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Daniel Hackett è uno dei principali sneakerhead in Eurolega

Articolo di

Claudio Pavesi

Strano percorso quello di Daniel Hackett. La guardia italiana ha vissuto e giocato ovunque, dagli Stati Uniti all’Italia, dalla Germania alla Russia, passando per la Grecia, e si è sempre fatto riconoscere per l’intensità sul campo, la difesa, gli attributi nei momenti chiave ma anche per lo stile che è solito mostrare sui parquet europei, nei campi delle Final Four di Eurolega come nei playground della sua Pesaro. Daniel è da sempre un fiero utilizzatore di Jordan Retro, ma anche uno sperimentatore di modelli, colorazioni e tecnologie legate alle scarpe, un giocatore dallo stile sempre riconoscibile che non a caso è influenzato anche dalle sue passioni musicali.

Il suo CSKA Moscow è ormai presenza fissa alle Final Four di Eurolega dato che sono 9 anni consecutivi che si qualifica a questo evento. Per l’occasione, abbiamo parlato con Daniel di sneakers e musica, per capire come questi elementi abbiano giocato un ruolo nella sua crescita e nel suo ambientamento nei diversi paesi in cui ha giocato.

Hackett con il CSKA Moscow, sperimentando un paio di Converse All Star BB Evo Low Top.

Hai giocato in Jordan Retro, Nike e persino in Converse di recente. Com’è la tua scarpa ideale e quali hai amato di più negli anni?

Sì, ho sempre messo tantissime Jordan Retro, anche quando si usava meno. Ne ho una settantina di paia che ho collezionato negli anni, più un’altra settantina di altri brand, specialmente Nike, a cui mi sono affezionato e che meritavano di entrare nella collezione. La Jordan 7 è per distacco la mia preferita, specialmente la “Raptors”, l’ho comprata, usata e ricomprata mille volte. Non solo per l’estetica, ma anche per la flessibilità che ha, per come si plasma al piede. Inoltre quella scarpa la usò Jordan nelle Finals del 1992 contro Portland, nello “Shrug Game”, il mio ricordo preferito di MJ.

Anche tra i più appassionati non è banale giocare in Jordan 7, non si vede spessissimo.

In realtà si tratta di una scelta nata dopo aver cominciato a giocare in Jordan 6, con cui non mi trovai bene perché troppo massicce e pesanti. Quindi provai la 7, con questa linea un po’ più dolce, e mi piacque subito. Poi a Siena avevamo le divise nere che accoppiavo con le calze nere e gli scaldamuscoli neri, aggiungendoci le “Raptors” era spettacolare.

A proposito di Retro, il modello più usato è probabilmente la Jordan 11 per giocare ad alti livelli.

Altro modello che amo. Ne ho usate moltissime, dalla “Concord” alla “Cool Grey”, poi la “Pantone” in Nazionale, ma anche la “72-10” e la “Space Jam”. In realtà la 11 è la Jordan che preferisco esteticamente, ma la scarpa che a livello di performance metterei ogni giorno è la 7.

Daniel Hackett con indosso le Air Jordan 7 “Raptors”.

Quindi tuttora preferisci giocare in Jordan Retro piuttosto che utilizzare i modelli più nuovi e le tecnologie più recenti?

Io userei felicemente le Retro, solo che molte sono imballate a Pesaro perché ho fatto un trasloco e ho avuto difficoltà a spostare nuovamente alcuni modelli a Mosca. In questo periodo quindi mi sono adattato anche ad altro. Ho giocato tanto in Nike PG 2.5 e ora sto usando soprattutto le Nike Zoom Freak 1, probabilmente il modello recente con cui mi sono trovato meglio.

Il vantaggio dei modelli più recenti sta nel fatto che puoi usare Nike By You per creare le colorazioni che preferisci, specie per uno come te a cui piace molto matchare.

Sì, lo uso spessissimo. Considera che da quando sono qui al CSKA io cerco sempre di giocare o totalmente in rosso o in “Cool Grey”, quindi cercherò sempre di creare modelli di quella tipologia cromatica.

Sei uno dei pochissimi in America ad aver giocato con i nuovi modelli di Converse.

Sì, e mi sono trovato molto bene. Pensa che le ho scoperte vedendo il profilo Instagram di Kelly Oubre Jr. e ho visto che è diventato il primo atleta del brand, quindi le ho provate. Un po’ rischiose perché sono un po’ basse per i miei standard che amo giocare con un taglio mid, però il grip è davvero eccezionale. Speravo di poterle customizzare online ma ancora non si può fare. Se qualcuno volesse aiutarmi in questo senso, sa dove trovarmi.

