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Dopo 20 anni Avril Lavigne spacca ancora

Articolo di

Andrea Mascia

Avril Lavigne è in grado di rimanere cool anche dopo gli alti e bassi della sua carriera.

Sono passati ben 20 anni dall’uscita di “Complicated”, una delle hit contenute in “Let Go”, primo album ufficiale della cantante, e l’immaginario di quel disco sembra sposarsi in maniera super coerente con parte dell’industria musicale odierna, in particolare con l’ambiente ormai consolidato di DTA Records

Infatti, oltre alle doti tecniche e musicali mostrate fino ad ora, se Avril Lavigne ha conservato un posto speciale nella memoria collettiva delle generazioni Y e Z, la verità va ricercata – dal punto di vista estetico e stilistico – proprio nelle cover dei suoi primi album pubblicati tra il 2002 e il 2007. Questo perché uno dei “trucchi” della principessa del pop punk è stato quello di aver creato ed espresso la propria attitudine partendo da pantaloni baggy, Osiris e tinte di capelli fluo, che risaltano particolarmente sulle cover di “Let Go” e di “The Best Damn Thing”. C’è da aggiungere anche il fatto che tutto ciò ha potuto procedere di pari passo – anche a livello musicale – grazie al background pop punk che nei primi anni del 2000 aveva iniziato a diffondere a tutti gli effetti l’immaginario delle high school, in cui l’estetica simil-punk di Avril Lavigne si sposava perfettamente con i testi di tracce prodotte da band come gli All American Rejects e dei Bowling For Soup.

L’idolatria nei confronti Avril Lavigne ha fatto leva sull’immaginario e sull’attitudine che è stata in grado di cavalcare e di diffondere, e ora sembra essere tornata in grande stile.

Non è un caso che Avril Lavigne ritorni in scena proprio ora, per ritagliarsi uno spazio dedicato e auto incoronarsi principessa del pop punk, un genere che negli ultimi anni ha avuto anche contaminazioni rap e trap e che ha visto la massima espressione con artisti del calibro di Machine Gun Kelly, YUNGBLUD, jxdn, Ian Dior, POORSTACY, Blackbear, Halsey e altri.

Se nel giorno del drop, “Love Sux“, ultimo album della cantante, ha esordito alla prima posizione di iTunes, c’è una ragione: Avril Lavigne ha trovato terreno fertile per uscire con nuova musica perché, nell’industria pop in particolare, si è diffusa un’estetica e un’attitudine simile al pop punk teen-core dei primi anni 2000. La wave, segnata fortemente dall’uscita di “Down Falls High” – musical autobiografico di Machine Gun Kelly – sancisce il ritorno nella scena musicale di tutte le dinamiche che possono proporsi all’interno del mondo delle high school americane: dall’uso di droghe e pasticche alle intrigate relazioni sentimentali, per arrivare infine ad affrontare la battaglia con la scalata sociale per guadagnare popolarità.

Avril Lavigne e la sua attitudine si mixano alla perfezione in questa wave: innanzitutto dal punto di vista estetico, che ha visto il ritorno in grande scala di cinte borchiate, skinny, piercing e chi più ne ha più ne metta, ma soprattutto dal punto di vista musicale. Se il pop punk ha avuto sin dagli anni 2000 una chiave interpretativa “leggera” come valvola di sfogo per evadere dai problemi ordinari, al giorno d’oggi può continuare a trovare la propria libertà attraverso i classici riff di chitarra e ritornelli semplici, esattamente come in “Bois Lie”, singolo in collaborazione tra Avril e MGK che da una settimana dall’uscita conta già quasi 3.000.000 riproduzioni su Spotify. 

Avril Lavigne può contribuire a portare il pop punk contemporaneo nell’Olimpo degli Dei. L’interpretazione della tematica pop per antonomasia – ovvero l’amore – trattata da lei in maniera graffiante e vissuta come una ribellione può da una parte far risvegliare e affacciare a questa wave chi, nel 2007, aveva un poster raffigurante l’artista canadese appeso accanto al proprio letto e, dall’altra parte, può guadagnare una fetta di user di piattaforme giovani come TikTok, perché “Love it When You Hate it” – ad esempio – è una traccia adattabilissima a piattaforme del genere.