Cosa cambierà nel mondo dello sport con Joe Biden

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Da qualche giorno è ufficialmente iniziata l’era Joe Biden: il 46esimo Presidente nella storia degli Stati Uniti d’America ha effettuato il giuramento e compiuto tutti gli altri passaggi necessari ad ufficializzare il passaggio di testimone alla Casa Bianca come successore di Donald Trump. A poche ore dal suo insediamento, il 78enne democratico ha subito siglato e diffuso un Executive Order contenente alcune precise disposizioni che fanno già ampiamente intravedere l’impronta progressista presente nella sua agenda politica. Riprendendo alcuni punti trattati già dall’amministrazione Obama ma anche il Civil Right Act del 1964, Biden si è soffermato parecchio sui temi relativi alla parità dei sessi, a protezione delle persone LGBTQ da ogni discriminazione sulla base dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale in materia di occupazione, assistenza sanitaria, alloggio, istruzione e altri settori chiave della vita. Sconfessando dunque la prevalenza del sesso biologico rispetto a quello percepito, Biden ha anche chiesto l’ammissione delle donne transgender negli sport scolastici femminili. Quindi i nati maschi (con corpo maschile, muscoli maschili e quasi sempre genitali maschili) che si identificano come donne potranno ovviamente accedere anche a spazi riservati annessi, come bagni e spogliatoi. Una presa di posizione molto chiara che si pone in continuità con i piani di inclusione sociale e integrazione: un segnale molto preciso è stato la decisione di qualche giorno fa di affidare il ruolo di assistant secretary (sottosegretario) della Sanità a Rachel Levine (già segretario alla Sanità della Pennsylvania), che sarà quindi la prima persona transgender ad occupare un incarico federale dal Senato. 

Quella di invitare celebrities del mondo dello sport è un’abitudine molto diffusa quando si organizza la cerimonia di inaugurazione del nuovo corso presidenziale, e così è stato anche stavolta. In questa occasione hanno presenziato alcuni atleti simbolo dell’ultima generazione come Sarah Fuller,  la terza donna nella storia a prendere parte a una partita di football americano maschile di college negli Stati Uniti, la prima in una delle sette conference principali; Kim Ng, la prima donna General Manager di una squadra di MLB, i Miami Marlins; l’Hall of Famer NBA Kareem Abdul-Jabbar e poi ancora gli Olimpici Nathan Chen, Allyson Felix e Katie Ledecky. Chi non ha partecipato direttamente all’Inauguration Day, non ha fatto mancare il proprio supporto al nuovo Presidente tramite social network. 

Quel che è stato ribadito più volte, e che si spera non rimanga solo uno slogan propagandistico, è la volontà di Joe Biden di diventare il Presidente di tutti, di voler rappresentare ogni cittadino ed essere vicino ad ogni partecipante alla vita politica del Paese. Nello stesso tempo, sono moltissimi gli sportivi statunitensi che hanno vissuto l’elezione di Biden come il momento storico grazie al quale poter rientrare in contatto con i leader di Stato e sentirsi finalmente a proprio agio nelle dinamiche della società. Durante l’era Trump, infatti, troppe stelle dello sport americano si erano spesso trovate in disaccordo con le politiche ostili e divisive e con i linguaggi utilizzati dall’ex Presidente repubblicano, colpevole di aver creato un vuoto di relazioni con molte stelle dello sport.

“It was great. It was beautiful. It was really nice to hear calming words and a lot of civility, empathy and to see a lot of diversity. It was a beautiful day.”

Steve Kerr, ex cestista dei Chicago Bulls e attuale allenatore dei Golden State Warriors

Come dimenticare gli attriti con coloro i quali avevano appoggiato le proteste di Colin Kaepernick e la celebre frase indirizzata ai proprietari delle franchigie NFL (“Wouldn’t you love to see one of these NFL owners, when somebody disrespects our flag, to say, ‘Get that son of a bitch off the field right now. Out! He’s fired. He’s fired!’”), o ancora, più recentemente, il distacco e le critiche nei confronti degli attivisti del movimento Black Lives Matter che si erano inginocchiati durante il momento dell’inno o si erano addirittura rifiutati di cantarlo in segno di protesta contro il trattamento ricevuto dalla comunità black.

Trump era stato anche pesantemente boicottato da atleti del calibro di Megan Rapinoe, il capitano e leader della Nazionale di calcio che pronunciò la celebre frase “I’m not going to the fucking White House” durante i Mondiali del 2019 oppure dal numero uno del basket LeBron James, che nel 2017 lo aveva definito un “barbone” per non aver ricevuto i Golden State Warriors alla Casa Bianca. Adesso è tempo di ricucire i rapporti con tutti, e proprio grazie all’apertura di LBJ una squadra di NBA, i Los Angeles Lakers che hanno vinto il titolo nel 2020, potrebbe tornare a far visita alla White House dopo un vuoto di quattro anni.

