Diss Gacha: “Il sogno americano esiste davvero”

Diss Gacha come artista è una miscela di tanti ingredienti ben distintivi: un talento naturale per le rime, un linguaggio originale e atipico, una metrica asciutta e ben ritmata, una presenza scenica e corporea sorprendente.

Gabriele come persona è una miscela di tanti (altri) ingredienti altrettanto unici: un entusiasmo sfrenato che dimostra per tutta la durata del set, una professionalità e disponibilità rara in questo settore, una genuinità autentica in ogni risposta data, che mai si tramuta in superficialità.

Abbiamo incontrato l’artista pochi giorni dopo il suo rientro in Italia dagli USA. Gacha e il suo team sono tornati a Los Angeles per registrare nuova musica che ora è pronta a uscire. A guidarci nella chiacchierata sono state tre parole chiave: lungimiranza, prospettiva ed entusiasmo.

Diss Gacha indossa un full look Karl Kani, con scarpe adidas, disponibile da Snipes

«Nell’anno appena trascorso ho realizzato un sogno: fare della musica il mio lavoro, per davvero. Sempre più gente ha iniziato a conoscere me e la mia musica, ad avvicinarsi al mio immaginario musicale e di conseguenza alla mia persona. Sono cambiato tanto, soprattutto da un punto di vista lavorativo, come artista: ora sono estremamente più efficiente, che è una cosa indispensabile per salire di livello e competere nel mondo dei grandi. Ho molto più a fuoco dove voglio andare e ciò che voglio raggiungere, e ho maturato una nuova consapevolezza per cui a volte è meglio mettere da parte certi risultati più immediati e adottare invece uno sguardo a lungo termine che mi permetta di arrivare dove voglio con i tempi giusti». 

Come è andata questa volta negli States?

«Alla grande! È stato molto intenso, abbiamo lavorato un sacco e dormito pochissimo, ma ci portiamo a casa ottimi risultati, sia per il presente che per il futuro. Abbiamo registrato, fatto mix e master, chiuso tante tracce, una delle quali con un artista locale di cui sono estremamente soddisfatto». Per un ragazzo poco più che ventenne, che ancora abita in un piccolo paese fuori Torino e che si è ritrovato a essere molto popolare nel giro di pochissimo tempo, praticamente dal nulla, essere catapultati in un universo come quello degli Stati Uniti può facilmente creare disorientamento. Eppure per Diss Gacha l’esperienza americana ha avuto un valore molto più profondo, intriso di impegno e serietà, che mi racconta con passione, coinvolgimento e un gran sorriso.

«Il sogno americano esiste per davvero. Andando là puoi percepirlo in maniera chiara. Ti relazioni e hai a che fare con persone che dal niente han fatto tutto e questo ti sprona a lavorare di più e a fare sempre meglio. Io amo tantissimo l’Italia, lo dico spesso, eppure andare in America è come vivere in un film. Staccare dalla routine e andar via, in un posto in cui nessuno ti conosce e dove letteralmente puoi far quello che vuoi, aiuta tantissimo la mia creatività. Là si conoscono tutti, c’è contaminazione e uno scambio culturale continuo; gli artisti hanno molte più occasioni per incontrarsi vicendevolmente, per scambiarsi idee e spunti, anche senza fini economici. E poi c’è sempre il sole, la luce è diversa, più bianca, c’è il mare e la montagna assieme. È un posto paradisiaco, dove si respira un’aria diversa».

Diss Gacha indossa un full look Zoo York, con scarpe Puma, disponibile da Snipes

Non è scontato vedere un artista tanto gasato dal realizzare un’attività così lunga, che lo terrà occupato per l’intera giornata circondato da tante persone sconosciute e indaffarate. Tanto meno lo è incontrare un ragazzo di 22 anni che, nell’apprestarsi a pubblicare il suo prossimo progetto, dimostri di avere un equilibrio e una maturità simile, condita da una visione artistica che guarda a un futuro non immediato, e che fa delle particolarità distintive di Gabriele il suo centro nevralgico.

