Ernia sta per arrivare, ma da dove è partito?

Articolo di

Matilde Manara

Nonostante il clima turbolento che ha caratterizzato l’inizio di questo mese, a nessuno sono sfuggiti i passi che Ernia ha mosso nell’ombra.
Il profilo Instagram del rapper infatti, dopo essersi spogliato di tutti i post precedenti, si è trasformato in un vero e proprio album di famiglia. Ma cosa ci racconta?

Ernia ha delegato tutto alle immagini e alle parole, ad ogni post è affidato il compito di parlarci di un particolare momento o stato d’animo vissuto dall’artista nel corso degli anni, mentre il narratore di questo viaggio è lo stesso Matteo che, tra aneddoti e resoconti, ci fa fare un giro – senza cinture – della sua vita.

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5-10 anni: Scoperta Sono nato a Milano nel 1993, nel quartiere San Siro. Vivevamo accanto ai miei nonni paterni. I nostri appartamenti erano collegati da una porticina sul balcone che usavo per andare a trovare i miei cugini quando passavano di lì. Ero un bambino esuberante ma sensibile, ricordo che avevo già mille idee e pensieri che mi giravano per la testa, e che i miei gusti erano diversi da quelli dei miei coetanei. Spesso mi trovavo a disagio, forse ero un po’ sfigato, ma per quanto non mi piacesse il fatto di sentirmi diverso, continuavo a cercare di valorizzare le cose che mi piacevano, piuttosto che impormi i gusti altrui. Mentre i miei amici giocavano a calcio, io andavo a nuoto e facevo basket, perché i miei genitori avevano paura che diventassi basso. Mio padre provò a insegnarmi a pescare con la canna, ma non ho mai avuto molta pazienza e non ce l’ho neanche adesso che sono più grande. Tuttavia diventai molto bravo nella pesca subacquea. Non ero un bambino estroverso, però mi piaceva stare in gruppo e parlare con le persone. Non eccellevo negli sport e non ero il primo della classe, però ho sempre saputo come usare le parole. Le memorizzavo e mi ricordavo dove metterle. Ancora oggi se mi viene chiesto in che cosa sento di essere bravo davvero, la mia risposta è: “comunicare”.

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Il racconto non è frenetico, ma ragionato. La storia, come in ogni libro, è divisa in capitoli sinergici e, per il momento, il rapper di “68” ce ne ha presentati sette: Scoperta, Stupore, Rabbia, Inadeguatezza, Solitudine, Speranza e Fiducia.

Nel complesso, la storia è quella di un ragazzo che parte da zero e arriva a fare musica per davvero, quella di un sogno che si trasforma prima in aspirazione e poi in realtà.

Ernia è conosciuto per l’uso ineccepibile delle parole, per la precisione delle rime, per la profondità dei contenuti ma anche anche per il suo carattere forte e per le parole dure. Più volte accusato di essere saccente o scontroso, il rapper di Milano raramente veste i panni della fragilità, soprattutto fuori dalla musica, ma ora le sue esigenze sembrano essere cambiate.

Matteo sta dicendo che è pronto per tornare? Può darsi, ma non è solo questo, è molto di più. Ernia, come Arianna con Teseo, ci sta lasciando un filo da seguire per non farci perdere nel labirinto, per permetterci di capire. Forse non sappiamo dove ci sta portando, ma per ora il viaggio è fantastico.

Sono nato a Milano nel 1993, nel quartiere San Siro. Non ero un bambino estroverso, però mi piaceva stare in gruppo e parlare con le persone. Non eccellevo negli sport e non ero il primo della classe, però ho sempre saputo come usare le parole. Le memorizzavo e mi ricordavo dove metterle.

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