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Chi è il fumettista italiano che ha collaborato con Drake?

Articolo di

Ruben Di Bert

Nonostante l’uscita di “Certified Lover Boy” si sia rivelata un clamoroso successo dal punto di vista musicale, con record che continuano a infrangere ogni classifica, c’è una cosa che proprio non va giù ai fan, ovvero la copertina dell’album. Drake ha affidato l’immagine del suo sesto disco a Damien Hirst, il quale, fondendo concettualmente le sue opere “Spot” e “Virgin Mother”, ha ritratto dodici emoji simboleggianti donne incinte di diverse etnie disposte in tre file e vestite con abiti di colori differenti. Chiaramente l’artwork, che inizialmente non sembrava potesse essere quello definitivo, ha suscitato non poche polemiche, poiché ritenuto troppo banale e a tratti offensivo; ma si sa, sorprendere nel bene e nel male è diventata ormai la firma dell’artista.

Così nelle ultime ore il cantante ha proposto sul suo profilo Instagram alcune alternative alla cover. Tra queste troviamo per esempio uno scatto di Luis Mora, un collage di Theo Skudra, un altro dipinto di Damien Hirst e un disegno di Milo Manara

Il nome di quest’ultimo vi sarà sicuramente familiare e non solo per il fatto che si tratta di un autore italiano, ma perché stiamo parlando di uno dei fumettisti più famosi al mondo. È piuttosto curioso sapere che Drake abbia inaspettatamente scelto di lavorare con una figura del genere, ma vedendo i risultati e analizzandone il significato ci si accorge subito di quanto questa collaborazione sia assolutamente azzeccata. Ma veniamo al dunque: come è possibile leggere dalla descrizione apparsa su Apple Music, le canzoni di CLB rappresentano una combinazione di mascolinità tossica e accettazione di una verità che è inevitabilmente dolorosa, oltre vantare numerosissimi riferimenti alla vita sentimentale del rapper nel suo ruolo di amante e sex symbol. Dall’altra parte troviamo Milo Manara con le sue opere che si sono sempre contraddistinte per una forte carica di erotismo e sensualità, affermando nel mondo la sua estetica sexy, componente fondamentale per descrivere al meglio il suo amore verso le donne

Ma chi è esattamente Milo Manara e cosa ha fatto nella sua carriera?

Maurilio Manara nasce a Luson, in provincia di Bolzano, il 12 settembre del 1945. Presto si trasferisce a Verona, dove segue le sue inclinazioni diplomandosi al liceo artistico per poi iscriversi alla Facoltà di Architettura a Venezia. Seppur non otterrà la laurea, si accorge immediatamente che l’arte potrebbe essere l’unica strada per il suo futuro. Questa passione però viene parzialmente scartata poiché non gli consentiva il sostegno economico necessario. Ecco allora che subentra l’editoria, o più precisamente il fumetto, una disciplina in forte espansione che riusciva combinare la sua attrazione verso il disegno con la letteratura.

Milo Manara

La prima esperienza arriva durante la fine degli anni Sessanta sulla collana “Genius”, nella quale si occuperà di una storia erotico-poliziesca. Da lì in poi seguiranno numerosissimi lavori per altre prestigiose testate italiane e francesi, mentre verso la fine del decennio successivo vengono concepiti i suoi primi personaggi di successo.

Importantissimo sarà l’incontro nel 1987 con Federico Fellini, dal quale nascerà una profonda ispirazione reciproca, riassunta nella scenografia illustrata che diventerà “Viaggio a Tulum” e nei manifesti dei film “Intervista” e “La Voce della Luna”. Sempre nel campo del cinema, verrà contattato anche da Pedro Almodóvar con il compito realizzare un fumetto basato sul libro di racconti “El Fuego Y Las Entrañas”. Non passerà molto tempo che la sua firma conquisterà persino gli Stati Uniti grazie alle commissioni di DC Comics e Marvel, che gli permetteranno di immergersi nel mondo dei supereroi. Nel nuovo millennio invece le attività si diversificano: per Alejandro Jodorowsky disegna un fumetto basato sulla casata dei Borgia; a Chanel offrirà delle consulenze relative a delle campagne pubblicitarie; Vogue lo sceglie per una copertina; sarà spiacevolmente coinvolto nella serie animata incentrata su Adriano Celentano, dalla quale ha successivamente preso le distanze; e nel frattempo realizza “46”, una storia a fumetti tra sogno e realtà su Valentino Rossi.

In tutto il suo operato però esiste un filo comune su cui forse non ci siamo ancora soffermati abbastanza: l’erotismo. Milo Manara è infatti conosciuto in Italia e all’estero come il maestro del fumetto erotico, poiché da sempre le sue opere si contraddistinguono per una spiccata sensualità nel ritrarre le donne tra provocazione e desiderio, senza mai sfociare nella volgarità. Il sesso, la bellezza, l’amore, la spregiudicatezza: sono questi i perni su cui si eregge l’immaginario del fumettista con la sua narrativa onirica che eleva il contesto a un’autentica forma d’arte interpretabile sia concettualmente che visivamente per merito dei tratti riconducibili alla tela di un vero pittore. Da Miele a Claudia, le modelle presenti nelle sue tavole hanno come punto di riferimento la dea Venere in quanto attraenti e seduttive, ma non solo limitandosi all’aspetto fisico, bensì giocando sull’atteggiamento e un particolare preciso, ossia lo sguardo, spesso capace di colpire, penetrare a fondo, e confondere.

Il segreto dell’eros? Tutto parte dallo sguardo. È dagli occhi che inizio a disegnare una figura. È quello il punto fondamentale. L’attenzione del lettore può cadere sulle gambe, sul seno o sul sedere, ma comunque tutto parte dagli occhi delle mie ragazze: è lì che inizia il rapporto tra la figura disegnata e il lettore.

Milo Manara

A quanto pare è proprio questo l’aspetto che più ha colpito Drake. Nel post in cui viene ritratta l’alternate cover di “Certified Lover Boy” disegnata da Milo Manara vediamo infatti una donna inquadrata da una telecamera mentre tiene in bocca un leccalecca, ma la parte che senza ombra di dubbio colpisce per prima è lo sguardo, diretto allo spettatore con una certa schiettezza che può soltanto intimidire. I bordi sono come sempre marcati, mentre i colori esibiscono in gran naturalezza le sfumature tipiche degli acquarelli e in ogni singolo dettaglio si percepiscono tutte le sofisticate vibes dell’album senza aggiungere troppo. Ecco perché l’artwork è sicuramente considerabile il migliore della serie, e senza nulla togliere al grande Damien Hirst, ci sentiamo di dire che forse la scelta del fumettista italiano sarebbe stata più efficace.