Le migliori divise nella storia della March Madness

Articolo di

Claudio Pavesi

Fonti aggiuntive

Lorenzo Neri, Niccolò Costanzo, Riccardo De Angelis

Marzo è da sempre il mese dedicato al Torneo NCAA, la March Madness, anche se quest’anno abbiamo dovuto farne a meno per via dell’ormai rinomato coronavirus. Il mondo del basket universitario americano è fermo e di conseguenza non vedremo nuove maglie. Quelle del passato però sono sempre lì, e possiamo sempre rivedere e, come in questo caso, classificarle.

Extra – Florida Gators alternate, 2020

Florida è tra i pochi college che recentemente è passato sotto le ali protettive di Jordan Brand, lasciando (solo teoricamente) Nike. La maglia alternate nera attualmente utilizzata riprende la stupenda equivalente Nike del 2012-13, questa volta però senza il pattern a coccodrillo sulla schiena. Difficilmente sapremo se i Gators si sarebbero qualificati al Torneo NCAA, resta il fatto che le maglie nere di Florida non sbagliano un colpo.

Extra – College of Charleston Cougars throwback 250th, 2020

I Cougars non sono una potenza e non giocano in una conference molto nota, la Colonial Athletic Association infatti non è esattamente l’apice dello sport. Già normalmente CoC è una delle squadre esteticamente più particolari, con le loro maglie interamente color oro, ma in questa classifica entrano con una maglia dedicata al passato. Charlston infatti ha sfoggiato una maglia speciale per festeggiare i propri 250 anni, festeggiati nella sconfitta contro Elon. Non li avremmo visti in ogni caso al Torneo NCAA, ma il ricordo di una maglia di 250 anni fa è da celebrare. Complimenti ad Under Armour.

10 – UCLA Bruins Madness Edition, 2015

Nel 2015 adidas ha creato edizioni speciali per ogni suo college di alto livello in occasione del Torneo NCAA 2015, facendo un lavoro davvero esemplare. La creazione meglio riuscita fu certamente quella di UCLA. I Bruins, guidati da Norman Powell (ora ai Toronto Raptors) e Kevon Looney (ora ai Golden State Warriors) si fermarono alle Sweet Sixteen contro Gonzaga, ma l’impatto estetico fu impressionante, specie il pantalone cromaticamente spezzato in orizzontale.

9 – Villanova WIldcats, 2020

L’intero set di maglie di Villanova è impressionante ogni anno, specie da quando hanno portato a casa il titolo NCAA nel 2018. L’attuale selezione di divise non ha paragoni: le classiche in bianco e navy blu sono sempre meravigliose nella loro semplicità, mentre le due alternate incentrate sul celeste, interamente o solo nei dettagli, rendono la selezione di Villanova ancora più profonda. L’inserimento di un elemento throwback con colori così diversi come il nero e il giallo non fa che confermare la bellezza dell’estetica dei Wildcats.

8 – Loyola Ramblers away, 2018

Loyola è l’ultima vera cenerentola che il Torneo NCAA ci ha regalato.
Nel 2018 l’Università di Chicago ha sorpreso tutti, anche sé stessa, arrivando alle Final Four dopo una serie di partite incredibili, vinte sempre con uno o due punti di scarto. I Ramblers hanno fatto la storia in grande stile, con una maglia Nike in cui l’eleganza del font corsivo in giallo-oro si fondeva perfettamente con il particolare colore granata delle maglie.

7 – Kentucky Wildcats denim away, 1996

Nel 1996 i Kentucky Wildcats abbandonarono momentaneamente il consueto royal blue per abbracciare una scelta molto particolare: il denim. Converse, all’epoca fornitore dei prodotti di UK, decise di creare qualcosa di impatto, così nacquero le divise away, interamente con effetto denim, e quelle casalinghe invece in mesh bianco con dettagli in stile denim.
Le maglie andavano addirittura in combinata con una scarpa, la Converse Cons Blue, anch’essa con inserti in denim. Una maglia all’epoca criticatissima, ora è diventata culto, non solo per l’originalità ma anche perché Kentucky vinse un titolo NCAA in quella stagione. I Wildcats del 1996 erano una squadra irripetibile, con ben sei giocatori che avrebbero poi passato almeno un decennio ciascuno in NBA, nomi quali Tony Delk, Antoine Walker e Nazr Mohammed.

6 – Long Beach State 49ers away, 2012

L’avventura di Long Beach State al Torneo NCAA del 2012 durò solo una partita, ma la squadra di Casper Ware e James Ennis verrà ricordata principalmente per le stupende magliette gialle impreziosite dalla scritta “The Beach” con un font corsivo volutamente impreciso, quasi sbavato. La particolarità delle maglie dei 49ers sta nel fatto che sul petto non viene scritto né il nome della squadra né tantomeno quello dell’ateneo, ma solo un singolo tratto identificativo, come appunto “The Beach”. L’ultimo rebrand del 2018 prende ispirazione proprio da queste maglie e da quest’ultimo concetto: la scritta sul petto stavolta è “The LBC”, ovvero Long Beach California. Un’altra stupenda canotta firmata Long Beach State.

