Il debutto di Jonathan Anderson da Dior segna un punto di svolta

Il momento più atteso dell’intera Paris Fashion Week è finalmente arrivato: Jonathan Anderson ha debuttato alla guida di Dior presentando la collezione uomo dedicata alla primavera/estate 2026. Lo stilista nordirlandese, che è stato eletto prima come successore di Kim Jones e in seguito anche di Maria Grazia Chiuri, ha infatti svelato oggi la sua visione per la maison con una sfilata davanti a un corposo cast di ospiti: da Donatella Versace a Luca Guadagnino, passando per Sabrina Carpenter e Robert Pattinson.

Il cambio di rotta portato dall’ex designer di Loewe è evidente e netto: l’approccio sofisticato che il suo predecessore aveva affermato attraverso un connubio di alta sartoria e streetwear è stato spazzato via in favore di un’attitudine decisamente più scanzonata ma non per questo meno ricercata. Lo si capisce già a partire dalle ispirazioni, tra le quali figurano “Dracula” di Bram Stoker, Jean-Michel Basquiat e Lee Radziwill.

“Quando ho cominciato a esplorare la mia visione per la Maison, continuavo a gravitare verso queste fotografie di Radziwill e Basquiat, che per me rappresentano la quintessenza dello stile. Warhol riesce a catturare l’istinto naturale attraverso immagini che sono quasi impossibili da datare e che ancora oggi, proprio come allora, trasmettono una qualità contemporanea e rilevante. Ci sono persone che, molto semplicemente, nascono moderne.”

Jonathan Anderson, direttore creativo di Dior

Ecco allora che i look spaziano dai canoni estetici rivisitati dell’era vittoriana all’atmosfera bohémien della New York degli anni Settanta e Ottanta, con accenni preppy e, perché no, un po’ di cottagecore all’inglese. Importante ma non invadente è la presenza del vecchio logo, non più tutto in caps lock ma con la sola “D” maiuscola in omaggio al lettering originale Christian Dior. Altrettanto notevole è la color palette, che alterna tonalità sobrie e raffinate a contrasti vivaci nello stile tipico di JW Anderson. E ancora, la costruzione dei pantaloni arricchiti da drappeggi più o meno voluminosi dimostra un’impeccabile abilità da couturier che si contrappone alle sneakers e ai maglioni in lana a trecce dal mood decisamente più rilassato. Tutto ciò convive inoltre con mantelle e papillon d’altri tempi che citano l’ambiente signorile europeo della Belle Époque.

Ovviamente si tratta solo del primo capitolo di quella che, si spera, sarà una lunga storia. Però possiamo già dire con fermezza che nell’ufficio stile del marchio appartenente al gruppo LVMH è già arrivata una vera e propria ventata d’aria fresca.