Ghemon ci ha “Scritto Nelle Stelle” 11 poesie

Articolo di

Matilde Manara

Oggi, a due anni di distanza da “Mezzanotte”, è uscito “Scritto Nelle Stelle“, il nuovo disco di Ghemon. Abbiamo parlato direttamente con lui di questo progetto e di ciò che, senza le giuste lenti attraverso cui guardare, non può essere visto.

Anche se a tante persone non è mai andato bene, ho sempre detto la verità. Mi sono sempre messo a nudo, ho continuato a farlo nonostante tutto e l’ho fatto anche ora. Probabilmente si diventa anche grandi, si impara. Nei dischi precedenti mi attribuivo un sacco di responsabilità, questo invece non è un album di colpe, è un disco di riflessione.

Ghemon ad Outpump

La storia di questo album è singolare ed estremamente personale, pur comprendendo a pieno le difficoltà che il COVID-19 ha generato per il mondo della musica, il cantante di Avellino, al contrario di molti altri, ha infatti scelto di non rimandare l’uscita del suo progetto, e in questo modo ci ha fatto un regalo enorme.

Ho sentito che ai miei fan serviva davvero questo disco, ne avevano bisogno, e io non potevo deluderli.

Ghemon ad Outpump

Giovanni è una di quelle persone che crede davvero nella musica, quella musica che cambia e salva le persone, e ne ha dato l’ennesima prova. Già al primo ascolto, “Scritto Nelle Stelle” si rivela infatti la medicina più dolce con cui curare i mali che queste giornate di isolamento hanno portato a galla. Proprio nel momento più delicato, quello in cui ognuno di noi si trova costretto a fare i conti con sé stesso, Ghemon corre in nostro aiuto, e lo fa in 11 modi diversi.

1. “Questioni Di Principio”

Potrei accarezzare la mia imperfezione, ma mi circondo spesso di persone che analizzano ogni errore sotto al microscopio, incutermi timore è il solo loro scopo. Potrei farlo però non devo.

In questa traccia l’artista parla di tutti i potrei che ognuno di noi si trova ad affrontare almeno una volta nella vita, gli stessi potrei in cui, chi ha già passato tanti guai, non ricadrà più.

2. “In Un Certo Qual Modo”

La calma scappa, le ho dato la caccia, il mondo è freddo e quando lo capisci il sangue si ghiaccia. Non ho un posto sicuro a meno che io non sappia che ti troverò li che mi aspetti e mi apri le braccia.

“In Un Certo Qual Modo” è la preghiera che reciti se hai davanti una persona che ti accoglie per quello che sei, e vorresti solo trovare le parole giuste per ricambiare, almeno in piccola parte, ciò che ricevi. Sulle note a lui più familiari, Ghemon viene a ripescarti dalla tua solitudine per farti sapere che certe emozioni non sono un fardello unicamente tuo, che non sei solo.

3. “Champagne”

Era facile capire ch’ero indifeso e inoffensivo, ma tu guardavi solo te come Narciso. Il tempo mette tutto al proprio posto, tolgo schegge e polvere di dosso, eri una derivazione di percorso ma per fortuna ti ho rimosso. E non ho rimorsi.

La rivincita dei buoni per eccellenza. Questa traccia racconta il momento altissimo in cui si riesce a lasciare davvero alle spalle una storia d’amore finita male e, per la prima volta, si percepisce che quella persona e quei dolori non sono più parte di noi. Una mano sulla spalla che significa “Ora puoi perdonarti e andare avanti”.

4. “Due settimane”

Perché in fondo tu, desideri solo che io mi lasci andare. Se non sono impeccabile, mai come vorrei, tu mi ripeti “Ti amo, sii come sei”.

Il quarto singolo dell’album è unico, per svariati motivi. Ghemon, mentre racconta un rapporto che nella sua purezza fa bene all’anima, riporta con uno stile invidiabile il funky nelle nostre cuffie dopo anni di assenza.

