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Buon Air Max Day! L’evoluzione della tecnologia Air dal 1979 ad oggi

Articolo di

Andrea Procida

Una delle tecnologie che ha rivoluzionato per sempre il mondo delle calzature sportive è sicuramente la Nike Air.

Correva l’anno 1977 quando Franklin Rudy, ex ingegnere aerospaziale, propose a Phil Knight la sua idea secondo la quale, per offrire la miglior ammortizzazione possibile al piede, era necessario posizionare dei piccoli cuscinetti d’aria sotto la suola. Questa tecnologia prevedeva che l’aria venisse pressurizzata all’interno di una sacca di uretano, flessibile e resistente al tempo stesso, e si comprimesse all’impatto per poi riprendere immediatamente la forma originale per un massimo ritorno di energia.

Franklin Rudy con i cuscinetti Air

Phil rimase subito affascinato dalla tecnologia proposta da Rudy e, nei nove mesi successivi, il duo progettò quella che sarebbe stata la prima scarpa al mondo a possedere la air sole, ovvero la Air Tailwind. La scarpa debuttò ufficialmente nel 1978 in occasione della maratona di Honolulu e qualche mese più tardi, a cavallo del 1979, arrivò sugli scaffali dei negozi in pochissimi pezzi.

La Air Tailwind, prima scarpa dotata di una air sole

Ben presto però, il brand di Beaverton incominciò a incontrare le prime difficoltà a causa degli altissimi costi necessari per la produzione della Tailwind e, per far fronte al problema, fu quindi costretto a immettere la scarpa sul mercato a un prezzo elevato, favorendo così i competitors.

Sicuramente in quel periodo le idee passate per la testa del team di Nike furono moltissime, ma una su tutte iniziò a prendere il sopravvento sulle altre: creare una scarpa con l’unità Air visibile. Già durante i primi anni ’80, i designer dell’Oregon fecero alcuni esperimenti che diedero poi vita alla Air Mariah,  un sample caratterizzato dalla tomaia della classica Mariah con una air sole completamente visibile in poliuretano, che potrebbe essere considerato come l’antenato dell’odierna Air Vapormax.

Il prototipo Air Mariah, considerato come una delle prime Nike ad avere l’unità air visibile

La fine dei problemi si iniziò ad intravedere con l’arrivo di Tinker Hatfield, un giovane architetto proveniente dall’Oregon (così come Bill Bowerman e Phil Knight) assunto da Nike per la costruzione di alcuni uffici. Anche se può sembrare incredibile, il passo da architetto a designer di scarpe fu breve.

Era il 1985 quando Tinker si mise al lavoro per progettare la prima Air Max, una scarpa sulla quale inizialmente non ci avrebbe scommesso nessuno. Forse nemmeno Tinker stesso. Ora, a questo punto della storia, ci sono diverse teorie su quale sia stata realmente la prima Air Max realizzata.

Alcuni ritengono la Air Max Zero come madre di tutte le AM, altri invece danno questo merito alla Air Max “Big Bubble” del 1986, uno dei primi sample bocciato a causa della sua mancanza di solidità dovuta all’enorme bolla presente nell’intersuola. L’anno che però viene riconosciuto da tutti come genitore della prima Air Max è il 1987, anno in cui Tinker Hatfield, ispirandosi alla struttura del Centre Pompidou disegnato da Renzo Piano, presentò al mondo intero la Air Max 1. Un vero e autentico capolavoro, che proprio oggi compie trentadue anni.

Lo sketch di Tinker Hatfield raffigurante la Air Max 1
Una delle prime campagne di Marketing Nike con protagonista la Air Max 1

Lasciandosi alle spalle la Air Max 1, Nike e Tinker Hatfield continuarono a lavorare duro sulla linea Air Max e negli anni successivi crearono altri celebri modelli come la Air Max Light (1989) e la Air Max 90, entrambe caratterizzate dall’utilizzo di un’unità air a doppia densità.

Air Max Light (1989)
Air Max 90 “Infrared” (1990)

In questi anni, i designer Nike riuscirono anche a perfezionare la tecnica di formatura per soffiaggio e ciò consentì la creazione di modelli con un’unità air espansa come la  Air Max BW e la Air Max 180. Soffermandoci proprio su quest’ultimo modello, la 180 fu la prima silhouette ad avere una air sole a centottanta gradi grazie all’utilizzo di un pezzo di battistrada trasparente.

