Achille Lauro VS. Striscia la Notizia: chi si merita il tapiro?

Articolo di

Greta Scarselli

La televisione italiana si è dimostrata per l’ennesima volta un muro che non vede oltre.

Eminem nel 2001 non ci è bastato. Oggi che gli esponenti rap sono finalmente – per così dire – saliti sul palco dell’Ariston, a mettersi in mezzo ci è voluta Striscia la Notizia.

Per il modo in cui Sanremo è costruito sappiamo benissimo che non sarà mai la massima aspirazione di un rapper, né tantomeno un traguardo da raggiungere, molti di loro, anzi, continuano ogni anno a criticare e a farsi beffa della trasmissione e questo pensiero viene seguito da molti degli ascoltatori di questo genere. Tuttavia, vedere Achille Lauro dominare il palco dell’Ariston in un completo nero, dopo averci cresciuto con “Dio C’è”, ci ha fatto un certo effetto. Sarà stata la musica travolgente, il sorriso malizioso che si nascondeva dietro al microfono, oppure Boss Doms che con quella chitarra in mano non è stato fermo un attimo, insomma vederli là sopra ci ha fatto sentire orgogliosi.

Per chi conosce Achille Lauro, la sua storia, la sua musica, non serve che sia Valerio Staffelli a dire che Lauro De Marinis sia stato un pusher, lo dicono i suoi testi, lo scrive il suo libro. L’unica risposta che si può dare a questa faccenda è quella ripetuta più volte da Boss Doms durante il servizio: “non si capisce il sacrificio che c’è dietro la musica”.

Quella che Striscia la Notizia ha voluto far passare è l’insinuazione che “Rolls Royce” sia un totale inneggio alla droga, all’ecstasy, dice Staffelli, quella Achille Lauro la dovrebbe conoscere bene.

Dopo aver punito Andrea Delogu, colpevole di aver fatto un apprezzamento al brano, Striscia si è infatti rivolta ai diretti interessati: Staffelli ha fatto loro notare che “RR” è la sigla del marchio che le pasticche portano inciso e che tutti i personaggi citati nel pezzo sono stati tossicodipendenti.

Ora, casualità o meno, un doppio senso del termine “Rolls Royce” è possibile, ma totalmente riduttivo. Come si fa ad ignorare l’importanza storica che gli artisti citati nella canzone hanno avuto? Voler limitare la vita di grandi musicisti come Elvis Presley, Jimi Hendrix o Amy Winehouse all’unico particolare di esser morti per colpa della droga ci sembra insulso e irrisorio, quanto irrispettoso verso il contributo che hanno dato alla musica.

La canzone racconta la vita di una rockstar, ripercorrendo la storia dei più grandi nomi che hanno segnato il genere. La Rolls Royce è uno dei marchi che più lo ha accompagnato.

Per avere risposte sul perché una canzone del genere sia stata ammessa al più grande festival della musica italiana, sono stati interpellati la direttrice della Rai, il conduttore, i politici e anche Matteo Salvini.

Viene da chiederci come mai sia stata fatta questa confusione mediatica per un messaggio che è stato volutamente visto nel testo della canzone. Se ieri il bambino di 14 anni che guardava Sanremo non aveva la minima idea di cosa ci fosse disegnato sulle pasticche di ecstasy, adesso ne ha ben chiara l’immagine e la forma, e non di certo per aver ascoltato “Rolls Royce”.

Ai bambini dovrebbero insegnare a pensare, usare la propria testa, andare oltre, ma è proprio qui che la televisione italiana erge un muro. La droga resta un tabù, meglio continuare a far passare programmi di disinformazione che mirano al consenso dell’italiano medio, quello che condanna l’Italia ad essere un Paese restio.

Noi il sacrificio di cui parla Boss Doms lo abbiamo capito, lo abbiamo vissuto con loro. È il prezzo richiesto dall’arte, quello che c’è dietro la vita di una rockstar. Forse, prima di mettere in piedi un servizio così accusatorio, sarebbe meglio conoscere la storia delle persone di cui stiamo parlando.

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