«Credo che gli artisti dovrebbero essere spinti per la particolarità che hanno e che portano nella loro musica. Così funziona in America. Ascolti un artista perché è bravo a fare quella determinata cosa, che magari fa meglio di chiunque altro. Sfera è l’esempio perfetto in Italia. Se al contrario tutti veniamo convinti di poter fare qualsiasi cosa, quello che si ottiene non è altro che omologazione e appiattimento». 

Chiacchierando con Diss Gacha l’impressione è quella di trovarsi di fronte a un artista che, nonostante il successo ottenuto nell’ultimo anno, ha per ora espresso solo una piccola parte del suo potenziale e che a oggi si appresta a compiere un’ulteriore passo nel proprio processo di maturazione musicale. «Credo che ci sia molta differenza fra evolversi e snaturarsi. Io sono cresciuto ma non sono cambiato. La nuova musica sarà molto più variopinta e matura, porterà con sé un miglioramento secondo me notevole e anche ben riconoscibile. Ci possono e anzi ci devono essere dei passi in avanti sul lato delle produzioni o dei testi, certamente, ma non sulla particolarità dell’artista, su ciò che lo rende originale e irripetibile. Io anche quando avrò quarant’anni e tre figli rapperò veloce o farò le sporche, perché questo sono io e questa è la mia unicità». 

Non a caso, alle parole Gabriele Gabbana ha sempre prestato una certa attenzione. Con il suo linguaggio post-moderno riflette la complessità del mondo contemperano, a tal punto che recentemente anche la Treccani pare l’abbia notato, incoronando l’artista classe ’01 come “principe del fonosimbolismo”. «Provo un profondo piacere nell’ascoltare i bei suoni e le belle parole. Vado matto per i suoni, tutti quanti, dagli animali alle sporche, così come per le parole particolari, quelle più inusuali che si combinano bene fra loro». 

Diss Gacha indossa un full look Zoo York, disponibile da Snipes

L’immaginario che porta nei testi è molto diverso da quello di alcuni suoi colleghi: non c’è una proliferazione di una simbologia “gangsta”, non ci sono pistole, armi o rapine. La vita di strada tanto osannata appare qui lontana e sicuramente non ricercata. Diss Gacha porta in musica ciò che Gabriele è nella vita, senza snaturarsi, proponendo un profilo artistico sì più pulito – in giro si parla di lui come del “rapper perbene” – ma anche più originale, che attrae attorno a sé un pubblico ampio che si rivede nelle rime e nello stile di vita dell’artista.

«Sono io, tutto qua. Il pubblico che apprezza la mia musica lo fa principalmente per questo. Essere sé stessi, senza costruzioni o ipocrisie, è la cosa più figa del mondo. Questo dovrebbero capirlo tutti. Imitare qualcuno nel lungo termine non funziona mai. L’essere originali, al contrario, premia, anche a costo di non essere del tutto compresi subito. Tante persone secondo me si rivedono nei miei testi e in quell’immaginario pulito che mi circonda o, se ancora non si rivedono, prima o poi con una maggiore maturità si rivedranno. Ai nostri live la gente fa festa assieme, si canta e ci si diverte, si viene per fare casino e non per fare casini. I miei fan sono persone come me che amano godersi la vita». 

Ecco, a proposito di fan, sembra esserci un rapporto particolare e fuori dall’ordinario fra Diss Gacha e la sua community di ascoltatori, a cui da qualche tempo ha dato anche un nome, i Ballas. Ogni post, intervista o video YouTube del rapper è infatti invaso da centinaia di messaggi di affetto e riconoscenza. Tutti ci tengono a sottolineare la disponibilità dell’artista nel dedicare del tempo ai fan, che sia rispondere ai loro messaggi, fare foto o fermarsi a chiacchierare assieme.

