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“Don’t Look Up” è stato una sorpresa (fashion)

Articolo di

Ruben Di Bert

Dopo aver debuttato nelle sale cinematografiche lo scorso ottobre, “Don’t Look Up” è finalmente arrivato su Netflix confermandosi come uno dei film più interessanti di quest’anno. In breve, si tratta di una commedia che in modo sorprendente alterna realtà e paradosso, mettendo in scena tutta una serie di meccanismi sociali, psicologici, politici e mediatici che di fatto ci sono molto familiari. Si parla di una cometa che in breve tempo andrà a distruggere la Terra, ma senza fare troppi sforzi non si fa fatica a immaginare un parallelismo con situazioni attuali come la pandemia o l’emergenza climatica. Pur intrattenendo lo spettatore con più di qualche risata, la trama ci porta a riflettere su come si comporterebbe l’umanità davanti a un’imminente catastrofe e il bello è che lo fa con un realismo impressionante.

Probabilmente è questo il suo punto di forza maggiore, ma un altro motivo per cui adorare la pellicola è il cast a dir poco stellare: si va da un Leonardo DiCaprio completamente diverso a una Meryl Streep Presidente degli Stati Uniti che ci ricorda una parodia tra Hillary Clinton e Donald Trump, fino a uno strepitoso Jonah Hill e un azzeccatissimo Timothée Chalamet, senza dimenticare Cate Blanchett e Jennifer Lawrence.

Inoltre, un dettaglio da non sottovalutare, e che forse appare secondario, è lo styling dei personaggi. Un aspetto rivelatosi poi fondamentale e di cui si è cominciato a parlare già dalle prime immagini tratte dal set. Il merito va a Susan Matheson, costume designer che ha lavorato a stretto contatto con il regista Adam McKay coinvolgendo anche direttamente gli attori per farli immergere nei propri ruoli. Quando si parla di film realistici che sono ambientati nella contemporaneità la sfida è infatti quella di non cadere nel banale e garantire a ciascuno la propria originalità, ed è proprio questo che è stato fatto in “Don’t Look Up”.

Leonardo DiCaprio – Dr. Randall Mindy

In “Don’t Look Up” Leonardo DiCaprio interpreta il Dr. Randall Mindy, un modesto professore che assieme a una studentessa si trova a scoprire la cometa che da lì a poco distruggerà la Terra. L’inadeguatezza del personaggio agli ambienti formali e al mondo mediatico vengono espressi innanzitutto dalle straordinarie doti recitative dell’attore ma anche dagli outfit che indossa. Il dottor Mindy esordisce infatti con una classica tenuta normcore da docente universitario: blazer in tweed o di velluto a coste, Levi’s, New Balance 574 e un piumino Eddie Bauer. Insomma, l’estetica non rientra tra le sue priorità e si ha quasi la sensazione di avere a che fare con una persona che si trascura. Tuttavia, nello svolgimento della trama subisce un’importante evoluzione stilistica: i continui inviti in televisione e la sua presenza tra le sale della Casa Bianca lo rendono una figura famosa che necessariamente deve adeguare anche il suo aspetto. Così comincia a sfoltirsi la barba e indossare completi sartoriali di grande eleganza confezionati da marchi come Canali, Brunello Cucinelli e addirittura Valentino. La sua storia, però, è una parabola discendente che lo riporta alle sue origini e dunque alle sue care camicie a quadretti.

Jennifer Lawrence – Kate Dibiasky

Per molti aspetti il personaggio di Kate Dibiasky, interpretato da Jennifer Lawrence, ricorda molto quello di Leonardo DiCaprio. È proprio lei la dottoranda che scopre assieme al suo professore il tragico destino dell’umanità e dunque assume un ruolo molto importante per l’imminente futuro della Terra. Anche lei comincia con look tipicamente studenteschi, con frangetta sbarazzina, un parka Schott, jeans, anfibi artigianali e maglioni dal carattere quasi natalizio. Mentre il suo mentore vanta un atteggiamento remissivo e pacato, non si può dire altrettanto di Kate, la quale sin dall’inizio non perde occasione per far sentire la sua voce in modo deciso nei confronti dell’autorità costituita e mostrando scarso rispetto per la stampa. Questa attitudine si rifletterà particolarmente nei suoi outfit, soprattutto nel momento in cui incontra Yule e abbraccia lo spirito punk con tanto di ecopelliccia leopardata.

Jonah Hill – Jason Orlean

Tra tutti i personaggi, quello di Jonah Hill ha sicuramente catturato l’attenzione più degli altri. Ancor prima che il film uscisse, le sue foto tratte dal set erano diventate virali sui social grazie all’estrema nonchalance con cui l’attore sfoggiava una Birkin di Hermès e vistosi anelli di Chrome Hearts. Come molti altri dettagli, la scelta di questi gioielli è stata dell’attore stesso, che proprio in quel periodo si trovava ad affittare una villa a Malibu di proprietà di Richard Stark, fondatore del brand. Lo stesso vale per il Richard Mille RM52-01 Skull Tourbillon e la it-bag della maison francese. Tuttavia questi desideri rappresentavano un problema per la produzione a causa del loro costo elevato e così, senza scendere a troppi compromessi, come spesso accade, si è optato per una loro replica. Entrambi gli oggetti sono infatti dei falsi e, in particolare, la borsa è stata acquistata su Amazon per soli $38. Ciononostante, quando Hill l’ha saputo ne è stato comunque entusiasta, accorgendosi di come in realtà quella soluzione caratterizzi al meglio la profonda superficialità del suo personaggio. Oltre a ciò, il consigliere di gabinetto della Casa Bianca fa sfoggio di completi realizzati su misura da Mr. Kim, uno dei migliori sarti al mondo, assieme a mocassini e cintura con fibbia di Salvatore Ferragamo e cravatte made in Italy firmate da Armani e Zegna.

