Tutti i brand di cui il fashion business sente la mancanza

Articolo di

Ruben Di Bert

Certo si sa, la moda è soggetta a tendenze passeggere, che dopo aver spopolato nel corso di una determinata stagione vengono dimenticate. Per ogni trend c’è sempre un marchio che lo rappresenta al meglio e così come svaniscono le mode, può capitare che anche il brand finisca nel dimenticatoio, per un motivo o per l’altro.

Alcuni nomi però hanno veramente rivoluzionato il settore e dopo la loro ingiusta scomparsa hanno lasciato un vuoto incolmabile. Guardando al passato, possiamo citare l’esempio di Helmut Lang, FILA, Kappa e Balenciaga, che dopo periodi bui si sono energicamente reinseriti nel gioco. In futuro, invece, potremmo rimpiangere i tempi di Gosha Rubchinskiy e Vetements.

Perciò abbiamo deciso di ricordare alcuni di essi, sottolineando la loro importanza e sperando in un ritorno.

HOOD BY AIR

HOOD BY AIR è stato probabilmente il brand che più ha scosso e rivoluzionato il mondo della moda nell’ultimo decennio, definendo anche un nuovo concetto di prêt-à-porter all’insegna della provocazione, di cui ora tutti si sono appropriati, a volte in modo un po’ scontato.

Inserire la cultura gay all’interno del panorama streetwear, trasformare le vetrine più glamour in scenari inquietanti, portare la parte più trasgressiva del sesso in passerella e creare capi non convenzionali all’avanguardia non è per nulla banale e se tutto ciò è successo veramente, lo dobbiamo a Shayne Oliver.

Ma essere così indipendenti può trasformarsi in un rischio ed è così che, nonostante la delusione da parte dei fan, il designer e il suo collettivo hanno deciso di prendersi una pausa per concentrarsi su progetti individuali.

Ora però c’è una nuova speranza, perché dopo due anni di assenza, il creativo è tornato a parlare, dichiarando in un’intervista con Kanye West che HBA subirà molto presto un rilancio completo.

ESCADA

“I can’t forget ESCADA”

– A$AP Rocky, Fashion Killa

Così come canta A$AP Rocky in un verso di “Fashion Killa”, non possiamo dimenticarci di ESCADA. La maison tedesca è stata un cult della moda anni ‘80, grazie alla sua audace interpretazione di femminilità che ha completamente sconvolto i canoni cromatici dell’eleganza, aggiungendo tinte coloratissime e vistosi pattern laddove prevaricava la sobrietà.

I suoi capi erano apprezzatissimi dal jet-set globale, da Lady Diana a Kim Basinger, fino alle più celebri top model (Claudia Schiffer e Naomi Campbell in primis), che posavano nelle sue note campagne pubblicitarie. Con la morte della fondatrice Margaretha Ley però, le cose sono cambiate e nonostante un susseguirsi di direttori altamente preparati, la firma non è più riuscita ad affermare il suo importante ruolo.

Tuttora il marchio esiste e continua produrre, tentando il rilancio grazie a numerose iniziative, come la partnership con Rita Ora e la rievocazione della storica linea ESCADA SPORT. Purtroppo però questo non sembra bastare.

Nasir Mazhar

Dal 2013 al 2016 tutti i migliori store del mondo annoveravano nella loro lista di marche Nasir Mazhar. Il designer britannico, dopo anni di gavetta, riuscì a conquistare le fashion week grazie ai suoi straordinari cappelli e in seguito con le sue collezioni complete per uomo e donna.

Inizialmente notato da Kylie Minogue e Madonna, ha avuto un’ascesa piuttosto repentina che l’ha portato a lavorare anche con Lady Gaga e a realizzare gli abiti per la cerimonia di apertura dei Giochi della XXX Olimpiade. Il suo stile univa con sapienza sartoriale il tecnicismo di cinghie e materiali funzionali a forme sperimentali che si sposavano perfettamente con la categoria streetwear.

Con il susseguirsi dei trend però il suo nome è cominciato a scomparire dai prestigiosi retailer, forse anche per la pretenziosità che richiedevano le sue creazioni e per i prezzi non proprio accessibili a tutti. La situazione è rimasta poi stabile, senza troppi tentativi di riscatto e questo un po’ ci dispiace, perché quasi sicuramente il brand verrebbe tuttora amato da chi cerca look originali in grado di attirare l’attenzione. In ogni caso è comunque possibile acquistare qualche capo sul sito ufficiale del marchio.

#BEEN TRILL#

Riuscite a immaginare un singolo brand guidato da Virgil Abloh, Heron Preston, Justin Saunders, Matthew M. Williams e Kanye West? Ebbene, non stiamo parlando di un’utopia, perché ciò esisteva e si chiamava #BEEN TRILL#. Nato per divertimento come pagina Tumblr, #BEEN TRILL# si è immediatamente evoluto grazie alle conoscenze dei suoi membri, lanciando una linea di merchandise che col tempo è diventata un marchio d’abbigliamento a tutti gli effetti. Definirlo tale è però un po’ riduttivo, perché considerando i fatti, possiamo affermare che sia stato un vero e proprio fenomeno di massa. Delle semplici t-shirt stampate venivano vendute a prezzi decisamente maggiorati, costruendo così uno status symbol strettamente legato ai social network, rinominato come lo stereotipo del fuccboi.

Il concetto di hype cominciava quindi a diventare una realtà impossibile da non notare ed è per questo che in un breve lasso di tempo vennero intraprese delle collaborazioni con Stüssy, KTZ, Diamond Supply Co., HOOD BY AIR, Mike WiLL Made It, SSUR, UNDEFEATED e Just Don. L’incredibile ascesa del gruppo ha però fatto sì che i singoli talenti non venissero valorizzati in maniera individuale ed è proprio per questo che nel 2015 il collettivo vendette il marchio a PacSun per concentrarsi sulle proprie carriere indipendenti.

Beh, poi sappiamo com’è andata, ma una domanda ci sorge spontanea: che cosa succederebbe al giorno d’oggi se i cinque designer si riunissero sotto un unico nome?

Vena Cava

Una laurea alla Parsons e due anni di bozzetti casalinghi sono bastati per fondare un brand conosciuto in tutto il mondo. Detta così sembra facile, ma in realtà sappiamo benissimo che nel frenetico e selettivo fashion business non lo è affatto. Eppure Lisa Mayock e Sophie Buhai ce l’hanno fatta, dando vita a Vena Cava, un marchio che, mantenendo il sostantivo italiano, prende il nome dall’arteria che porta il sangue dal corpo al cuore, simboleggiando il legame diretto tra il consumatore e l’industria della moda.

Inutile dire che il successo non viene da solo e se le due designer sono arrivate a quel livello è per il loro indiscutibile talento. I look si basavano su un’estetica semplice, con tagli lineari e una color palette basica, che andava a costituire una visione estremamente contemporanea della raffinatezza. Un’altro punto di forza della firma è stata l’intuizione di rendere accessibile a tutti l’haute couture in tempi non sospetti, grazie a collaborative collection disegnate assieme a catene di fast fashion come Uniqlo, GAP e Bloomingdale. Purtroppo però il settore è spietato e l’assidua concorrenza è riuscita a oscurare gradualmente il suo nome, facendo risultare invano anche il tentativo di acquisizione da parte di una holding.

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