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BMW art cars: le auto si trasformano in opere d’arte

Articolo di

Alberto Bonazzi

State per acquistare una nuova macchina. Non importa che si tratti della prima in assoluto o solamente di quella che sostituirà il vostro datato veicolo a quattro ruote. Non importa nemmeno la tipologia di automobile, sia essa una comune utilitaria o un’auto sportiva, men che meno la fascia di prezzo alla quale appartiene. Usata, con alle spalle migliaia di chilometri, o uscita fresca dal concessionario, la macchina che state per portarvi a casa possiede una caratteristica tanto inutile ai fini pratici, quanto rilevante per decretare la vostra scelta finale: il colore. Ebbene sì, la colorazione è quell’elemento puramente estetico che deve rispecchiare a pieno i gusti e i desideri del proprietario, dato il protagonismo del ruolo che ricopre. Il colore della carrozzeria, infatti, definisce come l’auto si mostrerà esteriormente agli occhi di tutti e, proprio per questo, si tratta di una scelta che non può essere lasciata al caso e che viene ponderata tra una vastissima gamma di pigmenti e finiture. Per i più audaci, poi, si può approdare al mondo sempre più diffuso del wrapping, dove ogni cosa diventa lecita grazie alla possibilità di stampare qualsiasi grafica su sterminate cartelle colori, in modo tale da personalizzare in ogni minimo dettaglio il proprio veicolo. Ad un livello nettamente superiore, però, si trova un pionieristico progetto promosso da una delle case automobilistiche più importanti del mondo, che da oltre 40 anni favorisce il prezioso contatto tra arte e automobilismo. BMW, infatti, nel corso degli ultimi decenni ha deciso di assoldare alcuni tra i più celebri nomi nel mondo dell’arte, con l’obiettivo di dare vita a livree artistiche uniche nel loro genere e con pari dignità delle tradizionali e più diffuse opere d’arte.

Tutto iniziò nel 1975, quando a Hervé Poulain sorse un’idea a dir poco fuori dagli schemi. Bisogna sapere che il pilota automobilistico francese appena menzionato, oltre a sfrecciare a bordo di auto da corsa durante i weekend di gara, era anche un grande appassionato d’arte e proprio questa passione lo condusse ad esercitare la professione di banditore d’asta, fino a fondare la propria casa d’aste Artcurial. Poulain negli anni ’70 era una figura quasi unica nel suo genere poiché professionalmente si divideva tra il mondo del motorsport e quello dell’arte, due sfere che sognava di unire e veder dialogare insieme per creare qualcosa di ancora mai visto. A rispondere a tale ambizione arrivò la fatidica intuizione: perché non commissionare ad artisti di fama mondiale il compito di esprimere la propria arte su alcuni dei modelli più avanguardistici della casa tedesca, il tutto senza porre limiti di alcun tipo? Come si può immaginare, Poulain godeva di una ricca rete di conoscenze nel settore artistico, grazie alla sua seconda professione, e per questo riuscì ad organizzare l’incontro tra BMW e il suo amico Alexander Calder, il primo artista che da lì a poco avrebbe messo mano su un’auto da corsa. 