Cosa si sa di Joe Biden in versione sportivo oltre alla passione per la sua cyclette Peloton super tecnologica che usa quotidianamente? Biden aveva già avuto modo di ospitare alcuni calciatori della Nazionale di calcio alla Casa Bianca, nel lontano maggio 2010: in quell’occasione, come è raccontato in un lungo e bellissimo articolo su Sports Illustrated, intrattenere i giocatori in un luogo considerato da tutti inaccessibile fu un gesto molto affettuoso e distensivo da parte dell’allora Vice President, che in seguito fece visita agli stessi in occasione dell’esordio contro l’Inghilterra ai Mondiali Sudafricani e poi ancora quando gli USA affrontarono il Ghana, nel 2014 in Brasile. Nonostante ciò, Biden non è mai stato un grande appassionato di calcio anche se in tempi non sospetti aveva già intuito che sarebbe stato lo sport che avrebbe preso piede nel Paese in maniera più prepotente nell’ultimo decennio, e che avrebbe permesso a tanti giovani di farsi conoscere in Europa. Più che un gioco, un modo per circolare messaggi, per conoscere, per legare. 

Fu soprattutto la passione dei figli Beau e Hunter e delle nipoti Natalie e Daisy a coinvolgerlo e a farlo interessare alle sorti del club di MLS che stava nascendo nella vicina Philadelphia (lui è originario di Scranton, Pennsylvania, ma ha studiato nel Delaware), ed infatti fu tra i testimonial del primo match di MLS della storia della franchigia, nell’aprile del 2010. Ma per senso di appartenenza seguiva un po’ tutti gli sport delle squadre locali, il baseball, perfino l’hockey su prato e gli sport femminili. Per Biden lo sport non è stato solamente un modo per stringere amicizie, manifestare solidarietà e rafforzare il senso di community, ma gli fu di grande aiuto quando da ragazzino, anche se era troppo basso rispetto ai compagni, giocare a football fu fondamentale per risolvere i suoi problemi di balbuzie, e l’imbarazzo che ne conseguiva.

Lo sport era naturale per me quanto parlare era innaturale. E lo sport si è rivelato essere il mio biglietto per l’accettazione, e altro ancora. Non mi facevo intimidire facilmente in una partita, quindi anche quando balbettavo, ero sempre il ragazzo che diceva: “Dammi la palla”.

Joe Biden in “Promises to Keep”

Durante il suo lungo periodo da senatore, nonostante si occupasse principalmente di giustizia, affari esteri e più recentemente di narcotraffico, si ricordano le sue battaglie federali contro i farmaci illegali e l’utilizzo di sostanze proibite, quelle che migliorano le prestazioni alterando le competizioni e quindi l’ideale sportivo di ogni atleta, anche perché lo considerava principalmente un comportamento contrario ai valori americani. Un altro proposito molto attuale è quello che riguarda la volontà di assicurare parità di retribuzione tra atleti uomini e donne, che rientra nel più grande piano contenuto nella Biden Agenda e che il nuovo Presidente si è ripromesso di trattare presto. Nel 2010, su Instagram, ne aveva già discusso pubblicamente con Megan Rapinoe, fresca vincitrice del Pallone d’Oro femminile e con cui aveva instaurato un grande rapporto di stima reciproca già in occasione dei Mondiali del 2015 vinti in Canada.

Il Super Bowl 2021 sarà il primo grande evento sportivo che si disputerà durante il suo mandato, mentre i Mondiali 2026 (quelli che gli USA ospiteranno congiuntamente con Canada e Messico) si giocheranno soltanto al termine del suo quadriennio, ma gli toccherà solamente lavorare per organizzarli al meglio. Lui che aveva già intenzione di provare a ottenere la candidatura per quelli del 2022, poi assegnati al Qatar. Biden non è il solo appassionato di sport nel nuovo governo: Kamala Harris, che invece è cresciuta a Oakland, sul Pacifico, è tifosissima delle squadre dalla Bay Area (Golden State in NBA, Giants in MLB, 49ers in NFL) e nel suo nuovo ufficio da Vicepresidente appenderà la maglia dei Warriors regalatale da Steph Curry.

L’8 aprile del 2010 Joe Biden insieme alla nipote Natalie assistono al primo match di Major League Soccer nella storia dei Philadelphia Union, contro i DC United.

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