Music

Abbiamo chiesto a Beba e Rossella Essence cosa significa essere donne nel rap game

Articolo di

Greta Scarselli

Non sappiamo se al giorno d’oggi, con l’avvento dei social e dello streaming, raggiungere la vetta sia più facile o meno. Ma sappiamo che per diventare qualcuno è necessario fare qualcosa di diverso, fare la differenza e saperla essere al momento giusto.

Le donne nel rap game sono esattamente questo, quella differenza di cui non abbiamo sentito il bisogno finché non ci sono state. La loro entrata quest’anno è stata quasi prepotente, tanto da far accorgere alle case discografiche che farsele sfuggire sarebbe stato un errore.

Il favore di questa possibilità va reso sicuramente anche al buon uso dei social, che oggi permette agli artisti di mettersi in mostra senza dover aspettare l’occasione giusta o il famoso allineamento completo dei pianeti. Non è più necessario essere trovati ma farsi trovare e, in una minoranza come quella di cui andremo a parlare, avere l’autonomia di crearsi e mostrarsi ad un pubblico è stato un passaggio fondamentale.

Per quanto lo scetticismo sia ancora ad un buon livello, le condizioni si stanno facendo favorevoli e le aspettative aumentano a dismisura. È il momento giusto?

Beba e Rossella Essence sono partite da qui e ci hanno visto lungo: la prima ha firmato appena un mese fa per la Island Records e insieme a Rossella è riuscita ad entrare nella compagnia di alcuni elementi di spicco come la Machete Crew. Abbiamo dunque deciso di chiedere proprio a loro cosa significa entrare in un mondo a cui si pensa di non appartenere, se veramente è così e cosa possiamo aspettarci dal futuro.

Vi siete buttate in una strada non semplice perché vi trovate a mettervi a confronto in una realtà prettamente maschile, quanto sono cambiate le cose da quando avete iniziato fino ad ora?

Beba: Il fatto che il percorso intrapreso fosse difficile non mi ha mai spaventato ma solo stimolato, sono una persona molto determinata e una volta prefissato un obiettivo è difficile che mi faccia scoraggiare dall’esterno. Quando mi sono avvicinata a questo ambiente, diversi anni fa, c’era molto scetticismo, il che ha reso la sfida ancora più accattivante dal mio punto di vista. Attualmente l’opinione pubblica si è sicuramente ammorbidita sull’argomento, l’Italia sta iniziando a cercare dei punti di riferimento femminili nel genere, probabilmente per cercare di stare al passo con l’estero, come al solito con molti anni di ritardo.

Rossella: Personalmente mi sono avvicinata al mondo della musica Hip Hop a 16 anni, quindi posso dire con tranquillità che ci ho fatto l’abitudine ad essere in un ambiente prettamente maschile. Devo dire che ultimamente ci sono tante donne che si cimentano sia a rappare che ad essere nel mondo del djing. Quindi sì, rispetto a quando ho iniziato io c’è una netta differenza che sta portando sempre più donne ad inserirsi in questo ambiente.

In Italia la parità dei sessi è quella che è, alcuni pensano che ci sia altri no, ma di fatto ci sono delle differenze che caratterizzano un uomo e una donna, che siano l’approccio, l’attitudine o gli argomenti. Al giorno d’oggi queste diversità si sentono? Sembra che il vostro segreto sia proprio quello di accentuarle.

Beba: A mio parere uno dei motivi per il quale il rap fatto da una donna è sempre suonato strano all’orecchio dell’ascoltatore è che, non avendo un punto di riferimento femminile, le donne che si approcciano al genere tendono ad ispirarsi ai maschi. Quindi il risultato finale è poi una ragazza che di fatto parla e si veste come un rapper. Il nostro punto di forza credo sia stato proprio essere le prime a concepire un pezzo a tutti gli effetti rap ma senza sacrificare la nostra femminilità, né nelle tematiche, né nell’abbigliamento, né negli atteggiamenti.

Rossella: Volevamo creare musica in cui una ragazzina di 15/16 anni potesse rivedersi e immedesimarsi senza per forza dover scimmiottare i colleghi maschi. Abbiamo cercato di metterci molta personalità e femminilità proprio per distinguerci. In pezzi come 3ND, infatti, questa accentuazione è propriamente voluta. 

Entrando nel profilo Instagram di Beba abbiamo notato subito un particolare, nella tua descrizione scrivi di voler cambiare le regole della musica femminile. Se abbiamo capito bene, il vostro intento non è quindi quello di sfidare il rap game ma di affermare le donne in esso. Cosa vuol dire al giorno d’oggi essere una donna che rappa o che produce? C’è una sostanziale differenza o avete incontrato le stesse difficoltà?

