stanno andando per il verso giusto. In italia sono abituati ad etichettarti in un modo e a vederti sempre così. Non so cosa sarebbe successo se dopo 5 anni di calcio Totti si fosse riscoperto portiere, per farti capire. L’italiano ti etichetta, ti ha conosciuto così e non vuole più imparare cose nuove di te, tu sei quello che fa il freestyle. Non volevo che rimanesse così per sempre, a costo di combattere le mie guerre e ce l’ho fatta.”

Quando e come hai capito che non potevi continuare a fare freestyle se volevi fare dischi?

“L’anno prima che vincessi Spit, quando toccava agli altri. Quando ho visto la vetrina che Spit era per tutti, ho capito che dovevo arrivarci con un prodotto discografico valido già pronto. Solo che non potevo farlo io, perché non ero gestito da persone che avevano capito questa cosa e quindi poi da Spit sono andato in giro, ho fatto in un anno qualcosa come tipo 35 date.”

Il pubblico italiano è ancora troppo bigotto per lasciar parlare un rapper in serenità

La televisione in un certo senso ti ha aperto la strada. Oggi secondo te è un mezzo che gli artisti possono sfruttare?

“Ha dei limiti, perché comunque il pubblico italiano è forse ancora troppo bigotto per lasciar parlare un rapper in serenità, ci vorrà ancora un po’. La tv nazionale è un’ottima vetrina se la sai sfruttare, quando hai l’opportunità di andarci, però non puoi ancora parlare liberamente, no. Quindi ci vorrà ancora del tempo, secondo me. Devono passare un po’ di moda queste cose da italiano vecchio che guarda la tele, se dovesse diventare una roba per giovani a quel punto ci potrebbe essere una svolta.”

In un’intervista hai detto che il trucco per vincere è perdere tante volte. Nella tua carriera, che va avanti ormai da anni, per quanto tempo hai dovuto perdere prima di uscire vincitore?

“Eh, tanto… tanto. Ho perso parecchio. C’era un ragazzo, che saluto, che si chiama Dari, che un tempo in Lombardia vinceva tutte le gare di freestyle che c’erano e io non riuscivo a batterlo in nessun modo, non c’era verso. Arrivavo in finale e ci mettevano apposta l’uno da una parte del tabellone rispetto all’altro. La finale era sempre io e lui, io e lui e vinceva sempre lui. Poi Dari ha avuto il suo momento di défaillance, si è ritirato spiritualmente e io ho preso fiducia. Vedi? A forza di perdere uno dovrebbe andarsene, no? Dovrebbe gettare la spugna e invece rimanendo lì ho portato a casa le mie partite.”

Anche riguardo gli album è stato così?

“Con gli album non finisci mai di perdere, o di vincere. Qual è la vera vittoria del tuo album? Ogni album è a sé, viene costruito in un periodo della vita diverso. Quando ti metti a fare un disco nuovo non stai mai come quando hai scritto quello prima, non sai mai cosa ti aspetta, cosa ti succederà, che esperienze farai, che giro farà questo disco. È sempre una cosa nuova, tutto questo è l’eccitazione che ti crea fare un disco. Quando hai il disco pronto e stai per uscire, tutte queste novità ti creano un po’ quella strizzetta che fa solo bene.”

Ci sono artisti per cui fare un album è una fatica, mentre tu ne fai addirittura due l’anno. Come ti approcci alla scrittura?

“Allora, dipende dal disco che devo fare. Quando faccio gli Hyper cerco sempre di mettere barre a effetto, flow nuovi – ma comunque già rodati – e featuring particolari con amici e ragazzi che voglio spingere. Mentre quando faccio i dischi, cerco di racchiudere più verità, magari sacrifico un pochino il flow, ma cerco di metterci tutto quello che ho, che ho visto e che vivo; rispetto magari ad un pezzo freestyle, okay? Cambia l’approccio. Finché avrò voglia di dire cose farò sempre due dischi l’anno.”

Non è difficile trovare sempre qualcosa di nuovo da scrivere e raccontare passando tutto quel tempo in studio?

“Come si suol dire è già stato detto tutto, no? Le note sono sette, le cose da dire sono quelle che sono. Quindi un po’ è finito quel pozzo da cui pescare originalità, c’è solo da pensare a come dirlo meglio degli altri. Secondo me è questa la chiave, trovare un modo più figo degli altri di dire le cose. I messaggi sono sempre quelli, la musica esiste da sempre, il rap c’è da 40 anni, è già stato tutto blasonato, però se sei originale e sei bravo a dire le cose non stufi mai.”

“Gemini” è il titolo dell’album, il tuo segno zodiacale. Quali sono le caratteristiche che vuoi mettere in risalto con questo titolo?

