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Behind the brand: Karl Lagerfeld

Articolo di

Ruben Di Bert

Il 19 febbraio Karl Lagerfeld ci ha lasciati a causa di un cancro al pancreas che in silenzio portava avanti da diverso tempo. La sua figura era talmente istituzionale che era quasi impossibile immaginare la sua mancanza, anche se le prime avvisaglie sono arrivate durante l’ultima sfilata di Chanel, quando non potè presenziare a causa di un’eccessiva stanchezza. Fatto decisamente insolito, tenendo conto che a detta di molti couturier fu proprio lui a stabilire i ritmi frenetici che oggi determinano il mondo della moda.

Con la sua morte il fashion business, ma più in generale il panorama artistico mondiale, non sarà più lo stesso e convivrà per sempre con un vuoto incolmabile. Nonostante venisse chiamato Kaiser Karl, Lagerfeld era più un soldato dell’industria, che con il suo aspetto sempre impeccabile, in bilico tra un aristocratico dell’Ottocento e un biker milionario, dedicava la sua vita al completo servizio dell’arte. In sessant’anni di carriera ha rivoluzionato il concetto di prêt-à-porter, diventando una vera e propria icona pop, circondata da un’aura pregna di cultura.

La data di nascita di Karl Otto Lagerfeld resta tuttora un mistero. Si presume sia nato ad Amburgo il 10 settembre del 1933, ma siccome i registri di nascita in Germania non si possono ispezionare, la sua età non può essere confermata e alcuni sostengono ci sia addirittura un gap di 5 anni. Ciò che è fuori da ogni dubbio invece, è che proviene da una famiglia piuttosto agiata: madre tedesca e padre scandinavo, socio di una banca d’affari responsabile dell’introduzione del latte condensato in Germania. Sin da piccolo riceve un’ottima istruzione, che lo introduce alla passione per tutte le arti visive e gli permette di parlare quattro lingue: inglese, tedesco, francese e spagnolo. Nel 1949 sua mamma Elizabeth, che a quel tempo era violinista, lo porta con sé alla sfilata di Dior a Parigi, dove nel 1953 si trasferirà per terminare gli studi secondari al Lycée Montaigne, specializzandosi in storia. Affascinato da quell’esperienza a bordo passerella, comincia a studiare moda da autodidatta e dopo soli due anni vince il concorso dell’International Wool Secretariat (attuale International Woolmark Prize) disegnando un cappotto.

Quel premio attira l’attenzione di Pierre Balmain, che lo arruola come suo assistente, dando inizio così al suo primo impiego lavorativo. In seguito viene assunto da Jean Patou, dove completa la sua formazione nel settore della haute couture. Tuttavia decide di licenziarsi, complice la noia, cercando avventure più stimolanti. Consulta quindi la celebre veggente turca di Christian Dior, Madame Zereakian, che gli predice un grande successo nel mondo dei profumi e della moda. Motivato, sfrutta il patrimonio di papà Christian per aprire una boutique in proprio. Al tempo stesso inizia un percorso individuale all’insegna del prêt-à-porter in Italia e in Francia, collaborando con griffe prestigiose come Valentino, Krizia, Cadette e Ballantyne. Possiamo affermare che fu il primo designer freelance impegnato nel diffondere la sua estetica personale in quattro diversi Paesi contemporaneamente.

Nel 1964 comincia a disegnare e a scattare campagne pubblicitarie per Chloé, diventando automaticamente il suo direttore artistico. L’anno successivo stipula un contratto a vita con Fendi, dirigendo la maison romana accanto alle sorelle Fendi e inventando l’iconico logo FF.
A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, i rotocalchi di tutto il mondo impazziscono per la rivalità professionale e amorosa tra Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld, scaturita dalla contesa di Jacques de Bascher, dandy perverso che dominava il jet-set parigino forte della sua eleganza sopraffina. L’ascesa è ormai inarrestabile e nel 1982 Karl viene chiamato da Alain Wertheimer per riportare in auge Chanel dopo la morte di Coco. Nel 1984 lo stilista si sente pronto a fondare la sua linea eponima, che però non riuscì mai a riscontrare il successo degli altri suoi progetti. Quattro anni dopo infatti, il marchio viene congelato, per poi riprendere vita grazie all’aiuto di due società di investimenti. Contemporaneamente coltiva la passione per la fotografia, firmando alcune campagne dei vari brand per cui lavora, fino ad occuparsi del prestigioso calendario Pirelli nel 2011.

Il nuovo millennio inizia con un restyling completo del suo look. Abbandona gli abiti ampi di Yohji Yamamoto con ventaglio, in favore di silhouette skinny targate Hedi Slimane che lo spingono a dimagrire 42kg in 13 mesi. La sua dieta prevedeva anche l’assunzione di dieci lattine di Diet Coke al giorno, che gli valgono un forte legame con CocaCola.
È il 2002 quando propone a Renzo Rosso di realizzare una collezione limited edition incentrata sull’utilizzo del denim, che prenderà il nome di Lagerfeld Gallery by Diesel. Grazie alla sua visione rivoluzionaria, diventa il primo stilista selezionato da H&M per il lancio di una collaborative collection, che registrò il tutto esaurito in due giorni. Tra i mille lavori a lui attribuiti, troviamo anche il ruolo di costumista presso il teatro La Scala di Milano, così come per il Re-Invention Tour di Madonna nel 2004 e per lo show di Kylie Minogue del 2006. Il 18 dicembre dello stesso anno annuncia la sub-label casual K Karl Lagerfeld. Il 10 settembre del 2010 il Couture Council del Museo del Fashion Institute of Technology assegna a Lagerfeld un premio creato apposta per lui denominato The Couture Council Fashion Visionary Award. Dal 2010 al 2012 rinnova il design delle sneakers e delle ballerine Hogan. Nel frattempo la repubblica francese gli conferisce addirittura la carica di commendatore dell’Ordine della Legion d’Onore.

In seguito, dopo averla annunciata qualche mese prima, nella primavera del 2011 esce la linea di cristalli Orrefors by Karl Lagerfeld, che si andrà a sommare al sodalizio con Swarovski. Si dedica anche al make-up grazie alla partnership con Shu Uemura che vede la luce nel 2012. Nel 2013 collabora con Simone Legno per la realizzazione di un capsule collection di art toys firmata Tokidoki, considerata un grail per i collezionisti. Nell’estate del 2017 firma una linea di costumi insieme al luxury brand Vilebrequin e nello stesso anno si dedica anche allo streetwear collaborando con Vans e poi con PUMA nel 2018. Claudia Schiffer è sempre stata la sua modella preferita, anche se Kaia Gerber viene considerata la sua ultima musa. Nel corso della sua vita non c’è mai stato spazio per il vero amore, se non per la sua gatta birmana Choupette, che più che un felino è una vera e propria diva seguitissima sui social.

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