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Dalla parte di Mario Balotelli

Articolo di

Massimiliano Macaluso

È bastato leggere le prime indiscrezioni sul suo ritorno in Nazionale che già non si parla d’altro che di Mario Balotelli tra i convocati di Roberto Mancini, e come sempre accade, con sentimenti assolutamente contrastanti: da un estremo all’altro, alcuni hanno accolto la sua chiamata con la paura tipica di chi non vuole rincontrare una persona con cui si è troncato i rapporti da anni, altri invece non vedevano l’ora di accoglierlo a braccia aperte per dargli un’altra opportunità. Si tratta dell’effetto che solamente un calciatore speciale può causare, lui che nella sua carriera di alti e bassi è riuscito ad essere strafottente, esagerato, inquieto, ma anche unico, divertente, esaltante e sicuramente divisivo.

Si tratta solamente di uno stage di pochi giorni a Coverciano, ma vedere il nome di Balotelli nella lista sperimentale dei calciatori che si ritroveranno nei prossimi giorni agli ordini di mister Mancini ci basta per strappare un sorriso di complicità nei confronti di Supermario, che non abbiamo smesso un secondo di seguire anche quando ha fallito la promozione in A col Monza e soprattutto adesso che gioca (bene) a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia, in quello che per molti è un esilio dal calcio professionistico ma che invece è una stupenda esperienza nell’Adana Demirspor che oggi è terzo in classifica, davanti alle tre grandi di Turchia.

Elif Öztürk Özgöncü – Anadolu Ajansı

D’altronde il modo di giudicare gli altri è da sempre soggettivo: c’è chi conta le sue panchine, le sue giornate no e scambia i litigi con gli avversari con delle risse in campo; e chi invece si esalta ancora quando segna da fuori area e non importa che si tratti di Beşiktaş e Göztepe, o quando trascina i suoi compagni (con lui, anche due vecchie conoscenze della Serie A come Gökhan Inler e Birkir Bjarnason). Esiste un punto di osservazione in cui i ricordi negativi non contano, che non prevede moralismi su ciò che è stato del suo talento in questi due, cinque, dieci anni e dal quale è assolutamente superfluo ridursi a discorsi tecnici, elencando statistiche di rendimento e paragoni con il valore attuale di altri colleghi attaccanti. Il fatto è proprio questo: i giudizi su Mario Balotelli esulano da ogni considerazione razionale, vanno oltre.

Non è neanche una questione di essere garantisti nei suoi confronti, di avere la memoria corta o di voler perdonare i suoi errori da comune mortale. Il Mario di Why Always Me?, il Mario citato da Drake, il Mario che non esulta quasi mai, il Mario che ha fatto gasare i tifosi di Nizza e Marsiglia, il Mario che porta in braccio la figlia Pia al San Paolo di Napoli: su tutto ciò non si discute. A far discutere semmai sono le insinuazioni e le critiche esagerate dalle quali è stato bersagliato in tutti questi anni e che ha ricevuto indirettamente anche in questi giorni, dopo la convocazione (“una mossa della disperazione”, “l’emblema dello sfacelo” ecc.) che ha fatto indispettire tutti quelli che non volevano sentirlo nominare più e che ritengono un suo ritorno distruttivo per gli equilibri dello spogliatoio azzurro.

A volerla dire tutta, poi, appellandoci ai numeri, lo score degli altri bomber azzurri è talmente deficitario che solamente Ciro Immobile può vantare un rendimento in Nazionale migliore di Balotelli, che tra l’altro fu l’ultimo calciatore a regalarci un Mondiale con il gol vittoria alla Repubblica Ceca, a Torino nel settembre 2013. E poi chi ha detto che la chiamata di Balotelli, oltre tre anni dall’ultima volta, implichi per forza una sua presenza nelle decisive sfide di marzo contro Macedonia del Nord ed eventualmente Turchia o Portogallo? La scelta di Roberto Mancini di includerlo nei 35 (tra cui quali figurano due esordienti brasiliani, Joao Pedro e Luiz Felipe, e tre giocatori della Serie B) non è affatto vincolante per il futuro, è sicuramente un riconoscimento per il buon momento che sta vivendo ma soprattutto è da interpretare come una chiamata a raccolta di tutte le forze a disposizione in questo momento, perché se vogliamo andare in Qatar c’è bisogno di tutti.