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Air Max 1: la sneaker Nike più innovativa compie 35 anni

Articolo di

Edoardo Cavrini

Come tutti i più importanti eventi, anche il debutto della Air Max 1 è uno di quei momenti storici che vanno celebrati di anno in anno, e Nike lo sa bene. La silhouette è riuscita a risollevare lo Swoosh in un momento di necessità ed è così diventata la regina del 26 marzo, data in cui spegne le candeline e l’azienda di Beaverton organizza l’Air Max Day.

Chiamarla “scarpa” sminuisce il percorso tecnologico e avanguardista da cui il modello è dovuto passare prima di diventare letteralmente culto, in ambito footwear, opera di ingegneria e persino architettonica. Era il 1977 quando Franklin Rudy, all’epoca ex ingegnere aerospaziale, propose a Phil Knight, co-fondatore di Nike, di inserire piccoli cuscinetti d’aria sotto la suola delle scarpe per favorire una migliore ammortizzazione al piede. La tecnologia ideata dalla mente di Rudy prevedeva la pressurizzazione dell’aria all’interno di una sacca di uretano, flessibile, resistente, ma soprattutto capace di riprendere la propria forma una volta compressa dal peso del piede.

Affascinato dall’idea, Knight decise subito di approvare la trovata dell’ex ingegnere e, nei nove mesi a seguire, il duo mise a punto la Nike Air Tailwind, la prima scarpa al mondo a possedere la Air Sole. Il modello da corsa debuttò nel 1978 in occasione della maratona di Honolulu per poi iniziare ad essere venduto qualche mese più tardi intorno al 1979. L’Armageddon delle calzature, malgrado sembrasse avere tutte le carte in regola per sbaragliare la competizione, si trasformò presto in un incubo per il marchio di Beaverton, che dovette iniziare a fare i conti con i prezzi di una tecnologia troppo avanti per i tempi in cui venne impiegata.

E quando l’ingegneria sembrava non essere più sufficiente per combattere la rivalità dei competitors, in Nike entrò in gioco la figura di Tinker Hatfield, giovane architetto dell’Oregon assunto per disegnare gli uffici del nuovo campus dell’azienda. Dopo quattro anni passati a progettare edifici per lo Swoosh, il creativo decise di applicare i suoi studi architettonici al design delle scarpe, sfociando in strabilianti e inaspettati risultati che da lì a poco avrebbero dato vita alla prima Air Max.

In seguito a un viaggio a Parigi, e dopo essere rimasto ammaliato da Le Centre Pompidou, Hatfield decise di traslare l’architettura del Centro nazionale d’arte e di cultura, contraddistinto dalla disposizione a vista di tutti gli elementi strutturali, nel design di una scarpa che potesse assecondare la stessa filosofia estetica dell’edificio parigino. 

Ho pensato di realizzare la sacca d’aria più larga per renderla più stabile, e poi rimuovere parte dell’intersuola in maniera tale da poterla vedere.

Thinker Hatfield, riguardo l’ideazione delle Air Max

A questo punto del racconto si sviluppano diverse teorie riguardanti quale sia effettivamente stata la prima Air Max realizzata. Alcuni ritengono sia la Air Max Zero poiché fu il primo modello disegnato e proposto da Hatfield, altri invece danno questo merito alla Air Max “Big Bubble” del 1986. Da un lato troviamo uno sketch che all’epoca non venne realizzato a causa delle tecnologie non ancora sufficientemente avanzate, dall’altro, invece, un modello la cui mancanza di solidità dovuta dalle dimensioni troppo grandi della bolla creò problemi alla produzione.

Nonostante le differenti correnti di pensiero, l’anno che viene riconosciuto da tutti come genitore della prima Air Max è il 1987, anno in cui Tinker Hatfield presentò al mondo intero la Nike Air Max 1. La silhouette che dal 26 marzo di 35 anni fa non ci ha più abbandonato è diventata ora una vera e propria icona di innovazione. Per celebrare questo speciale anniversario, Nike ha già messo a segno diverse collaborazioni, volte a puntare nuovamente i riflettori sul modello, che proprio in vista di questo Air Max Day 2022 arriverà in una speciale edizione disponibile sul sito di LUISAVIAROMA.