“Io sinceramente non sono mai stato uno affascinato dall’oroscopo, non ne sapevo molto. Però sono finito a leggere la definizione di Gemelli ascendente Sagittario, che sono io, e ci sono rimasto male (ride, ndr), ho letto un sacco di cose che mi rispecchiavano, ho detto cazzo, sono io. Ora magari cerco Toro ascendente Capricorno e esce la stessa roba e io non lo so. Quando ho letto quella definizione però sono rimasto colpito al punto che ho detto minchia ci si può fare un album su questi capisaldi dei Gemelli. Poi io sono effettivamente così: un po’ lunatico, non ho delle regole vere nella vita, ho sempre bisogno di stimoli concreti. Ho messo tutto in questo album e mi sento abbastanza soddisfatto di come il segno dei Gemelli ne sia uscito.”

Vorrei che il pubblico provasse per una volta ad immedesimarsi in noi

Per la copertina hai voluto coinvolgere l’ascoltatore. Come è nata l’idea e qual è lo scopo?

“Lo scopo effettivo era quello di creare una copertina interattiva, ci provo da tempo, ma non è mai stato facile, vuoi per motivi di etichette o per consigli sui progetti. Quest’anno grazie al mio manager, che saluto e ringrazio ogni volta che ne parlo, è stato possibile portare a termine questa roba e niente, io semplicemente vorrei che il pubblico provasse per una volta ad immedesimarsi in noi. Non è sempre facile disegnare la copertina di un album, anche se c’è il concept. Comunque “Gemini”, Gemelli, è abbastanza facile da raffigurare graficamente, avremmo potuto trovare una grafica serena che poteva stare sulle copie fisiche, però perché farlo quando c’è la possibilità di poter far vivere il tuo viaggio a qualcun altro? Devo dire che stiamo riscuotendo un discreto successo, tanta ignoranza (ride, ndr), tanta creatività, i ragazzi stanno spaccando. Ho visto delle grafiche che sono bellissime, geniali.”

Farete anche una mostra di questo, giusto?

“Sì, a settembre organizzeremo. Ci sarà modo, per tutti quelli che hanno comprato la copia fisica, di inviarmi la loro foto; ovviamente io non sono un critico d’arte, parti da questo presupposto, io non ci capisco un cazzo. Selezionerò delle copie che verranno esposte insieme a quelle che prepareranno vari miei amici che arrivano dal mondo del writing o dei tatuaggi o della pittura, comunque persone che con le mani e i pennelli sono veramente forti rispetto a me. Ce ne saranno altre dieci, venti, tra quelle che i ragazzi hanno fatto – decidendo di supportarmi – e sceglierò in base a ciò che mi lasceranno, perché ribadisco, non ci capisco niente, però sono ancora in grado di emozionarmi.”

Se ti fossi ritrovato dalla parte del fan, che riceve questa possibilità riguardo al tuo album, cosa ci avresti disegnato sopra?

“Sai che non lo so. Non saprei neanche dirtelo perché l’ho vissuta troppo dall’interno questa cosa, non saprei. Avrei bisogno di sentire un altro disco di un artista X e poi provare a disegnare la copertina.”

Ci sembra di aver capito che in YouTube non ti piace investire molto, cosa che ad oggi va controcorrente. Per quale motivo?

“Mah, in realtà adesso come adesso secondo me la scena sta sposando un po’ la mia causa. Nel senso, video ne vedo sempre meno e poi si è alzato così tanto lo standard… ci sono dei bastardi dei miei colleghi in giro che fanno dei video così belli, così incredibili e con così tanto budget che veramente poi ti passa la voglia a te di fare il video. Ci sono delle cose assurde, la roba di Salmo con Alessandro Borghi sono 8 minuti di cinematografia pesante.”

Il video base è stato un po’ superato

“Capito? Non potendo tutti disporre di quella regia, di quei budget, di quelle location, comunque è difficile, devi convincere con creatività. Io preferisco sempre fidelizzare il mio rapporto con i fan regalando più musica rispetto a contenuti extra riguardo brani già usciti. Questo è il motivo per cui esce di continuo anche un Hyper, però capisco anche la strategia video, le etichette tutt’oggi hanno questa premura no? Di fare i video, il canale YouTube, la monetizzazione, ognuno ha i suoi metodi. Io devo dire che da quando è uscito lo streaming, secondo me è molto più bello regalare musica. Prima si faceva con i mixtape in free download, adesso hai l’opportunità di regalare la tua musica – come se fosse free downlaod, però da una piattaforma streaming, quindi bene o male ci guadagnano tutti – e secondo me è molto meglio rispetto a realizzare il video di un pezzo già esistente, a meno che non sia la colonna sonora della vita.”

Secondo te oggi basta il talento per arrivare agli ascoltatori e crearsi una fanbase?