Lo sketch della prima Air Max BW

L’anno successivo, nel 1992, il brand dell’Oregon rilasciò la Air Max ST, scarpa che possedeva una bolla d’aria posta in maniera più trasversale rispetto alle precedenti. Nel 2014 e 2015 vennero introdotti dei modelli rétro, ma la loro release purtroppo non ottenne il successo tanto desiderato.

Air Max ST (1992)

Il 1993 vide l’ascesa della Air Max 93, modello che presentava una tomaia in mesh con sovrapposizioni in pelle sintetica e che era contraddistinto da una air unity visibile anche nel tallone, la stessa che venne usata anche l’anno dopo per la Air Max 94. Nel 1994 però, la vera protagonista fu la Air Max 2 ’94, la prima ad essere dotata di due bolle con una diversa pressione.

Air Max 93 “Menthol” (1993)
Air Max 2 ’94 (1994)

Ma il grande passo in avanti si fece nel 1995, quando dalla splendida mente di Sergio Lozano nacque la Air Max 95, scarpa che prendeva ispirazione dall’anatomia del corpo umano, nonché una delle prime silhouette ad avere l’unità air anche nell’avampiede. Sempre nello stesso anno, Nike rilasciò anche un altro modello, la Racer Max, che però non ebbe lo stesso successo della Air Max 95.

Lo sketch della Air Max 95
Air Max 95 “Neon” (1995)
Racer Max (1995)

Senza nulla togliere alla Air Max 96, lo step successivo si raggiunse nel 1997, quando Tresser e Nike presentarono la Air Max 97, scarpa che ebbe un successo spaventoso soprattutto in Italia. La Air Max 97 era infatti dotata di una bolla che connetteva direttamente il tallone all’avampiede e che sostituiva quasi completamente la schiuma utilizzata normalmente nella suola . La stessa unità air della 97 venne poi utilizzata successivamente per modelli come la Air Max 98 finché, nel 1999, il brand americano non introdusse il Tuned Air, tecnologia nata dalla combinazione di unità Max Air ed elementi meccanici che guidavano il piede durante l’impatto.

Air Max 97 (1997)
Air Max Plus (1998)
Air Tuned Max (1999)

Pian piano la bolla d’aria diventava sempre più grande e visibile, e la vecchia mescola utilizzata solitamente per l’intersuola era ormai diventata sinonimo di vecchio e già visto. Per questo motivo, nel 2006, Nike decise di realizzare la Air Max 360, la prima scarpa ad avere una air sole visibile a trecentosessanta gradi. Purtroppo, per via della gabbia che racchiudeva l’unità air, la 360 risultò pesante e molto fragile. Per ottenere il successo desiderato si dovette aspettare la Air Max 2009 e successivamente la Air Max 2015.

Air Max 360 (2006)
Air Max 2015 (2015)

Il sogno di una vita divenne realtà nel 2017 quando, dopo quasi trentotto anni dalla prima scarpa con la suola air, Nike rilasciò la Air Vapormax. Ci sono voluti oltre sette anni per progettare questo capolavoro, ma possiamo dire che ogni anno atteso è valso la pena. La Vapormax è infatti la prima scarpa ad avere un’unità air senza nessun elemento strutturale aggiuntivo, mettendo così il piede a contatto direttamente con la bolla.

I primi passi verso la progettazione delle Air Vapormax

Tralasciando l’Air Max 270, considerata da molti un vero flop, l’ultimo capolavoro della tecnologia Air è stata la Air Max 720, la prima Air Max ad essere nata esclusivamente per la categoria lifestyle. Questo modello, oltre ad essere costruito interamente da materiali riciclati, possiede la air unit più grande, alta ed elastica di sempre. La release è stata un vero e proprio successo e già in questi mesi Nike sta puntando molto sulla scarpa realizzando diverse colorazioni.

La Air Max 720 (2019)

Il team di Outpump ci tiene ad augurarvi un buon Air Max Day, nella speranza che ancora una volta, così come trentadue anni fa, Nike possa sorprendere tutti proseguendo il percorso di innovazione tecnologica che l’ha contraddistinta in questi ultimi quarant’anni.

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