Demna e Balenciaga: un punto di non ritorno

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Redazione

La sfilata di Balenciaga nel contesto dell’ultima Fashion Week parigina è stata una delle più noiose e senza senso dell’era Demna. Sarebbe invitante e provocatorio affermare addirittura che si è trattato di uno show non dotato della capacità di divulgare un messaggio, ma in fin dei conti, quanto portato in passerella dal georgiano ci permette di trarre diverse – e per molti perfino drammatiche – conclusioni, e dunque un’intenzione comunicativa la aveva eccome. D’altronde, cos’è una sfilata se non un grande palco che permette a designer o a intere aziende di parlare a una platea?

La collezione Winter 23 a cura di Demna è stata di una noia mortale: per carità, senza ombra di dubbio valida sotto l’aspetto del tailoring, che accentua il tentativo (forse azzardato, chissà) dell’esaltazione delle doti tecniche di un designer formatosi in uno dei migliori istituti di moda a livello mondiale (Accademia Reale di Belle Arti ad Anversa), ma allo stesso tempo un progetto con un significato estremamente facile da captare da parte del pubblico, sempre libero di trarre interpretazioni personalissime. Demna, in seguito ai recenti controversi accadimenti – dalle accuse di pedofilia al legame con Ye – ha cercato in qualsiasi modo di scusarsi: si è genuflesso a nome suo, dell’azienda e del gruppo del lusso che hanno sempre riposto in lui un’enorme fiducia. Ma i tentativi di redimersi non sempre funzionano e non è tantomeno scontato che siano accessibili ai più, tant’è che non c’è assolutamente niente di sbagliato nell’asserire che il pentimento di Demna (e così di Balenciaga) sia stata una mossa senza senso, patetica e totalmente errata a livello comunicativo.

Uno show piatto, svuotato della natura e del DNA che hanno sempre contraddistinto il creativo e il marchio in tempi recenti. Nessun set designer coinvolto con l’obiettivo di dare vita a scenografie da capogiro, post-apocalittiche o toccanti, semplicemente una grande stanza bianca, colorata solamente dai capi indossati dai modelli e dagli spettatori seduti nelle file, e tra capi sartoriali, giacche in pelle e occhiali aerodinamici è proprio così che è andato in scena il pentimento di Demna, che ha pensato che per rimettersi in carreggiata e recuperare la reputazione persa occorresse fare tabula rasa della coolness irriverente che ha contraddistinto il brand negli ultimi tempi.

Ma se il suo obiettivo era quello di espiare le sue colpe mettendo una toppa agli errori commessi ultimamente, è giusto dire che ci saremmo potuti aspettare molto di più, o quantomeno qualcosa di ben diverso. Quando un designer ti abitua a uno stile e una comunicazione così provocatoria, vederlo mettere un freno al suo stile in maniera così brusca e repentina può generare insoddisfazione. Ma allora, cosa avrebbe potuto fare Demna di così tanto diverso? Avrebbe potuto puntare su tentativo di conservazione della propria anima, non rinnegandosi davanti al mondo intero, indipendentemente da quale sarà il suo futuro alle redini di Balenciaga. Ora c’è da capire se e come il Balenciaga di Demna riuscirà a ritornare il Balenciaga di Demna, o se, a maggior ragione, le intenzioni del brand e di Kering non vedono più il designer al timone del brand. Guardando da una prospettiva diversa, forse ancora più drammatica, l’ultimo fashion show di Balenciaga potrebbe non essere nient’altro che un sacrificio ad opera di Demna con unico obiettivo: lasciare il testimone e tracciare la strada a quello che sarà il prossimo designer al comando del brand.