Beba: Il mio obiettivo, oltre al vivere della mia più grande passione naturalmente, è quello di dimostrare che è possibile affermarsi in questo genere in quanto donne e con i propri mezzi. Durante questi anni ho incontrato diverse persone che hanno visto in me un prodotto discografico da sfruttare e anche tante persone che ironizzavano sul fatto che avessi il sogno di diventare una rapper di successo. Io sono sempre stata decisa nel realizzarmi da sola e con le mie forze, non per presunzione ma per determinazione. Ho partecipato a contest dove ero l’unica donna su decine di ragazzi e ho vinto, questo è il mio atteggiamento nel rap game. Raggiungere gli stessi risultati con l’aiuto di persone dell’ambiente, per ovvi motivi maschi, non mi avrebbe dato la stessa soddisfazione.

Rossella: Il nostro intento è quello di cambiare le regole e gli stereotipi con cui le donne vengono viste all’interno dell’ambiente musicale, cercando di puntare sui contenuti e non sull’esaltazione del fisico, tentando di mercificare quanto meno possibile il corpo femminile. Essere una donna che produce vuol dire doversi affermare mille volte in più di un collega maschio, perché in pochi magari credono che sia tutto frutto del mio lavoro al 100%. Pensano sempre che qualcuno ti aiuti o ti “ghostproduca”. In tanti casi è vero, ma nel mio no. Produco dall’età di 16 anni e chi mi segue da tempo sa benissimo qual è il mio background. Credo di essere molto rispettata proprio per questo. Non sono una producer dell’ultima ora, insomma.

Qual è secondo voi il problema principale nel trinomio donna, musica, ascoltatore? Cos’è che manca?

Beba: Per il momento le donne che rappano in Italia sono una minoranza e come tutte le minoranze ci vuole una certa presa di posizione per avvicinarcisi. Ci sono ancora tante persone che non ci prendono sul serio, già solo per il fatto che non è comune.

Rossella: Il problema secondo me è che i maschi faticano ad accettare di poter ascoltare una donna che rappa perché considerata “scarsa” a prescindere. Accetto ben volentieri quando qualcuno dice “tizia x non mi piace per gusto personale”, ma è inaccettabile leggere commenti del tipo “le donne non possono o non sanno rappare”. C’è chi lo fa bene e chi lo fa male, tutto qua.

Qual è l’elemento fondamentale che una donna dovrebbe avere per entrare a far parte di questo mondo?

Beba: Carattere, determinazione e coraggio.

Rossella: Il talento e la tenacia. Non sono mai scesa a compromessi e non ho mai avuto bisogno di altro. Quindi credo che essere credibili nell’ambiente sia fondamentale per essere rispettati.

Parlando della possibilità di farsi strada non possiamo non parlare dell’arrivo dello streaming. L’opinione generale lo appoggia per l’opportunità che offre, ma lo critica per l’impoverimento del genere che ne può conseguire. Come vivete voi questa realtà? Lo streaming facilita realmente la salita?

Beba: Bisogna chiarirsi a che genere di successo si aspira ad arrivare. Penso sia evidente che al giorno d’oggi sia molto più semplice diventare virali. Azzecchi il pezzo giusto e sei primo in classifica da un momento all’altro. Quindi sì, lo streaming facilita realmente la salita, ma il punto non è salire in cima bensì restarci.

Rossella: Secondo me sì. Con lo streaming è sicuramente più facile per l’ascoltatore curiosare sulle novità musicali rispetto a prima. Questo fa sì che ci siano nuove piattaforme dove è possibile “diventare virali”, salire nelle playlist e tramite algoritmi apparire sulla riproduzione casuale di persone che non ti conoscono. È l’evoluzione 2.0 del “ho trovato il tuo pezzo tramite i correlati di Youtube”. Oggi questo accade sulle piattaforme di streaming.

Una delle polemiche che viene rivolta spesso e volentieri a Spotify è il basso compenso che gli artisti ne ricavano. Pensate che questo sistema debba ancora migliorare?

Beba: Non ho un’opinione precisa a riguardo, non penso molto ai digital stores ma piuttosto ai live, dove hai davvero un riscontro reale con il tuo pubblico.

Rossella: Sicuramente migliorerà in futuro, visto che stanno aumentando a dismisura i provider che propongono questo tipo di servizi. Noi artisti siamo fiduciosi, anche se alla fine, come è ben risaputo, i ricavi più cospicui sono quelli dei live. Ed è anche un bene che magari resti così, almeno non viene riempito di soldi chi fa la hit virale da 2 settimane e poi in live è inesistente.

Come abbiamo appena detto, con l’entrata dello streaming, il campo da gioco si è allargato. Partendo dal presupposto che in questo ampio campo il diverso attira, non pensate che l’essere donne sia un’arma a doppio taglio?

Beba: Naturalmente, essere donne in questo ambiente è un’arma a doppio taglio da sempre. Dico sempre che è un po’ come avere un riflettore addosso, hai maggiori attenzioni perché mostri qualcosa che l’ascoltatore non è abituato né a vedere né a sentire, ma sei anche più soggetta a critiche e raramente presa sul serio.

Rossella: Sì, ci sono i pro e i contro. Bisogna valutare con più attenzione ciò che si dice nei testi, ma non solo. Fatto ciò, credo che essere donna sia una marcia in più, soprattutto in questo periodo, visto che di colleghi maschi la scena è abbastanza satura. Bisogna alzare il livello ad ogni passo e questo comporta sempre delle difficoltà.