Un comportamento tutt’altro che scontato. «Per me i fan sono tutto. Sono le persone grazie alle quali ho realizzato quel sogno di cui ti parlavo all’inizio, che mi hanno permesso di fare della musica il mio lavoro. Sono stato e sono tutt’ora anch’io fan, so bene quanto sia bello poter passare del tempo e chiacchierare con degli artisti che si stimano e al contrario anch’io da fan sono stato respinto da altri artisti. So cosa vuol dire. Lo dicevo anche prima, sono persone come me, al mio stesso identico livello. Questo non cambierà mai: era così quando stavo a zero, sarà così quando sarà mille». 

A giugno dello scorso anno, il singolo Captato segnò un momento di svolta nella carriera di Gacha. Prodotto da Sala, che fedelmente accompagna Gacha da anni, diventò virale su TikTok e ottenne il disco d’oro. Il primo per il rapper di Torino. «TikTok è uno strumento, come tanti altri, e io sono dell’idea che sia giusto sfruttare ogni arma a tua disposizione. Uno strumento che oggi pare essere molto efficace. Ci sono stream immeritati alle volte, certo, ma è per lo più una questione momentanea: se tu artista hai realmente talento prima o poi emergerai, con o senza TikTok, in caso contrario il tuo sarà solamente un trend passeggero da cui non ti tornerà nulla di realmente costruttivo». 

Diss Gacha indossa una t-shirt Karl Kani e felpa Pegador, disponibili da Snipes

Captato è l’aggancio perfetto per discutere assieme di un tema piuttosto spinoso, che negli ultimi anni ha coinvolto tanti artisti e un folto dibattito anche tra addetti ai lavori: l’importanza, nell’epoca dei singoli, di Spotify e della musica in streaming, di un album, sempre più spesso concepito come qualcosa di superfluo, marginale nella carriera di un artista, tanto più se giovane.

«Per me l’album rimane imprescindibile. Se un singolo è pensato per essere figo e funzionale a se stesso, solo in un album un artista ha la possibilità di parlare realmente di sé. Anche se discograficamente può non rendere tanto quanto certi singoli, per uon artista e la sua crescita, per coltivare il rapporto con la propria fanbase, non c’è paragone». 

«Nel nostro nuovo progetto ci sono alcune tracce che mai e poi mai potrebbero uscire come singolo, che sono talmente personali e diverse fra loro che prendono forma solo nel momento in cui vedi il disegno completo. È solo tramite un album che puoi esprimere una visione, con tutte le sfumature che ne conseguono. Io all’inizio pensavo di non essere un artista propriamente da album, ero incline ai singoli, anche rilasciati in rapida successione fra loro. Crescendo poi mi sono ricreduto parecchio: oggi sento di potermi esprimere a pieno solo tramite un disco». 

Al termine di quella che è stata una lunga chiacchierata, giunta a sua volta a conclusione di un’altrettanto lunga giornata trascorsa sul set, chiedo a Gabriele come sta, che periodo sta vivendo, artisticamente ma anche umanamente. La sua risposta, sintetica quanto estremamente matura, porta con sé quanto già ci eravamo accorti tutti durante l’intera giornata trascorsa assieme: per Diss Gacha, artista e persona si sovrappongono, senza costruzioni né forzature, e su questo si costruisce il presente e il futuro del rapper. «Sto benissimo. Inseguo i miei sogni senza compromessi. Sono in equilibrio. Ho una visione chiara delle cose che succederanno da qui a un po’ di tempo, che è ciò che quando manca mi manda più in sbatti. Sono entusiasta del futuro, come mai prima d’ora».

Produzione:
Outpump
Art Direction:
Alessandro Pellegrino
Production assistant:
Matilde Benuzzi
Editorial Coordinator:
Claudio Pavesi
Photo:
Andrea Ariano
Look:
Provided by Snipes
Styling:
Sofia Riva
MUA:
Beatrice Torchio