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CoCo ci ha portato a fare un giro negli angoli della sua Floridiana

Articolo di

Greta Scarselli

Il disco di CoCo è un gran lavoro. Una scommessa, lo ha definito. Corrado non è uno che si diverte quando fa musica, ci pensa troppo, non riascolta mai più volte le tracce chiuse per paura di trovarci sempre un nuovo difetto. Eppure con “Floridiana” ha avuto un approccio diverso. “Floridiana” è un puzzle di emozioni portate sul foglio in momenti spensierati, cosa che solitamente non accade. 

Nato a Napoli e trasferitosi per un periodo a Londra, CoCo resta strettamente legato alla sua città, il suo posto. E nonostante abbia viaggiato e vissuto in altri luoghi, a dare il titolo al suo secondo disco è proprio un parco a porte chiuse che si staglia in mezzo alla metropoli di Vomero, a Napoli. Lì CoCo ha vissuto la sua infanzia, legato alla madre che lo avrebbe lasciato solo pochi anni dopo, “ho tante immagini che mi legano a quel posto, ci andavo spesso con mia madre. Per assurdo, è stato anche il primo posto dove ho fatto a botte con un ragazzino, era due anni più grande di me”, ci dice sorridendo. “Quando penso alla Floridiana mi assalgono forti sensazioni”.

Un parco immenso che si espande per 24 ettari, tenendo al riparo i suoi ospiti da ogni frenesia della capitale campana. È lì che la madre lo portava ed è lì che oggi Corrado porta suo figlio, anche se non così spesso, non come vorrebbe. La decima traccia, “Compleanno”, è la dedica di un padre che non ha distolto lo sguardo dai suoi sogni, perso in quel mondo che ha cercato per tutta la vita. 

“Io la mia vita me la immagino proprio così, una scalinata infinita (ride, ndr). Un po’ per scelta, un po’ per mia natura. Sono una persona che non si accontenta mai facilmente, anche quando riconosco di aver raggiunto un traguardo non riesco mai a far sì che questo basti per farmi sentire appagato. È una sensazione che al massimo dura un paio d’ore”.

Il mio limite più grande, la cosa che mi fa perdere più tempo sono le mie insicurezze.

CoCo ad Outpump

Non abbiamo potuto visitare la Floridiana al fianco di Corrado, le restrizioni hanno reso tutto più complicato, ma, con il suo aiuto, abbiamo ripercorso gli angoli di questo luogo come se fossero quelli della sua mente.

La Floridiana, riflessa in questo progetto, diventa il luogo dell’immaginario espressivo ed estetico di CoCo, la sua comfort zone, l’unico posto in cui si sente protetto. “Mi fa sentire al sicuro, è molto grande e, anche se affollato, ci sono tanti posti lasciati a se stessi dove puoi trovare facilmente la tua dimensione”.

Il punto più imponente del parco è proprio questo, una scalinata che dalla terrazza vista mare si erge per raggiungere l’entrata sul retro della villa che da il nome al parco. È lì che l’ultimo scalino si interrompe, per metterci di fronte all’ingresso di ciò che abbiamo raggiunto con tanta fatica. “Ambisco a una mia stabilità mentale”, dice CoCo, “che mi faccia vedere le cose come stanno davvero, senza questa continua insoddisfazione che molto spesso distorce la mia realtà. Sento che ci sto arrivando.”

Corrado è una persona molto sensibile e nei suoi brani esprime le emozioni più pure dell’essere umano. Qui i fiori assumono un ruolo fondamentale per unire i pezzi del puzzle che l’artista ci ha offerto a braccia tese: “è come se fossero una corazza di sensibilità, qualcosa che mi fa stare male ma allo stesso tempo mi rende unico e consapevole di chi sono”. Corrado di scalini ne ha saliti, e altrettanti ne ha di fronte, ma con questo disco sembra riscoprire qualcosa che può arrivare solo dopo una grande e profonda conoscenza di sé: la sensibilità non è da reprimere, né tantomeno da nascondere, è ciò che ci protegge. 

“Piove su di noi, questi fiori ci proteggono”. Si apre così il disco, con una frase che vi riecheggerà nella mente per tutto il proseguimento. “I fiori per me rappresentano bellezza, fragilità, forza e malinconia”. Esattamente come ci racconta la cover del disco.

La cover di “Floridiana”

Il posto è ancora molto grande, decidiamo di concentrarci sul Museo Della Ceramica che occupa gran parte della villa. 

“Sembrerò contraddittorio, ma io in mostra – nel mio museo – ci metterei proprio la mia sensibilità e la mia fragilità, con i suoi pro e i suoi contro. Io sono un grande osservatore, studioso di ciò che mi circonda, soprattutto per quanto riguarda le persone. E ciò che noto è che la tendenza a nascondere le proprie debolezze è sempre più forte, quasi nessuno mette più in piazza i propri sentimenti, manifestando i suoi stati d’animo e le sue riflessioni, sembra che a nessuno piaccia mettersi in discussione”. CoCo invece lo ha fatto alla grande, la scrittura è la sua terapia e i testi di “Floridiana” sono come pagine del suo diario. Eppure, al contrario della grande maggioranza, quella di fare musica non è stata una scelta pensata e voluta, è qualcosa che gli si è parato davanti per necessità. “Non è un sentiero che ho scelto, è qualcosa che ho trovato lungo la strada, ho capito che mi faceva stare bene e mi dava la possibilità di esprimermi senza limiti”, ci dice, ripercorrendo con la mente l’intrigo di sentieri che si espande per tutto il parco, “la cosa bella dei sentieri è che ci sono tante cose che durante il percorso possono attirare l’attenzione, tante cose futili sì, ma tante altre che possono spronarci a proseguire”.

La musica è proprio una di queste ed è un sentiero che CoCo ha dovuto percorrere da solo. Lo racconta in “Nessuno Sa”, quarta traccia del disco, dove l’artista mette in rima i sacrifici che gli sono stati chiesti per imporre la propria volontà agli altri, piuttosto che a sé stesso.

La cosa più importante per un essere umano è riconoscere la propria unicità. Solo così puoi mostrarla agli altri.

CoCo ad Outpump

“A tutti piace affermare le proprie idee, ma nessuno analizza le cose, in primis sé stessi. Mi sembra che tutto si basi sempre di più sull’immagine, piuttosto che su quello che una persona ha realmente da dare, motivo per cui oggi, secondo me, essere sensibili e metterlo in piazza significa avere personalità”.

Visto il disco che ha tirato fuori, utilizzando le sue debolezze come luce guida della sua mano sul foglio, non possiamo che dargli ragione. “Quello che faccio io non è per tutti. Essendo molto personale e introspettivo, ci vogliono determinate esperienze per vivere e capire la mia musica.”

Arrivati alla fine del nostro percorso, dopo aver ripercorso i sentieri e i giardini che ormai hanno preso una loro dimensione nella sua mente, non ci resta che fermarci di fronte ai cancelli per chiedergli che cosa vede oltre.

“Sono consapevole che là fuori c’è un sacco di gente che vive questi stati d’animo e che come me ha paura di esprimersi nella vita reale”, afferma, ma se adesso quei cancelli rappresentano ancora un’alta barriera da cui guardare attraverso per paura di disturbare, una volta uscito il disco sarà tutto diverso: “quei cancelli saranno solo la porta per far entrare più persone possibile nella mia Floridiana”.

Retro della cover del vinile di “Floridiana”
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