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Quattro chiacchiere con il boss di Stone Island Carlo Rivetti

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Dopo il successo del PROTOTYPE RESEARCH_SERIES 01 lanciato nel novembre 2016 e che ha visto la realizzazione di 100 capi Lasering On Liquid Reflective Base, Stone Island in occasione della Design Week di Milano ha voluto presentare la seconda parte di questo progetto. Il nuovo capitolo vede la creazione (totalmente fatta a mano) di una giacca reversibile costituita da una fibra artificiale leggera, impermeabile e resistente a strappi, abrasioni e bruciature: la Dyneema.

La collezione prevede due set da 50 giacconi frutto di una collaborazione durata due anni e mezzo e tinti con 50 tonalità differenti nel Laboratorio del Colore dell’azienda. I capi saranno rilasciati alla fine del mese di aprile esclusivamente sul sito di Stone Island.

Noi di Outpump siamo passati presso lo showroom di via Savona 54 in cui è situato, fino a domenica 09, lo stand di Stone Island per fare quattro chiacchiere con il proprietario del brand modenese Carlo Rivetti. Vi lasciamo di seguito alcuni stralci del nostro incontro.

 

Come è nata la seconda parte del progetto?

Tre anni fa entrai in un negozio di nautica e vidi una gomena per navi tinta di un bellissimo blu. Furono proprio il colore e la leggerezza di quel tessuto che attirarono la mia attenzione e così chiesi informazioni. Mi dissero che si trattava di Dyneema, una delle fibre più resistenti al mondo, e da quel momento iniziai una ricerca. Ma dopo una manciata di mesi, fu proprio l’azienda stessa, Dyneema Project, che venne a cercare noi di Stone Island per lanciarsi nel mondo dell’abbigliamento per ampliare la versatilità del loro prodotto. Infatti la fibra era principalmente utilizzata per costruire vele e cime per navi, cime per arrampicata e feltro antiproiettile.

In un’intervista rilasciata lo scorso novembre sul Portale Pambianconews ha dichiarato che dopo quel meraviglioso anno appena finito, il 2017 sarebbe stato un periodo di “digestione” ma in realtà ci sembra che sia tutto il contrario. Qual è l’obiettivo di Stone Island per quest’anno?

Dopo la scalata tumultuosa del 2016, anche il 2017 vedrà una crescita alla pari ma a perimetro costante, dove l’attenzione sarà posta più sul mantenimento dell’altissimo livello della qualità. Per arrivare a questo obiettivo cercheremo di contingentare le vendite senza creare particolari piani di sviluppo.

A cosa deve Stone Island il successo del suo ingresso nell’ambiente streetwear?

Lo streetwear ci ha scelto e di questo ne vado molto orgoglioso. Stone island non è cambiata per piacere ed è stato anche grazie alle molteplici collaborazioni, per esempio quelle con Nike e Supreme, che ci hanno fatto conoscere per quello che siamo veramente. La nostra azienda parla una lingua che riesce a dialogare molto bene con questo mondo.

Ormai non è più un segreto che fra Drake e Stone Island ci sia uno stretto legame. Paparazzato più volte con indosso i suoi prodotti, il rapper ha aiutato ad aumentare la popolarità del brand negli Stati Uniti, utilizzandolo soprattutto nel suo tour “The Boy Meets World”. Com’è il suo rapporto con lui?

Ho conosciuto Drake durante il suo concerto a Londra (avete visto la nostra foto insieme postata su instagram?), l’esibizione mi è piaciuta tantissimo e lui mi è parso fin da subito una persona di buon cuore. Nel 2010, quando il rapper ancora non era così conosciuto, indossava già Stone Island ma è solo successivamente che i rapporti sono cresciuti. Due anni fa abbiamo iniziato ad espanderci in America guidati da mio figlio Matteo che, casualmente, lo conobbe uscendo di casa e da quel momento nacque una grande amicizia. Drake non è un testimonial, è un vero appassionato del brand e tra di noi c’è un sentimento di stima reciproca. Per il suo tour europeo il rapper ha deciso di vestire solamente Stone Island rifiutando un contratto milionario da un brand americano; gli abiti di scena sono stati creati esclusivamente per lui e non saranno mai più riprodotti.

 

Ringraziamo il Sig. Carlo Rivetti per la sua gentilezza e disponibilità, ed il nostro inviato speciale Marco Flaminio.


Outpump

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