“Algorythm”: Childish Gambino e l’ennesimo meraviglioso, incomprensibile mosaico musicale

Articolo di

Riccardo Primavera

Attore, cantante, rapper, comico, sceneggiatore, produttore musicale, regista e disc jockey: la pagina Wikipedia di Childish Gambino probabilmente riuscirebbe a demolire l’autostima di chiunque. Eh sì, perchè si tratta non solo di un creativo che si è cimentato in tutte queste discipline, ma anche di uno dei pochissimi – forse addirittura l’unico – ad aver ottenuto riconoscimenti incredibili in ogni ambito elencato. Qualche giorno fa la sua epopea si è arricchita di un’altra opera, e uno dei tasselli di questa nuova creazione firmata Childish Gambino è “Algorythm”; ma procediamo con ordine.

In “Community” dà vita al divertentissimo Troy Barnes, in Atlanta è attore, sceneggiatore e produttore televisivo; in “Spider-Man: Homecoming” ha un ruolo che potrebbe rivelarsi importantissimo per il futuro dell’Arrampicamuri, e ha prestato il suo volto anche a un franchise leggendario come Star Wars, in “Solo: A Star Wars Story”. Così facendo si è aggiudicato Emmy, Golden Glode, Writers Guild of America e Critic’s Choice Award. Un palmares niente male, che però va riconosciuto a Donald Glover, questo il suo nome all’anagrafe. La storia di Childish Gambino è invece tutta un altro paio di maniche.

Childish Gambino

Come rapper, l’artista originario di Los Angeles ha pubblicato 7 mixtape tra il 2008 e il 2014, ai quali si aggiungono 4 album in studio. “Awaken, My Love!”, uscito nel 2016, è un tripudio meraviglioso di omaggi, riferimenti e ispirazioni a tutto ciò che la musica e la cultura black ha prodotto nel tempo. Il progetto si è rivelato un successo portentoso, che gli ha permesso di ottenere 5 nomination ai Grammy Award di quell’anno, vincendo addirittura nella categoria miglior interpretazione R&B tradizionale. Un trionfo clamoroso, per un artista che è stato spesso visto in una luce particolare nella scena rap.

Il suo impegno costante su due fronti – schermo e musica -, le sue liriche lontane dai cliché del rap, spesso addirittura considerate hipster in patria, hanno contribuito a creare un alone unico intorno al suo personaggio e alla sua musica. Poche collaborazioni, ancor meno in ambito rap – uno dei pochi con cui ha un certo feeling è Chance The Rapper -, molto attento alla propria privacy, spesso lontano dalle luci dei riflettori. Insomma, non esattamente l’archetipo del rapper moderno.

Nel 2018 Gambino coglie di nuovo tutti alla sprovvista con “This Is America”, un brutale pezzo di critica sociale, profondamente legato alla condizione della popolazione afroamericana negli Stati Uniti, che sconvolge il grande pubblico. Il pezzo scala rapidamente tutte le classifiche, spinto anche dall’allegorico e scioccante video. Dopodiché, un’altra lunga pausa. Fino ad oggi.

Algorythm
L’illustrazione che accompagnava l’ascolto dell’album sul sito di Childish Gambino

A marzo Childish Gambino ha infatti pubblicato a sorpresa “3.15.20”, il suo nuovo album. Diffuso in anteprima sul sito web dell’artista, in rotazione fissa, senza possibilità di selezionare le tracce, il disco è sbarcato su Spotify lasciando molti di sasso. Gran parte delle tracce hanno come titolo il minuto esatto in cui partono, all’interno della totalità dell’album (i cosiddetti “time stamps”), fatta esclusione per “Algorythm” e “Time”, le uniche con un nome proprio. Il disco è eclettico, stratificato, persino ostico per certi versi.

Le contaminazioni a livello di sound sono tantissime, come ci ha abituato da sempre Gambino, con momenti elettronici, altri più cantati, altri più rappati, oscillando con estrema versatilità tra il pop, il soul, il funk e altro ancora. Servono una miriade di ascolti per abituare l’orecchio, e ancor più per dedicarsi ai testi. Compaiono alcuni featuring, rigorosamente non accreditati nella tracklist: Ariana Grande, 21 Savage e Kadhja Bonet.

Come nella migliore delle tradizioni gloveriane, “Algorythm” è un pezzo fortemente allegorico. La produzione, apparentemente scura e ipnotica, si apre in maniera notevole sul ritornello, che campiona la storica hit di Zhanè “Hey Mr. DJ”. Il brano è un pezzo dance dal groove avvolgente, reso irresistibile dai bassi e dalle percussioni. Childish Gambino ci ricama sopra delle liriche che parlano alla società in maniera diretta quanto figurata.

C’è quindi spazio per citazioni bibliche, per analisi sociologiche che toccano il ruolo della tecnologia e dei social nell’epoca moderna, il razzismo, la spiritualità e l’iniquità sociale. Nel mezzo, un ritornello che ignora completamente queste tematiche e sembra uscito dagli anni d’oro della musica dance; ossia gli anni di “Hey Mr. DJ”. Che sia un invito velato a prendersi del tempo per staccare dai pensieri e limitarsi a ballare, seguendo il ritmo perfetto – quell'”algorythm” a cui fa riferimento il titolo – della natura?

Anche questa volta Childish Gambino ha regalato ai suoi ascoltatori un disco che farà discutere per mesi. Prima, però, ne serviranno altrettanti per capirlo, senza alcuna garanzia di riuscire a farlo fino in fondo. Forse è proprio questa la magia della sua musica. Nel frattempo, noi aspettiamo ancora la terza stagione di Atlanta, eh!

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