Banksy e l’immigrazione: un excursus da Venezia alla Francia

Articolo di

Roberta Gervasio

Banksy è sicuramente l’artista più chiacchierato di questi giorni, più che della Biennale e dello stesso capoluogo veneto. Dopo aver fatto clamore con la sua opera ”Venice on Oil”, ha finalmente rivendicato la paternità del murales ”Bambino Migrante” pubblicandola, come di consueto, sul suo profilo instagram.

L’opera d’arte rappresenterebbe un piccolo rifugiato con in mano un fumogeno di riconoscimento, quelli che si usano in mezzo al mare quando la barca va in avaria. Questo stencil è apparso per la prima volta agli inizi di maggio nei pressi di Dorsoduro, vicino l’Università Ca’ Foscari.

Da sempre impegnato in battaglie sociali e ambientali, l’artista di Bristol non è nuovo a questo tipo di messaggi. Nell’ultimo anno, però, le opere in favore dell’Europa e contro le politiche antieuropeiste\sovraniste si sono moltiplicate a vista d’occhio. Proprio in occasione della giornata mondiale dei rifugiati, infatti, Banksy ha tappezzato la Francia di messaggi forti e chiari contro le politiche del presidente Macron. In questa sede ne vogliamo ripercorrere alcuni dei più significativi.

Uno dei più noti è quello apparso lo scorso 20 Giugno vicino ad un ex centro rifugiati, chiuso con la venuta del nuovo Presidente francese. L’opera mostra una bambina intenta ad abbellire quella che sarà la sua nuova casa e a coprire una svastica con dei fiori rosa.

Il secondo murales di cui vogliamo parlarvi, invece, è comparso al centro di Parigi e rappresenta un dignitario francese bendato, atto a sfamare un cane con una zampa mozzata. In mano ha un osso, dietro la schiena ha una sega. Emblematico anche questo, riprende il tema della gestione economica nelle colonie francesi in Africa e di come tutto ciò le abbia impoverite fino all’osso, illudendole e sfruttandole.

Rifacendosi all’opera di Jacques-Louis David ”Napoleone valica le Alpi”, fiore all’occhiello dell’arte francese esposto al Louvre, Banksy ne recupera gli elementi salienti, facendone una parodia. Gli elementi distintivi di Napoleone restano invariati, riprende infatti la posizione epica in cui veniva rappresentato l’eroe e il suo cavallo. Di eroico vero e proprio, però, oltreché di epico, questa volta non c’è altro. Che condottiero potrebbe essere un cieco? O un egocentrico? Napoleone, infatti, appare bendato dal suo stesso mantello a simbolizzare sia le politiche cieche di cui si rende protagonista la Francia, ovvero quelle che ignorano i benefici di tutta la popolazione per privilegiare solo una nicchia, sia l’emendamento anti-burka che ha costretto migliaia di donne a rinunciare al copricapo in pubblico.

Un’altra opera degna di nota è sicuramente ”La zattera della Medusa” dipinta da Thèodore Géricault e conservata anch’essa al Louvre. L’idea alla base dell’opera, oggi come allora, era a sfondo politico. L’artista, infatti, voleva rappresentare la disfatta della barca francese Méduse, mandata fino alle coste della Mauritiana per constatare se l’Inghilterra avesse liberato la colonia francese. I comandanti di questa e degli altri tre velieri furono scelti dal nuovo governo in carica a Parigi e, nonostante fossero esplicitamente inesperti, vennero mandati comunque in avanscoperta. Il disastro che avvenne è esattamente come ci viene rappresentato da Géricault, con numerosi morti e altrettanti atti di cannibalismo.

Due secoli dopo, Banksy recupera l’opera nella sua totalità, calando il messaggio politico nei giorni nostri. La sua versione, infatti, lasciando inalterato lo schema compositivo geometrico, pone sulla zattera una serie di migranti che, rinunciando ai messaggi patriottici e politici, sventolano una bandiera. Guardandosi bene dal pensare alla salvezza e alla patria, compaiono nuvolette che richiamano la valuta delle colonie inglesi. All’orizzonte, al posto della nota barca di salvataggio, compare una flotta militare.

Chiudiamo la rassegna, infine, con il suo tributo al geniale Steve Jobs. Intitolato ”Il figlio di un migrante siriano”, quest’opera compare nei pressi di Calais, vicino a un campo profughi. L’eroe della Apple Inc. viene rappresentato con la piccola ”sportula” (ammasso di pochi panni e poche cose da mangiare, avvolte in uno straccio) con cui i migranti attraversano i confini e gli oceani. Nell’altra mano, invece, l’idea iniziale alla base del suo successo: il primo computer Apple.

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