Fashion

Esiste un’era post sneaker?

Articolo di

Andrea Mascia

Dunk, Air Force e Jordan non sono l’unica alternativa per i nostri piedi. Editoriali, interviste e talk stanno spingendo moltissimo sul mocassino e sulla sua versatilità d’utilizzo. Il problema – in questo caso – del mocassino è sempre stato relativo alla sua comunicazione e alla sua percezione da parte di un’audience che non è mai stata definita come “main target”. Sembrerebbe però che qualcuno abbia cambiato idea: il mocassino è una delle opzioni più fresche dell’anno, uno di quei prodotti che sta subendo un processo di adattamento e svecchiamento, e dobbiamo riconoscere svariati meriti.

La questione più interessante riguarda il fatto che il mondo del mocassino ha il potenziale nascosto di sfoggiare un’universalità esattamente identica a quella che ha caratterizzato il mondo delle sneaker, specialmente negli ultimi anni. Analizzando il mercato e il resto delle ispirazioni all’interno della nostra cultura, è chiaro: il mocassino vuole diventare la nuova sneaker, vestendosi di pony hair, leopard print, snakeskin e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente – specialmente in Italia – abbiamo sempre recepito i loafers come una calzatura limitante, vista e rivista durante le passeggiate del Pitti e mai adottata in outfit più casual. Come spesso accade, le reference per svecchiare il mocassino ci sono dovute arrivare da oltreoceano: impossibile non menzionare ciò in cui troviamo Tyler, The Creator come portabandiera.

Dal calzino bianco, ai vest con fantasie bizzarre, Tyler ha letteralmente sdoganato il mocassino, esibendolo anche abbinato a shorts nei suoi stravaganti live: un vero e proprio messaggio che ci dice che non esistono luoghi predefiniti per indossare una certa tipologia di prodotto, ma semplicemente una buona attitudine e una buona elasticità di vestiario. Esattamente come i loafers di brand del calibro di Dr. Martens, G.H. Bass e Sebago, anche il mondo del cozywear si è espresso notevolmente. L’esempio di modelli di Birkenstock come Boston o Super Birki ci pone di fronte a una verità quasi incontestabile: non esistono capi brutti, esistono solo pessimi modi di abbinarli.

Impossibile negarlo: davvero in pochi fino a qualche anno fa si sarebbero aspettati che il mondo del fashion avrebbe sdoganato una Birkenstock abbinata a shorts e a un paio di calzini bianchi, ma è esattamente quello che è accaduto. Gli account Instagram dei Fashion Archiver sono pregni di ciabatte di sughero inserite nelle loro sneaker rotation, e tutto ciò si accoda a una corrente in cui i loghi sulle sneaker dovranno pian piano scomparire per differenziarsi da orde di teenager che indossano Nike Dunk Low nella colorazione bianca e nera.

Birkenstock, mocassini & co. chiaramente non si inseriscono nel mondo delle nuove tecnologie o dei nuovi design relativi al footwear, perché a innovare e a portare nuovi modelli ci hanno pensato – oltre ai soliti Ye e Salehe Bembury – personaggi del calibro di Tsuyoshi Tomita, che con il suo brand Simply Complicated ha proposto un ibrido tra una Super Birki e un loafer con para alta di Prada. All’improvviso, sta accadendo tutto ciò che ha sempre costellato solo e unicamente l’infinito mondo delle sneakers: i brand di altre categorie di footwear si stanno accorgendo che per cambiare la percezione di un prodotto basta veicolarlo diversamente, in maniera giocosa e cool, perché nella nostra storia recente ancora non avevamo realizzato di poter indossare mocassini e ciabatte abbinati a canottiere, calzini bianchi e denim di seconda mano.

La scena del footwear è in un momento totalmente rivoluzionario, ed è quasi impensabile credere all’avvento di un nuovo universo duellante con il mondo delle sneaker. Sovvertire quest’ultimo sarà difficile, ma la coesistenza tra i due è una cosa più che auspicabile per i prossimi anni.