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Cosa nasconde l’industria del glitter?

Articolo di

Andrea Mascia

Fino a qualche anno fa non avremmo mai pensato che piattaforme come Reddit e TikTok sarebbero un giorno diventate uno spazio immenso in grado di contenere e divulgare addirittura inchieste e indagini, né tantomeno che in questo modo sarebbero nate un’infinità di teorie del complotto riguardo l’industria del glitter. Con la parola “glitter” si intende un assortimento di piccoli frammenti di plastica metallizzata che vengono utilizzati per abbellire vari oggetti o prodotti, dallo smalto per le unghie e i prodotti make-up ai giocattoli per bambini e ragazzi che troviamo in vendita in edicola, ma anche per rendere più sceniche le decorazioni natalizie.

Ma cosa succede a questa industria che muove miliardi di euro annui? È finita nel mirino di piattaforme abitate da Millennials e Gen Z, hanno ripescato una vecchia inchiesta comparsa per la prima volta sul New York Times ben quattro anni fa. Sì, perché il mondo del glitter va ben oltre le decorazioni natalizie e nasconde curiosità che, anche per soddisfare un semplice feticismo, meritano di essere approfondite.

In America, le aziende leader a livello globale nella produzione di glitter sono due, e sono situate entrambe nello stato del New Jersey. Dalla ricerca del New York Times emerge che una delle due è Glitterex (l’unica che ha voluto rilasciare dichiarazioni) e più che un’azienda produttrice sembra un vero e proprio bunker segreto, una realtà con cui è (quasi) impossibile interfacciarsi. Questo è quello che ha raccontato Caity Weaver, giornalista del NYT, chiarendo come le poche informazioni che è riuscita a estrapolare in seguito a un paio di chiacchierate con Babu Shetty, fondatore di Glitterex, e con Lauren Dyer, manager della stessa azienda, siano state poco chiare e imprecise, ma al contempo incredibilmente allusive.

Mr. Shetty ha dichiarato aspetti molto importanti: nessuna persona esterna può recarsi presso la fabbrica di Glitterex e il processo di produzione del materiale non può essere visionato, neanche se si è clienti. In più Glitterex, che a questo punto definiremmo l’Area 51 delle aziende statunitensi, non vuole e non può svelare i nomi dei suoi clienti (l’unico certo è Revlon, Inc., multinazionale che opera nel settore dei cosmetici), ma lo stesso Shetty ha affermato che esiste un enorme player che sta acquistando grandi scorte di glitter, motivo per cui sul web da anni si parla perfino di “glitter shortage”.

Ora, riflettiamoci su, esiste al mondo un’industria di queste proporzioni i cui nomi dei clienti sono tenuti completamente all’oscuro? Probabilmente no, e neanche ci rendiamo conto che i glitter sono letteralmente ovunque: sui caschi delle squadre di football dell’NFL, nei trucchi, nei giocattoli e addirittura nella vernice, specialmente quella con cui vengono decorati yacht e moto d’acqua. Ah, e non dimentichiamoci delle carte di credito: senza glitter sarebbe impossibile dare quel luccichio.

Perché Glitterex dovrebbe agire così sotto traccia? In parte, è probabile che le aziende clienti delle case che producono glitter non vogliano far luce su un materiale altamente inquinante composto da lamine di alluminio, o meglio, da plastica che è stata trasformata in alluminio e poi ridotta in brandelli, soprattutto in un momento storico in cui l’attenzione nei confronti delle tematiche legate alla sostenibilità sta crescendo a dismisura. Ma c’è anche un’altra pista, anzi, ce ne sono diverse, e sono portate avanti da utenti del web che cercano di capire dove finiscano le riserve di glitter di tutto il mondo. Questi ultimi, in maniera ironica e con un velo di serietà e devozione alla causa stanno proseguendo la loro crociata digitale per cercare di capire quali sono gli ambiti sconosciuti ai più in cui viene utilizzato il glitter: c’è chi ipotizza che serva addirittura per scopi turistici ed economici. Come? Mischiandolo con i granelli di sabbia per dare più lucentezza alle spiagge, quelle bianchissime che sorgono in villaggi in cui i pernottamenti costano centinaia di euro a notte.

Altri, invece, hanno pensato che la brillantezza del glitter possa in qualche modo aiutare a tenere traccia degli animali: se sfamati con del cibo misto al glitter, il loro percorso può essere rintracciato seguendo gli escrementi. Fantasioso vero? Esattamente come la teoria che riguarda il fatto che il glitter possa essere utilizzato per la produzione di ben altro: banconote e velivoli militari. L’inserimento nelle banconote – come ad esempio nella nuova banconota da $100 – preverrebbe la contraffazione, mentre i velivoli utilizzati durante le operazioni belliche sarebbero riverniciati con glitter riflettente per eludere il monitoraggio dei nemici durante le operazioni stealth. I meno creativi, invece, sostengono che il glitter sia inserito all’interno del dentifricio per abbellire l’estetica del prodotto.

Se anche una di queste teorie dovesse nascondere la verità, dietro all’industria del glitter si celerebbe un traffico di denaro più grande di quanto si possa minimamente immaginare, sia dal punto di vista del business, sia dell’impatto ambientale, di cui aveva parlato già ScienceDirect in questo articolo.

@maxedoutmommy But really, what is it?? #glitterconspiracy #glittergate #glitter #wherestheglitter ♬ original sound – Rae