5.”Cosa Resta Di Noi”

Cosa vuoi che dica? Che ogni lasciata è persa. Il resto è solo nebbia, non ha più contorno, non c’era scelta e la città era un forno. Che vuoi, qualcuno doveva pur prender una decisione e c’era il vuoto attorno.

“Cosa Resta Di noi” è quella canzone che ti capita di sentire per sbaglio mentre sei in metro, e ti si ferma il cuore. È importante però spiegare che, al contrario di quanto sembra, è una traccia dolorosa, ma non dolorante. Giovanni parla di quella piccolezza, che sia un profumo o una risata, che ti teletrasporta in un preciso momento della tua vita già passato, ma di cui hai il controllo. Una ferita metabolizzata.

6. “Inguaribile E Romantico”

Tu sei il coraggio che a volte mi manca quando il mostro che forte ritorna mi schiena, sei la voglia nei giorni di stanca. Sei il giudizio che tutto ripiano. Se la sfida che lancio a me stesso è malsana, sei la voce che mi chiama.

Torna l’amore buono, non quello sofferto che Ghemon ha raccontato tante volte nel corso della sua carriera. Un viaggio dentro sé stessi attraverso gli occhi di un altro.

7. “Buona Stella”

Mi hanno detto che ho i numeri e colpi da vincente, ma con le scorciatoie si sbanca prima il gioco. Io per tutta risposta vado controcorrente, il genio senza coraggio serve davvero a poco. Ah, il bello deve ancora venire, lo dico con in faccia un’espressione furba e la bocca che ride.

Se esistesse un riconoscimento per i dissing, Ghemon vincerebbe il premio per il meglio vestito. “Buona stella”, con eleganza e sarcasmo singolari, bussa alla porta della scena rap italiana, dicendo a chiare lettere che la correttezza morale e i principi sono nettamente più importanti – e alla lunga più utili – di ogni scorciatoia artistica che costringe a snaturarsi e poi a tradirsi.

8. “Io E Te”

Ho messo una bomba sotto i vestiti non stirati ed è una guerra tra due stati, intendo stati d’animo, di quelli in cui vai quando sei nel panico. // Ho visto la luce, mi sento rinato, le cose belle sono semplici ma questo è proprio un cazzo di miracolo.

Giovanni realizza un’enorme metafora della fiducia. In “Io E Te” ci sono un sacco di cose, come quando chiudi gli occhi e ti lasci cadere davanti a qualcuno che ha giurato di prenderti al volo. Hai paura, sei teso, ma il sollievo che senti quando poi ti stringono è mille volte meglio del semplice stare in piedi, al sicuro.

9. “Un vero Miracolo”

E colleziono scuse assurde per i miei ritardi, alcuni sono da galera, ma mi grazi. Per le mie assenze non so più come giustificarmi ma almeno dammi il tempo di mancarti

“Io E Te” e “Un Vero Miracolo” sono due lati della stessa medaglia, i due pezzi, infatti, sono connessi e condividono sonorità e argomenti, un miracolo riuscito senza una preghiera.

10. “Un’Anima”

Sei pieno di macchie e di zone d’ombra. di segreti chiusi nei bagagli, ed hai mille presentimenti bomba che puntualmente saboterai.

In questa traccia Ghemon parla in seconda persona a sé stesso e apre una voragine sulla paura, propria della nostra generazione più che di qualunque altra, di non farcela. Mentre il successo sembra essere sempre più smart, l’ansia di non ottenerlo offusca ogni giornata e ogni scelta, ma sopratutto distorce la versione che ognuno di noi ha di sé stesso, valorizzandone i mali e conducendo all’autosabotaggio. Un serpente che si morde la coda in loop.

11. “K.O”

Certe rughe valgono più di mille parole, danno titolo di credito a chi è il loro portatore, e mi concedo il lusso in questo clima di terrore di averci l’umanità in mezzo agli oggetti di valore.

La carica di questo singolo è il modo migliore per brindare alla chiusura del disco. Il rap è forte ed energico, Ghemon non vuole arrivare terzo o secondo, vuole arrivare primo.

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