5 – Indiana State Sycamores away, 1979

Indiana State non ha più superato il primo turno del Torneo NCAA dal 1979, anno in cui arrivò addirittura in finale grazie a un uomo solo: Larry Bird. La meravigliosa finale del 1979 tra Michigan State e Indiana State fu un evento storico essendo il primo confronto tra Magic Johnson e Larry Bird, un dualismo che avrebbe cambiato poi la storia della NBA. Quella finale mise in campo anche due maglie meravigliose, con un Bird che portò notorietà alla particolarissima maglia dei Sycamores, in cui la silhouette dello stato dell’Indiana funge da lettera “i” di Indiana State. Il celeste dell’epoca, molto più delicato dell’attuale navy blue, rendeva tutto ancora più bello.

4 – Baylor Bears alternate, 2013

Premessa importante: le maglie di Baylor sono sempre bellissime. I Bears ci tengono estremamente al proprio brand, non a caso hanno una selezione di colori ufficiali impressionanti: otto varietà di verdi, tre di oro, più sei colori neutri e sei colori neon da abbinare nelle proprie maglie. Il settore branding di Baylor è secondo forse solo a quello di Oregon. Il lavoro di adidas con Baylor ha raggiunto la vetta nel periodo tra il 2012 e il 2015, l’era di Isaiah Austin, Pierre Jackson, Brady Heslip e Royce O’Neale. La terza maglia del 2013 toccò l’apice, con scritte e numeri tono su tono, più il logo di Baylor inserito nella trama della canotta, all’altezza delle spalle.

3 – Michigan Wolverines alternate, 1991

Potevamo prendere una maglia qualsiasi del periodo 1991-1994 perché questa maglia ha fatto la storia grazie a chi l’ha portata. Quella sopracitata è l’era dei Fab Five: Juwan Howard, Chris Webber, Ray Jackson, Jimmy King e Jalen Rose. I cinque fenomeni non solo hanno cambiato la storia del basket collegiale ma anche l’estetica. Prima di loro nessuno indossava shorts larghi, calze nere e scarpe nere, sono stati infatti i Fab Five a portare questo immaginario più aggressivo nel mondo NCAA. Col tempo Jalen Rose ha ammesso che la scelta degli shorts larghi fu una decisione di gruppo, mentre le calze nere furono un’idea di Ray Jackson, prima della partita contro Rice. Rose disse anche che tutti i compagni vollero imitarlo ma all’epoca erano talmente poco utilizzate che in tutto il centro commerciale non era stato possibile trovare cinque paia di calze Nike nere, al punto che in quella partita alcuni giocatori indossarono calze nere da abito formale, rimboccate più volte per farle sembrare lunghe fino alla caviglia.

2 – Georgetown Hoyas home, 1995

Il grigio e blu di Georgetown è bellissimo per la sua particolarità e delicatezza, ma una specialità degli Hoyas sta nell’aggiunta di motivi e pattern nella propria divisa. Furono proprio gli anni di Allen Iverson che introdussero motivi estremamente originali, spiccatamente anni ’90, nelle fasce laterali delle maglie. Questi pattern divennero iconici al punto che Georgetown continuò a riutilizzarli in vari dettagli delle maglie successive con lievi modifiche.

1 – Michigan State Spartans home, 2000

Il primo Torneo NCAA del terzo millennio fu vinto da una MSU incredibile, guidata da Mateen Cleaves, Charlie Bell e Morris Peterson, a cui si aggiunse anche un giovanissimo Jason Richardson. Le maglie di quella stagione addosso ai ragazzi di coach Izzo erano semplicemente uniche perché rappresentavano in maniera perfetta il concetto di Sparta, complemento perfetto del logo con l’elmo tipico della squadra bianco-verde. Il font “antico”, il gioco creato dalla dimensione delle lettere, le greche sul colletto e sulle spalline: tutto è perfettamente studiato per creare una maglia senza tempo. Aggiungiamo il fatto che questa divisa sia da legare anche a foto storiche come quella in cui tutti i Backstreet Boys posarono con le canotte in mano. Una squadra memorabile e vincente, con una divisa unica. Non c’è da stupirsi se Nike ha deciso di riproporla proprio quest’anno, in occasione della vittoria del titolo della Big Ten Conference da parte degli Spartans, come celebrazione del ventesimo anniversario del meraviglioso lavoro svolto da Reebok a inizio millennio.