Abbiamo notato che spesso, soprattutto nelle Instagram Stories di Beba, il sottofondo è Cardi B. Quali sono i vostri riferimenti a livello italiano ed internazionale? Riguardo le artiste della nuova scuola italiana invece, ce ne sono alcune che supportate?

Beba: Si Cardi B mi piace parecchio, ma chi mi ha influenzato davvero è Nicki Minaj. Missy Elliot e Lil Kim naturalmente, poi Shay, Kehlani, Angel Haze e potrei andare avanti, ascolto molta musica femminile. Non ho un vero e proprio riferimento comunque, ho sempre cercato di ispirarmi e imparare da tutto ciò che mi colpisse, ma creando una mia identità. Io supporto e stimo chi si impegna e chi ha talento, chi si suda i proprio traguardi, a prescindere dal fatto che sia maschio o femmina.

Rossella: Per quanto mi riguarda sono molto più team Minaj. Mi piace il fatto che rappa da sempre, con uno stile originalissimo al quale, secondo me, quasi il 99% delle donne che rappano ambiscono. A livello italiano la mia preferita è Beba. Dal primo momento che l’ho ascoltata ho pensato che volevo lavorare con lei. 

A proposito di Cardi B, in una recente intervista di Noisey, DrefGold ha espresso il suo pensiero riguardo al rap game femminile. Secondo lui ciò che manca è un background, un vissuto di un certo tipo, e spesso ciò che ascolta sembra essere fatto solo per fare del business. Credete che il rap femminile sia davvero lontano dall’ottenere credibilità?

Beba: Penso che un “background di un certo tipo” manchi ai ¾ dei rapper italiani e che non siamo in 8 Mile e non ci sia bisogno di essere per forza cresciuti in una roulotte per rappare (ahah). Scherzi a parte, il rap è una modalità di espressione, una forma d’arte, qualunque sia il percorso di vita che ti ha portato a scegliere di esprimerti in quel modo. Per il resto non posso essere in disaccordo con lui, dal momento che oggi le donne con più numeri in Italia sono di fatto prodotti discografici creati a tavolino, ma ci stiamo lavorando. Ritengo comunque che non ci sia nulla di male nel fare del proprio talento un business, se c’è il talento e tu ne sei l’artefice. A meno che tu non sia una marionetta in mano ad altri artisti, in quel caso no.

Rossella: Sono in parte d’accordo con quello che dice DrefGold, onestamente. È vero che spesso viene premiato più  il personaggio che la musica, questo viene fatto a prescindere dal genere, ma è innegabile che capiti più facilmente con una donna. Di ragazze che hanno un background però ce ne sono, secondo me. Soltanto che non hanno ancora fatto un upgrade verso un pubblico più ampio. Noi vorremmo invertire questa tendenza.

Gemitaiz e Mixer T sono invece gli artisti che ci verrebbero in mente se dovessimo paragonare il vostro percorso con quello di qualcuno che ci è già riuscito. Gemitaiz alterna mixtape sperimentali con album decisivi affiancato da Mixer T e sembra essere la stessa cosa che fai tu, Beba, attraverso i tuoi freestyle e i successivi singoli prodotti da Rossella. L’unica differenza è che mentre lui usava i cd/le demo, voi sfruttate Instagram. Quanto sono importanti oggi i social per la comunicazione di un artista?

Beba: I social per quanto riguarda la comunicazione sono fondamentali. Però continuo a pensare che i follower lasciano il tempo che trovano se poi chi ti segue sui social non lo fa nella vita reale. Ho visto rapper da mezzo milione di follower bucare le date e altri con meno di 50mila follower fare tour completamente sold out dalla prima all’ultima data.

Rossella: I freestyle su Instagram sono stati una bella intuizione per accrescere il nostro pubblico. Bisogna però avere l’idea giusta, altrimenti si rischia di condividere contenuti che creano hype al momento e basta. Si sa che sui social la gente è interessata un giorno ad una cosa e un giorno ad un’altra. I social sono importantissimi, ovviamente, ma i follower non sono quasi mai uno specchio reale della gente che ti segue attivamente comprando dischi, streammando i pezzi o venendo ai live. 

Quali sono i vostri progetti futuri? Sappiamo che l’idea di un album non è così lontana, cosa vi serve per capire che è arrivato il momento giusto per buttarlo giù?

Beba: Stiamo lavorando a moltissime cose, non so quando uscirà questa intervista ma è probabile che già saprete di cosa sto parlando. Il momento dell’album si avvicina, chi mi segue me lo chiede già da tempo ma capiremo che è il momento quando la richiesta sarà così alta da non poterla ignorare.

Rossella: Se dopo l’ultimo singolo ci sono stati più o meno 5 mesi di silenzio è perché stiamo preparando qualcosa di importante. Il disco lo avremo quando ascoltando una decina di tracce saremo soddisfatte al 100% di ogni pezzo.

Ringraziamo Beba e Rossella per il tempo dedicato a rispondere alle nostre domande.