“Sì, ce la puoi fare. Ti faccio un esempio banalissimo, io credo che Massimo Pericolo sia la prova del talento chiaro, lampante, che non ha bisogno di caramelline intorno.”

La vittoria di Massimo Pericolo è molto più concreta della vittoria di chiunque altro

Non pensi però che sia un’eccezione?

“Eh… non saprei. In Italia ci sono due modi per venire fuori a testa alta da questa guerra: uscire con un’immagine nuova, fresca e colpire il pubblico, e a quel punto hai la tua svolta, oppure, se il personaggio non è la cosa che vuoi far saltare all’occhio di te, devo dire che la scena rap attuale è alla ricerca costante di verità e di sperimentazione.

È bello sapere che ci sono dei ragazzi nuovi, forti, giovani, che sperimentano, che ci provano, che cercano e quando poi qualcuno trova questo la gente lo vede come una figata e quindi ci provano tutti. Massimo Pericolo, mi aggrappo sempre a lui perché è l’esempio cristallino di talento che conosco… io e lui abbiamo una canzone insieme di otto anni fa tra l’altro, figurati. Lui non ha puntato sulla sua immagine, lui è stato talmente bravo, talmente ha colpito chi era già dentro, che nel giro di sei mesi è finito nel nuovo disco di Marracash, nel Machete Mixtape, questo è il vero modo per emergere: quando la scena rap apprezza quello che fai e ti tende una mano perché vuole fare musica con te. Vale più di centomila personaggi, la vittoria di Massimo Pericolo è molto più concreta della vittoria di chiunque altro.”

Il pezzo che avevate insieme non è mai stato pubblicato?

“Guarda sì, ma dovresti cercarlo in altri modi perché ci chiamavamo tutti col nostro nome. È una canzone dove eravamo tipo otto/nove, una roba vecchia, non ti dirò niente ovviamente (ride, ndr).”

“Gemini” è stato un successo, ma se da un lato è stato apprezzato più di quel che ti aspettavi, dall’altro sai che avrebbe potuto fare di più. Cosa ti ha fatto capire la risposta del pubblico a questo album?

“In realtà la risposta del pubblico a questo album secondo me non può arrivare subito. Devo dire che i primi riscontri sono stati sicuramente molto più forti, belli e piacevoli dei dischi precedenti. Nel senso, “Max” era il disco d’esordio e c’era dentro una fame diversa, “Entertainer” era un disco dove cercavo una conferma, ho cercato di non mettere collaborazioni – a parte Jake – perché tutti mi avevano rotto la minchia perché l’anno prima avevo fatto uscire un album pieno di featuring. Quindi ho cercato di fare roba più introspettiva e che suonasse meglio, però non ero seguito da qualcuno che faceva musica, eravamo io e DJ 2P come al solito, e non siamo riusciti a esprimere al meglio le cose più musicali che avevamo. 

Quest’anno con 2P e Adma, che ogni volta che pronuncio ringrazio e saluto, sono riuscito a trovare una chiave di volta per far suonare in maniera fresca le cose che avevo da dire. Piano piano, sai, ogni anno si cerca di migliorare, no? Non esiste mai la perfezione, quindi spero che il prossimo disco possa fare ancora più casino, ma anche che questo non passi inosservato e non duri due mesi come tutti i prodotti musicali che escono adesso a causa del sovraffollamento. Mi piacerebbe che fosse apprezzato tra sei mesi quest’album, ho visto un sacco di dischi esplodere in ritardo. Ti faccio un esempio, Coez, Carl Brave, hanno fatto uscire il disco e dopo svariato tempo sono stati veramente apprezzati. Io spero che anche a “Gemini” possa succedere lo stesso, in caso non fosse così nessuno si abbatterà, testa bassa, sono già tornato in studio quindi bella lì.”

Si può dire che sia il tuo miglior disco?

“Sì, di quelli fatti sì. Chissà se sia il migliore in carriera, speriamo di no, io vorrei fare sempre meglio.”

Abbiamo anche saputo che vorresti far uscire un altro progetto per quest’anno.

“Non ce la farò mai, l’altra sera mi è arrivato un messaggio minatorio dal mio manager. Io vorrei farlo, sai, tre dischi in un anno forse non l’ha mai fatto nessuno, potrebbe essere il mio guinness, non lo so. Ovviamente ho la testa altrove adesso, ci sono da preparare un po’ di cose prima, un eventuale repack, quindi comunque ti devi sbattere un po’, il cervello deve andare di continuo. Nel frattempo spero si apra anche un tour, da settembre iniziamo a suonare un po’ e quindi ci sarà ancora meno tempo per andare in studio. Che poi è questo la vita, un concatenarsi di impegni, di cose che sostanzialmente non te ne frega un cazzo perché io vorrei solo stare in studio e non è mai possibile.”

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