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Chris Paul, il basket nella bolla e il supporto alle università afroamericane

Articolo di

Marco Rizzi

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NBA, @NBAKicks

Da circa un mese il basket NBA ha fatto il suo ritorno, “ospite” della bolla allestita dalla Lega all’interno di DisneyWorld a Orlando. Il campionato 19/20 era in pausa da quasi cinque mesi, da quando l’11 marzo l’NBA annunciò la sospensione ufficiale dopo l’accertamento dei contagi di diversi giocatori.

Complice un periodo dell’anno in cui negli Stati Uniti è attivo solamente il baseball MLB, molti degli appassionati di sport di tutto il mondo hanno avuto modo di potersi concentrare sullo sprint finale della stagione NBA 19/20, concentrato in sole otto partite prima dell’inizio dei Playoff.

Il restart della stagione è arrivato, purtroppo, in uno dei momenti più critici degli ultimi anni, con il picco di un’epidemia di Covid-19 secondo molti mal gestita che si è sovrapposto a un’enorme mobilitazione pubblica a seguito dell’omicidio di George Floyd da parte di agenti della polizia di Minneapolis. Le immagini delle proteste, dei cortei e dei gravi episodi di violenza e scontro tra manifestanti e forze di polizia hanno fatto il giro del mondo, dando ampio risalto al movimento Black Lives Matter portando persone in piazza in tutti i continenti.

Si è molto discusso negli ultimi due mesi delle proteste che hanno sconvolto gli Stati Uniti e del coinvolgimento di diverse star dell’NBA nelle mobilitazioni organizzate nelle rispettive comunità. L’NBA non ha mai fatto mancare il supporto ai propri giocatori, capendo immediatamente l’importanza e la portata delle proteste. Nonostante ciò, nelle settimane precedenti al restart fissato per la fine di luglio tanti hanno lamentato il fatto che un ritorno del basket sui media nazionali e internazionali avrebbe fatto il gioco di chi voleva togliere visibilità alle contestazioni e al movimento Black Lives Matter, tra questi anche l’ex giocatore Stephen Jackson, amico di George Floyd e uno dei volti della protesta.

L’NBA, di comune accordo con l’NBPA (National Basketball Player Association, una sorta di “sindacato” dei giocatori NBA), ha deciso di rendere la bolla di Orlando una piattaforma per i giocatori, dando loro ampio spazio e possibilità di discutere anche i temi più sensibili. NBA e NBPA hanno dato anche la possibilità a ogni giocatore presente nella bolla di scegliere un messaggio sociale da utilizzare al posto del proprio nome sulle spalle della propria maglia, così da poter diventare in prima persona veicolo delle proprie idee.

Tra questi c’è anche Chris Paul. La star degli Oklahoma City Thunder, nonché Presidente dell’NBPA, ha deciso di indossare sulle proprie spalle la scritta “Equality”, mentre guida la sua squadra nel finale di stagione. Paul è entrato nella bolla da assoluta sorpresa: dopo lo scambio che lo ha portato ai Thunder dai Rockets nella scorsa off season, molti tra gli analisti NBA non hanno perso tempo a bollare il play da Wake Forest come un giocatore a fine carriera e condannare i Thunder a una stagione di tanking. Le cose sono andate in maniera molto diversa, e proprio la voglia di rivalsa ha spinto Paul e i Thunder a un sorprendente quinto posto a ovest e a un posto assicurato ai Playoff 2020.

Durante le otto partite di stagione regolare e le quattro (and counting) di Playoff giocate nella bolla di Orlando, Chris Paul ha deciso di condividere un importante messaggio sociale non soltanto con la sua canotta, ma anche con le sue sneakers. In ognuna di queste partite Paul è sceso in campo con una speciale versione custom delle sue Air Jordan CP12 con i colori sociali di un’Università di tradizione afroamericana, puntando così i riflettori sull’importanza delle HBCU (Historically Black Colleges and Universities) nelle comunità statunitensi.

Molte di queste Università furono fondate nella seconda metà dell’800 quando, nonostante la Guerra Civile avesse segnato la fine della schiavitù, molti dei College americani restarono segregati e vietati agli studenti neri. La presenza sul territorio di queste organizzazioni fu fondamentale per offrire una valida alternativa agli studenti afroamericani alla ricerca di un superiore livello d’istruzione, soprattutto se si pensa che la segregazione delle scuole negli Stati Uniti divenne incostituzionale soltanto nel 1954 ed episodi di razzismo restarono comunque presenti per decenni (tra questi anche il gesto del senatore Wallace di vietare l’ingresso a due studentesse afroamericane all’Università dell’Alabama nel 1963, a cui Kennedy dovette rispondere inviando la Guardia Nazionale).

Paul, che da studente universitario ha giocato per i Demon Deacons dell’Università di Wake Forest in North Carolina, è sempre stato uno dei giocatori più vocali e attivi nell’ambito delle tematiche sociali, impegno che ha contribuito alla sua elezione di Presidente della NBPA, la lega dei giocatori. Paul è anche stato il primo giocatore dell’NBA a pronunciarsi in diretta televisiva, pochi istanti dopo l’importante vittoria contro gli Houston Rockets in Gara 4 del primo turno di Playoffs, riguardo l’aggressione della Polizia di Kenosha, Wisconsin ai danni di Jacob Blake.

Nei giorni successivi Paul è stato una delle figure principali dell’importante protesta dei giocatori NBA presenti nella bolla, che hanno deciso di non scendere in campo per dare un importante segnale proprio mentre negli Stati Uniti la situazione stava degenerando. In diversi momenti è sembrato che l’unica scelta possibile fosse la sospensione della stagione, come proposto da LeBron James e Kawhi Leonard in rappresentanza di Los Angeles Lakers e Los Angeles Clippers. Nel suo ruolo di Presidente dell’NBPA, Paul ha giocato un ruolo fondamentale nella mediazione tra giocatori, proprietari e Lega, perché si potesse raggiungere un maggior coinvolgimento dell’NBA e delle società, e la successiva ripresa delle partite.

Le Air Jordan CP12 custom indossate da Chris Paul sono state realizzate da Roland Padron aka Nomad Customs, uno degli artisti più noti in questo settore nonché collaboratore ufficiale di molte delle principali leghe sportive professionistiche statunitensi.

Qui sotto la lista, in aggiornamento, delle Università rappresentate da Chris Paul in ogni sua partita all’interno della bolla di Orlando.

– 01/08/2020  vs. Utah Jazz – North Carolina A&T
– 03/08/2020 vs. Denver Nuggets – Alabama A&M
– 05/08/2020 vs. Los Angeles Lakers – Howard University
– 07/08/2020 vs. Memphis Grizzlies – Livingstone College
– 09/08/2020 vs. Washington Wizards – Albany State University
– 10/08/2020 vs. Phoenix Suns – Savannah State University
– 12/08/2020 vs. Miami Heat – Lansgston University
– 14/08/2020 vs. Los Angeles Clippers – North Carolina Central University
– 18/08/2020 vs. Houston Rockets (G1 Primo Turno) – Winston-Salem State University
– 20/08/2020 vs. Houston Rockets (G2 Primo Turno) – Southern University
– 22/08/2020 vs. Houston Rockets (G3 Primo Turno) – Hampton University
– 24/08/2020 vs. Houston Rockets (G4 Primo Turno) – Alabama State University
– 29/08/2020 vs. Houston Rockets (G5 Primo Turno) – Lincoln University
– 31/08/20 vs. Houston Rockets (G6 Primo Turno) – Shaw University
– 02/09/20 vs. Houston Rockets (G7 Primo Turno) – Clark Atlanta University