Dietro le quinte di “Schiava di Roma” dei Tauro Boys

Articolo di

Matilde Manara

E’ uscito oggi il video ufficiale di “Schiava di Roma“, il nuovo singolo dei Tauro Boys. Il pezzo di Yang Pava, Prince e Maximilian, scritto sulla falsa riga dell’Inno di Mameli, è contemporaneamente uno schiaffo e un abbraccio nei confronti di un’Italia con delle cose da aggiustare, pubblicato in un momento in cui più che mai ci troviamo costretti ad incassare e accettare una critica del genere. I Tauro Boys descrivono una nazione in difficoltà, con dei limiti e dei vizi, ma lo fanno in un modo e con una solennità che ci fa sentire sbagliati ma uniti.

Yang Pava ci ha spiegato cosa si nasconde tra le barre di questa traccia, ma anche cosa significa Roma per i Tauro e cosa ci dobbiamo aspettare dal loro futuro musicale.

Ciao Pava, come va? Come stai gestendo questa quarantena?

In realtà bene sai, io sono tornato a Roma dieci giorni prima che iniziasse questa situazione, e poi sono rimasto qui. Ho lasciato gli altri due Tauro a Milano, ma mi sono ricongiunto con l’ambiente di famiglia, e per ora sto bene, non sto impazzendo.

L’ultima volta che abbiamo parlato, a luglio dello scorso anno, era uscito da pochissimo il vostro album “Alpha Centauri” e forse era troppo presto per vedere già i frutti e i riscontri di un progetto del genere. A quasi un anno di distanza, cosa rappresenta quel disco per voi?

“Alpha Centauri” è stato un disco fondamentale fin dal giorno uno. È il primo album che abbiamo realizzato in uno studio, il primo con dei connotati reali e una prospettiva professionale. L’abbiamo registrato a Milano, sotto Tauros, e per noi ha rappresentato un cambiamento e il primo approccio a un certo tipo di lavoro. Siamo molto affezionati a questo disco.

Siete contenti anche di come è stato percepito dal publico e del riscontro mediatico?

Sì molto, siamo soddisfatti dei risultati, di come è stato accolto, ma anche del tour e del riscontro e il calore ricevuti ai live da tutti i fan. 

Pochi giorni fa è uscito il vostro nuovo singolo: “Schiava di Roma”. Il soggetto – e allo stesso tempo lo sfondo – del pezzo è forse uno dei più cari all’Italia e agli italiani, ovvero l’Inno di Mameli. Nonostante i temi della canzone, ho letto che il pezzo in realtà è stato concepito molto prima che ci trovassimo ad affrontare questa catastrofe, giusto?

“Schiava di Roma” è il frutto di un sentimento d’amore nei confronti dell’Italia, espresso attraverso una parafrasi dell’Inno di Mameli. Il pezzo, considerato il momento storico in cui ci troviamo, ha assunto dei connotati giù generici di quelli con cui è nato, più nazionalistici diciamo (ride, ndr.).
In realtà, la traccia è stata concepita più di un anno fa e il messaggio che in questi giorni è diventato virale:ce la faremo”, in quel testo era legato in particolare all’ambiente discografico. Ce la faremo anche noi a far funzionare la cose nel mondo della musica, come già accade in altri paesi. Non era una denuncia nata e legata al COVID-19 nello specifico.

Lo scenario descritto nella canzone, in generale, è quello di una nazione in difficoltà, con dei limiti e dei vizi, ma descritta in un modo e con una solennità che ci fa sentire sì in errore, ma uniti, non soli. Cosa abbiamo da imparare da questa situazione?

Sì, ci sono tante cose da sistemare, ma il messaggio appunto è positivo, è quello del “anche noi ce la faremo”, in generale. Secondo me un aspetto importante, non immediato, abbiamo cercato di trasmetterlo anche attraverso la cover del singolo. Nella grafica c’è una lupa sopra cui crescono rami e fiori, la natura che si riprende il suo spazio. Ed è un po’ quello a cui stiamo assistendo a causa di questo virus, no? Gli animali che tornano nelle città, l’acqua limpida, le piante che crescono. Questo concetto è ancora più protagonista nel video della canzone, con l’invito a ragionare anche sugli aspetti positivi di quello che sta succedendo. È una rivincita della natura sull’uomo, che indirettamente è una vittoria anche per noi, perché ci fa bene.

In questa traccia c’è anche una regina indiscussa: Roma, la città in cui voi siete tre tori sotto una lupa sola. Roma nel vostro testo non è colei che soccombe, ma colei che rende schiavi, giusto?

Sì, “Schiavi di Roma”, è proprio così. Roma è la città che amiamo, ma verso la quale, allo stesso tempo, proviamo sentimenti contrastanti. Roma l’abbiamo anche sofferta molto. Ad una certa non ce la fai più e vuoi andare via, poi quando sei lontano, vorresti da morire tornarci. Me ne rendo conto anche ora, sono fermo qui da più di un mese ma non soffro questa limitazione, sono a mio agio. Roma è casa nostra.

Continuando a parlare di Roma, credete che la scena rap latina, dopo anni di dominio milanese, sia ora diventata anche capitale dei suoni urban?

Negli ultimi cinque anni credo che Roma, attraverso anche l’indie e non solo il rap, si sia ritagliata il giusto spazio. La voce, l’accento, la cadenza, le immagini romane…parlo di tutte queste cose. Per rispondere non azzarderei un confronto con Milano, sono due cose diverse, autonome una dall’altra.

Per fare un passo indietro, una traccia in particolare di “Alpha Centauri”, ovvero il featuring con Side, vi ha messo su un piedistallo di visibilità diverso, anche grazie ai numeri invidiabili che il singolo ha ottenuto. Cosa ha cambiato “Bella Bro”?

Beh è stata senza dubbio la hit del progetto, e non parlo solo di numeri. Forse è andata così bene anche perché era vera, parlava del nostro liceo, della nostra amicizia. Arturo (Side Baby, ndr) lo conosciamo fin da bambini. “Bella Bro” è stata capita perché era semplice, pulita.

Side Baby è un riferimento importante per voi, e in generale è un pioniere del rap degli ultimi anni. Lui e la Dark Polo Gang, tra molte altre cose, hanno portato in questo ambiente anche una considerazione nuova della moda nella musica. Voi come vi approcciate a questo aspetto? Vi piace?

Non è una cosa che consideriamo, ognuno di noi ha la sua immagine e credo che questo sia insolito per un gruppo, non avere un’estetica unitaria intendo. È un aspetto che ci rende diversi e ci contraddistingue, forse è anche lo stesso che porta ad assegnarci un immaginario underground o alternativo, credo, perché tutti noi siamo liberi di esprimerci liberamente sia a livello estetico, sia musicale. La musica è molto più importante, ecco.

È il momento della domanda di rito di ogni intervista che si rispetti: cosa c’è nel futuro dei Tauro Boys?

Siamo fermi da otto mesi, è un sacco di tempo, ma questo periodo ci ha motivato. “Schiava Di Roma” è solo il primo singolo di questo percorso, siamo tornati e uscirà presto nuova musica.

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