Alexander Calder e Hervé Poulain

In questo modo prese il via BMW Art Cars, un progetto che, vista la fortuna e il successo delle prime opere, divenne una costante e un motivo di orgoglio per la casa di Monaco di Baviera. Sebbene furono molti a mettere in dubbio la sua longevità, ad oggi la collezione di macchine artistiche, che non smette di ampliarsi, comprende ben 19 collaborazioni che raggruppano un ampio ventaglio di artisti, differenti per genere, epoca e provenienza geografica, congiuntamente a una pari varietà di auto BMW che sono state oggetto di rielaborazione, dalle più veloci e sofisticate auto da corsa, fino ai modelli di serie omologati per circolare su strada. Le Art Cars sono così preziose a livello culturale che BMW ha allestito un’area dedicata nel proprio museo per metterle in mostra e, per renderle veramente esperibili al più vasto numero di persone possibili, ha da poco lanciato un’app sviluppata insieme a Acute Art che, tramite la realtà aumentata, permette di visualizzare le auto nel proprio salotto o giardino, solamente grazie alla telecamera dello smartphone. Oltre agli indiscutibili risultati eccezionali propriamente artistici, come le qualità cromatiche e compositive degli interventi degli artisti sulle carrozzerie, la rilevanza del fenomeno risiede piuttosto nel concetto alla base del progetto: gli artisti che vengono incaricati di realizzare la propria decorazione su una BMW, si trovano davanti a un supporto nuovo e mai visto, in quando la macchina dovrà essere utilizzata come una tela su cui dipingere, ma allo stesso tempo è un oggetto tridimensionale che, quindi, ricopre anche il ruolo di scultura a tutto tondo. In attesa di conoscere quale sarà la ventesima BMW Art Car e l’artista che verrà coinvolto per la sua realizzazione, passiamo ora in rassegna alcuni dei più celebri esempi di queste opere d’arte su quattro ruote.


Alexander Calder – BMW 3.0 CSL – 1975

Come già anticipato, l’artista statunitense Calder, celebre per i suoi mobiles che iniziò a creare dagli anni ’30 e per le sculture stabili di grandi dimensioni, fu il primo a dare il tocco artistico a una BMW. L’esemplare in questione è la BMW 3.0 CSL, per la quale lo scultore ideò una livrea caratterizzata da ampie aree colorate a tinta unita articolate oltre le linee definite dai componenti della carrozzeria. A completare il look eccentrico e vistoso, in aggiunta alla firma nel paraurti posteriore, c’è il numero 93 ben visibile da tutte le angolazioni e fondamentale per far gareggiare l’auto. Questa, infatti, venne pilotata dallo stesso Hervé Poulain per la 24 Ore di Le Mans e, anche se non riuscì nell’impresa di tagliare il traguardo, l’auto riscosse un grandissimo successo in termini di visibilità.

A concludere il primo decennio di collaborazioni, dopo le opere di Frank Stella sulla BMW 3.0 CLS e Roy Lichtenstein sulla BMW 320i Turbo, arrivò Andy Warhol con la sua BMW M1. L’icona della Pop Art, che non ha di certo bisogno di presentazioni, per questa occasione si mise eccezionalmente in prima persona a dipingere la macchina da corsa con oltre 6 kg di colore e impiegò solamente 28 minuti per concludere il lavoro. Il suo intento, di sapore fortemente futurista, era quello di rappresentare la velocità e, secondo lui, non vi era modo migliore se non quello di riprodurre staticamente l’effetto visivo che genera un’auto sfrecciando in pista: i colori e le linee si scompongono, mutano e sembrano mischiarsi, confondendosi una volta arrivati ai nostri occhi. Anche la BMW M1 di Warhol si schierò sulla griglia di partenza della 24 Ore di Le Mans e, sebbene più pesante delle rivali a causa della vernice aggiuntiva, ottenne un sesto posto nella sua unica comparsa a una competizione. La macchina, infatti, è successivamente passata in mostra nel museo bavarese e ad oggi si dice che sia l’automobile con più valore al mondo (nel periodo estivo e fino al 26 agosto è stata in esposizione presso lo store di Larusmiani in Via Monte Napoleone a Milano).

Robert Rauschenberg – BMW 635 CSi – 1986

Degna di nota è la BMW 635 CSi che nel 1986 l’artista americano Robert Rauschenberg decorò in linea con la sua cifra stilistica, ovvero impiegando la tecnica del collage. Attraverso la rielaborazione fotografica di opere di altri artisti, definì nuove immagini che applicò sulla carrozzeria tessendo un racconto visivo volto a evidenziare la connessione che esiste tra il mondo dell’arte, della natura e della tecnica. L’aspetto eccezionale, però, è che la BMW di Rauschenberg fu l’unica BMW Art Car a circolare su strada guidata proprio dallo stesso artista.