Meryl Streep – Janie Orlean

Che cosa indosserebbe una Presidente donna alla Casa Bianca? È stata questa la domanda da cui è partita la costumista di “Don’t Look Up” per costruire stilisticamente un personaggio potente, seducente e carismatico interpretato da una meravigliosa Meryl Streep. Così è nata l’idea di metterle al polso un Piaget Extremely Lady degli anni Sessanta, lo stesso indossato da Jackie Kennedy durante la sua permanenza al fianco di JFK; ma anche abiti che giocano sull’abbinamento patriottico del rosso, del bianco e del blu disegnati da Giorgio Armani durante il primo lockdown e arricchiti da brillanti spille custom di generosa grandezza. In particolare, il rosso è il colore che predomina su vestiti, scarpe e occhiali da gatto, in riferimento a una sorta di viaggio attraverso gli inferi condotto da Janie Orlean per una precisa scelta del regista.

Timothée Chalamet – Yule

Yule non è sicuramente un personaggio chiave nello svolgimento di “Don’t Look Up”, ma seppur compaia poco è forse tra quelli caratterizzati meglio. Già dal primo istante in cui lo si vede il suo aspetto rende chiara la sua persona: è una specie di skater punk anticonformista ma evangelico, per sua stessa definizione. Il suo look è in netto contrasto con quello di tutti gli altri personaggi e più che dall’attualità sembra tratto direttamente dagli anni Ottanta, in un misto tra “Arma Letale” e “Stranger Things”. Tutto ciò che indossa, dalle giacche militari al cappellino camouflage, fino agli anfibi usurati, proviene da negozi dell’usato che non vanno confusi con gli store vintage di tendenza. I capi si presentano infatti sgualciti, logori e appartenenti a un’altra epoca, di quelli che puoi trovare nei cosiddetti flea market americani a prezzi più che stracciati. In particolare, saltano all’occhio le diverse t-shirt di merchandising che riportano il nome della band “Noah’s Flood“, la quale è stata appositamente inventata dalla costume designer per il film, oppure grafiche D.I.Y. che rimandano allo scenario motocross del suo luogo d’origine. Mentre Susan Matheson orchestrava tutto ciò, Timothée Chalamet si è concentrato su un altro dettaglio estetico che immediatamente cattura l’occhio nel suo personaggio, ovvero la capigliatura mullet, un vero e proprio cult degli anni Ottanta di cui l’attore ha fatto una fissazione per rendere ulteriormente coerente il suo ruolo.

Ariana Grande – Riley Bina

La costumista Susan Matheson ci tiene a precisare che Riley Bina non va assolutamente confusa con Ariana Grande nella vita reale. Seppure entrambe facciano le cantanti, la personalità che il regista ha voluto conferire al personaggio non coincide con quella dell’artista, né dal punto di vista caratteriale né da quello estetico. Se l’interprete è riconoscibile per gli abiti in tinte pastello e l’iconica coda di cavallo, il personaggio interpretato è decisamente differente, con un’ispirazione più dark e teatrale. Durante la sua prima apparizione la si vede infatti sfoggiare un total look di Valentino completamente nero composto da un abito cut-out e stivali alti, arricchito da accessori in pelle impreziositi dalle borchie Rockstud. Mentre questa mise richiama il mood delle teen idol dei manga, il secondo outfit indossato durante il concerto finale punta su un’estetica da sogno decisamente couture. L’intero design è frutto della collaborazione tra Susan Matheson e il direttore creativo della maison Pierpaolo Piccioli e si compone di due elementi: il top di piume arriva direttamente dalla collezione autunno/inverno 2021 haute couture di Valentino, mentre il secondo è una voluminosa gonna in tulle custom made che voleva rappresentare il movimento sinuoso di una creatura marina nell’acqua.

Kid Cudi – DJ Chello

Oltre ad Ariana Grande, c’è un’altra star della musica che si è trasformata in attore per “Don’t Look Up”. Stiamo parlando di Kid Cudi che, dopo aver attirato l’attenzione con le sue improbabili calzature di Vetements alla première del film, ha continuato a stupire anche nel ruolo di DJ Chello. Al di là del fatto che la sua altalenante storia d’amore con Riley Bina abbia fatto sognare i media anche davanti a una catastrofe disastrosa, la sua esibizione al concerto finale non è passata inosservata grazie al suo look total white d’effetto creato da Armani. A tal proposito, è curioso sapere che quell’outfit è stato talmente desiderato e voluto in tempi brevi dalla costumista che è stato fatto arrivare sul set direttamente da un servizio fotografico svolto in montagna, ancora con i residui dello shooting nell’imballaggio. Ad ogni modo, il cantante ha fatto proprio lo styling dimostrando un’attitudine da vero modello.