Fashion

Come i suits sono passati dal guardaroba dell’impiegato a quello dell’hypebeast (riuscendoci)

Articolo di

Francesca Salza

Certi capi, si sa, sono come gli amori: fanno dei giri immensi e poi ritornano. È questo il caso dei suits, ovvero i completi giacca pantalone. Simbolo per eccellenza di una sartorialità senza tempo, sono stati per decenni i protagonisti delle passerelle maschili e, in parte, anche di quelle femminili. Poi, improvvisamente, sono come scomparsi. E il merito (o la causa) è da attribuirsi allo streetwear: i pantaloni dal taglio sartoriale sono stati rimpiazzati da tracksuit, mentre t-shirt e hoodie hanno preso il posto di blazer e giacche doppiopetto. Ma perché questi capi così longevi si sono presi un lungo periodo di pausa dalla moda per poi ritornare? La risposta è nella storia e, più nel profondo, nel come l’evoluzione delle mode non sia altro che un ciclo di pezzi che ritornano a cadenza regolare. Ma partiamo dal principio.

Per suit (parola inglese) si intende il coordinato giacca pantalone. In termini semplici, quel particolare tipo di abbigliamento che non avremmo mai pensato di indossare prima dei 35 anni, e in nessun caso al di fuori di un contesto lavorativo d’ufficio.

Il completo non è ovviamente nulla di nuovo. Ha fatto parte del guardaroba maschile, pur se in forme diverse, per secoli. È quello che definiremmo un capo “camaleontico”, e probabilmente la sua longevità è dovuta proprio a questa caratteristica. Nel corso degli anni, infatti, è stato mostrato nelle versioni più disparate: da quella tradizionale a quella con flare pants anni ‘70, dal tre pezzi fino alle versioni dai colori eccentrici di David Bowie. È poi entrato lentamente a far parte del guardaroba femminile, finché non è stato completamente sdoganato da Armani, che lo ha posto come baluardo del dailywear da working girl. Il completo si è evoluto così come abito “di potere” delle donne e come capo simbolo della moda neutral gender, con evidenti reference a Marlene Dietrich e Greta Garbo (tra le prime donne a vestire capi maschili).

Poi, con l’arrivo dello streetwear, il completo è lentamente scomparso dalle passerelle delle fashion week mondiali, cadendo pian piano in un dimenticatoio a cui avevano accesso solo gli impiegati d’ufficio.  Ma la moda – si sa – cambia, inverte i ruoli e impone cose che non avremmo mai immaginato potessimo amare: il suit è uno di questi. E infatti, nel 2019, nascosto tra felpe con cappuccio, pantaloni della tuta e baseball cap, il brand Supreme ha inserito nella sua collezione un classico abito a due pezzi. Il capo più facilmente associato a politici e impiegati ha fatto capolino in un nuovo territorio. In parole povere, dagli uffici di banca alla fashion week maschile. Com’è possibile? Merito di un’evoluzione a cui sono soggetti, nel tempo, tutti gli elementi che fanno parte del sistema moda.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un intreccio sempre più forte tra streetwear e luxury. Il primo passo sono state le capsule collection e le collaborazioni: tra le ultime, quella tra Ermenegildo Zegna e Fear of God, da cui è scaturita una collezione ha ridisegnato i canoni dell’eleganza; o quella tra Dior, brand simbolo della haute couture, e Nike, che insieme hanno creato una delle sneakers più attese dell’anno. Successivamente, i designer appartenenti al mondo dello streetwear si sono insediati all’interno delle più importanti case di lusso: due, tra tanti, sono Virgil Abloh e Demna Gvasalia, rispettivamente direttore artistico di Louis Vuitton e direttore creativo di Balenciaga. E adesso, al culmine della fusione, l’inserimento di pezzi classici all’interno del guardaroba contemporaneo.

Raf Simons ha sottolineato questa nuova concezione della moda in un’intervista con i-D nel backstage della sua sfilata SS 2019: “Abbiamo bisogno nuovi contorni, di una nuova forma”, ha spiegato. “Ci sono troppe felpe con stampe là fuori. Qualcosa deve cambiare.” E qualcosa, effettivamente, stava già cambiando.

Il primo segno dell’avvento del nuovo “tailored streetwear” è avvenuto durante Pitti Uomo 2017, quando Gosha Rubchinskiy ha fatto sfilare un trio di ragazzi vestiti con completi scuri, abbinati a sneakers, tshirt con stampa e catene al collo. Poco tempo dopo, Virgil ha utilizzato Louis Vuitton come nuova piattaforma per presentare la sartoria come parte della sua grammatica della moda, che ha poi prontamente riportato in Off-White. Le ultime collezioni, infatti, sono chiaramente influenzate dal tailoring. Nel 2019, invece, ha fatto sfilare una serie di silhouette grigie per Louis Vuitton, tra cui una serie di completi con pantaloni over e giacca doppiopetto o stretta in vita da un elastico; dettaglio che ha riportato anche in Off-White, dove l’atteggiamento dello streetwear incontra la finezza del lusso con completi che hanno però come punto di partenza la decostruzione, caratterizzati da giacca con patch sul polsino.

Kim Jones ha reso Dior il perfetto ibrido tra sartorialità e streetwear, bilanciando perfettamente l’heritage della casa di moda con il suo background culturale e la sua visione dello streetwear, eredità del lavoro a Gimme 5 con Michael Kopelman e di quello per Pastelle, il brand di Kanye West che non ha mai visto la luce.

Perfino Vetements, Re dell’oversize e dei loghi, ha mostrato più look classici sulle sue passerelle: durante la sfilata della primavera 2020, presentata in un McDonald’s parigino, nessun paio di sneakers è stato avvistato, ma il completo c’era. E infine, com’è stato già detto, c’è Supreme, che da quella collezione del 2019 ha sfornato completi nei tessuti e nei colori più disparati.

Quello di Supreme – va detto – non è solo un abito, ma rappresenta un cambiamento nel fashion, che è stato dominato dallo streetwear per tutta la durata degli ultimi anni. Articoli come felpe con cappuccio, tute da ginnastica e sneakers hanno popolato le passerelle maschili diventando una cosa ovvia. E quando qualcosa nella moda diventa ovvio, per l’appunto, un altro capo – magari dimenticato, ritenuto obsoleto o semplicemente non più parte dei canoni estetici della contemporaneità – ritorna, beffandosi, nella sua antica consapevolezza, di tutta l’ovvietà propinataci nel periodo precedente. Così, con i feed di instagram pieni di streetwear, i tailored suits sono diventati qualcosa di inaspettatamente fresco. E che venga indossato in color verde menta e con slide sandals come Kanye West o in versione oversize con un paio di triple S o di Air Jordan 4 il completo funziona sempre, ed è per questo che chiunque dovrebbe averne uno (o più di uno) nel proprio armadio.

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