Ólafur Elíasson – BMW H2R – 2007

Con un ampio salto temporale che abbraccia altri capolavori di tanti celebri artisti come David Hockney, approdiamo al nuovo millennio con uno degli artisti contemporanei più rilevanti a livello globale. Ólafur Elíasson, danese di origini islandesi celebre per aver portato il sole all’interno della Tate Modern di Londra, ha il merito di aver letteralmente cambiato il paradigma con cui gli artisti fino a quel momento avevano rielaborato le auto. Per Ólafur non si tratta più di applicare decorazioni grafiche bidimensionali, l’obiettivo è quello di uscire dal volume dell’auto. L’artista, infatti, ha progettato un involucro in lamierine di metallo che, irrorate d’acqua dentro una cella frigorifera, generano un vero e proprio guscio di ghiaccio caratterizzato da un pattern organico e dinamico. In continuità con l’utilizzo di materiali naturali per la realizzazione dell’opera, all’interno di questo igloo contemporaneo è celata la BMW H2R, un futuristico prototipo da corsa alimentato interamente ad idrogeno. L’opera, quindi, sancisce sicuramente un’importante tappa nel progetto di BMW, che arriva ad oggi con i due più recenti interventi: la BMW M3 GT2 di Jeff Koons (2010) e la BMW M6 GT3 di Cao Fei (2017).

Il corpus artistico di opere di cui BMW si è circondata nel corso del tempo non si esaurisce esclusivamente tra le 19 BMW Art Cars, ma è caratterizzato anche da altri contatti con artisti di fama mondiale. É il caso di Keith Haring che, anche se non in maniera ufficiale, ha scelto un’auto della casa bavarese come supporto per i suoi graffiti popolati da omini stilizzati. Tra i diversi veicoli che personalizzò tramite l’uso di pennarelli indelebili neri, tra cui troviamo esemplari di Land Rover, Ferrari e persino la moto Honda CBR1000F Hurricane, spicca proprio un modello di BMW. Si tratta della BMW Z1, già di per sé una rarità, il cui focoso color rosso venne arricchito dagli iconici doodle dell’artista statunitense.

Decisamente più attuale è invece la partnership che BMW ha istituito con Futura 2000, un altro artista della scena street americana. Nel 2020, infatti, sono state presentate due BMW M2 Competition, con l’obiettivo di coniugare la più ricercata performance di guida sportiva con il contributo artistico di un vero e proprio maestro. La prima versione, realizzata in soli 3 esemplari, è stata completamente realizzata a mano dall’artista che ha dipinto delle saette di luce insieme al suo simbolo distintivo su tutta la superficie esterna. La seconda versione, invece, distribuita come edizione limitata, ha visto impiegare un look total black e l’intervento di Futura 2000 è avvenuto principalmente nella cura degli interni dell’auto.

Sicuramente un connubio insolito quello che è venuto a verificarsi tra arte e automobilismo, grazie all’interesse di BMW di promuovere anche valori come la stessa cultura. I risultati parlano chiaro, ci troviamo davanti ad autentiche opere d’arte e sebbene qualcuno possa obiettare, sostenendo che si tratti solo di scarabocchi o semplici grafiche applicate a dei veicoli, questa superficiale visione del fenomeno non potrà scalfire né l’oggettiva bellezza di queste auto, né la portata culturale che racchiudono. Anche se non sappiamo con certezza quale sarà la prossima collaborazione delle BMW Art Cars, la casa automobilistica ha mostrato interessanti studi effettuati da Nathan Shipley e Gary Yeh che, con un lungimirante sforzo volto al futuro, hanno messo a punto un’intelligenza artificiale che rielabora oltre 900 anni di storia dell’arte e più di 50.000 opere per crearne di nuove e in costante mutamento. L’ultimo step di questo progetto consisterà nel rendere possibile la visualizzazione delle opere dinamiche su un vero modello di BMW Serie 8 Gran Coupé e non possiamo che aspettare con fervente interesse la sua definitiva realizzazione.