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Chi si nasconde dietro al successo del brand Supreme?

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Come già anticipato in un precedente articolo, la società di asset management The Carlyle Group ha confermato, a gran sorpresa, l’acquisito del 50% delle quote azionarie del brand newyorkese Supreme.

Secondo alcune indiscrezioni, The Carlyle Group avrebbe sborsato una cifra come 500$ milioni di dollari per l’acquisto delle quote azionarie di Supreme, azienda recentemente valutata circa un miliardo di dollari. Per darvi un’idea della crescita vi facciamo presente che, nel lontano 1994, è costato solo 12.000$ aprire il primo store nei pressi di Manhattan.

A questo punto è più che lecito chiedersi: come ha fatto il piccolo skate-shop di LaFayette Street a raggiungere un tale successo a livello internazionale? Cosa si nasconde dietro al successo di Supreme?

I punti forti del brand sono essenzialmente: la “credibilità nell’ambiente di strada”, il modello di business innovativo, la vendita di prodotti economicamente accessibili ma cool allo stesso tempo e le release limitate (come afferma Jebbia stesso “anche se possiamo vendere 600, noi produciamo 400”). Ma questi elementi, da soli, non sarebbero in grado di generare il successo ottenuto; servono una spinta e una “iniezione di liquidità” non indifferente.

Come afferma businessoffashion.com, infatti, alle spalle dell’enorme successo e della rapida espansione di Supreme si cela un partner silenzioso, tenuto nascosto sino ad oggi: Goode Partners LLC, la private equity firm con base a New York, nel 2014 ha acquisito una quota di minoranza del brand veicolandola sulle due tipologie di investimento Goode Supreme Holdings Co-Invest LLC e Goode Supreme Holdings Co-Invest II LLC.

Né Jebbia  né la private equity firm hanno mai svelato l’esistenza della partnership (probabilmente per mantenere la credibilità nel mondo dello streetwear) e Supreme non figurava nemmeno tra le società detenute nel portafoglio azionario di Goode Partners LLC. E pare sia stata proprio quest’ultima ad apportare il capitale necessario per l’espansione del retail network del brand newyorkese.

Ma come solitamente avviene, le società di private equity tendono ad acquisire e sviluppare rapidamente per poi vendere nel giro di 3 o 5 anni le aziende acquisite: pertanto abbiamo modo di pensare che Goode Partners LLC abbia già ceduto la sua quota direttamente a The Carlyle Group.

Alla luce di tutto ciò: come sarà il futuro per Supreme? Riuscirà a mantenere l’equilibrio tra credibilità, alto volume di vendite e esclusività del brand?

Chi vivrà vedrà.


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