Sei sempre stato appassionato di questo mondo e al college hai giocato a USC, un college che ha sempre avuto molte esclusive per gli studenti-atleti. Ti ricordi qualche modello particolarmente bello?

In quegli anni al college giocai con la Kobe 3, quella con cui vinse il titolo di MVP. Aveva una tomaia particolare, quasi a ragnatela e a noi le avevano fornite bianche. Poi uscì la Kobe 4, la prima low della serie, e per noi fecero una versione rossa e bianca, con i dettagli gialli, in esclusiva per USC Hoops. Purtroppo non le ho più, anche se ho visto che DeRozan le ha rispolverate poco tempo fa. Ho ricercato come un matto anche le Kobe 3 bianche ma niente, non le ho trovate da nessuna parte.

Daniel Hackett, in Nike Kobe 3, difende su James Harden, in Nike LeBron 6, ai tempi del college.

Come approcci il lifestyle invece?

Quando esco mi piace molto indossare Yeezy Boost 750, mentre in estate metto spesso le Converse Chuck Taylor bianche o qualche Vans, due scelte molto Los Angeles.

Hai notato un modo diverso di approcciare la moda e l’estetica nei vari posti in cui hai giocato?

Più che nei diversi posti, ho visto le variazioni estetiche nel corso del tempo. Credo che il basket europeo stia crescendo molto dal punto di vista stilistico, probabilmente anche grazie ai social media che ci hanno fatto vedere cosa indossano i giocatori nelle varie parti del mondo. Da quando sono tornato in Europa le evoluzioni sono state enormi e ora anche i giocatori di Eurolega iniziano a prestare attenzione agli exclusive pack, ai custom e molto altro. Quest’anno in squadra ho avuto Mike James, il quale ha una collezione incredibile. Dieci anni fa non si vedeva nulla di simile. Uno dei primi che ho visto con modelli particolari e un frequente uso delle Jordan Retro fu Keith Langford, a Milano.

A questo proposito, compagni il cui stile ti ha colpito particolarmente? Nel bene e nel male.

Oltre a Langford e al già citato Mike James, per quello che usavano in campo non posso non citare Bobby Brown, David Moss e Alessandro Gentile. In Grecia c’era Spanoulis che già all’epoca aveva delle colorazioni esclusive di Kobe, una cosa assolutamente non comune in Europa. Di quelli che non sapevi come inquadrare non si può non citare Samardo Samuels. Lui passava dal total look Gucci a uno skinny jeans nero, fino a un outfit baggy di cinque taglie più grande. Indecifrabile.

La moda non è solo l’unica connessione tra popoli nel mondo sportivo, anche la musica. Nei tuoi post ti si vede citare J. Cole, Meek Mill, Wale e altri. Chi sono i tuoi artisti preferiti?

Gli artisti che hai citato sono quelli che più mi influenzano. Incominciai a sentire Wale nel 2013 e poi scoprii J. Cole, così mi appassionai specialmente a loro e iniziai a scoprire anche discografie passate. Anche Jay-Z, Kanye West, Drake e Rick Ross li ascolto molto. L’album però che più ho a cuore è “Born Sinner” di J. Cole, un disco che sicuramente mi ha cambiato qualcosa dentro. Un artista invece a cui sarò grato per avermi aiutato ad integrarmi quando sono arrivato in America è stato Lil Wayne. In quegli anni era fortissimo, e anche dal punto di vista dello stile aveva messo le cose in chiaro: jeans Evisu, t-shirt bianche baggy e collane.

C’è differenza tra ciò che ascolti prima di una partita e quello che invece ascolti dopo o nella quotidianità?

Prima di una partita ascolto pezzi che mi caricano, quelli con un beat molto intenso e potente. Al tempo stesso però presto molta attenzione alle parole, quindi alcune volte per caricarmi metto canzoni dal testo molto motivazionale, anche se il beat è melodico. Nel tempo libero invece vado sul leggero, sul chill-out.

Come viene gestita la musica in uno spogliatoio come quello del CSKA? Chi decide cosa mettere?

Abbiamo un paio di addetti alla musica, sì. Will Clyburn è il principale DJ. Lui è di Detroit quindi tanto Big Sean, ma anche Lil Wayne e Drake passano molto. Prima, con Mike James, anche lui metteva molto Wale. Poi considera che siamo divisi in gruppi in sala pesi: prima i russi, poi gli americani, infine gli altri europei, quindi non ci sono molte battaglie sulle canzoni da mettere. Considera che Mosca è molto aperta a quel genere di musica, infatti qui sono passati Tyga, Rick Ross e tanti altri a fare concerti. C’è anche una radio che è tutta in inglese e passa sempre hip-hop.

Hackett ama matchare, per questo ha realizzato queste Nike Zoom Freak 1 totalmente rosse con Nike By You.