Sport

I difetti di comunicazione dell’Italia a Euro 2020

Articolo di

Massimiliano Macaluso

Venerdì sera a Roma sono iniziati i tanto attesi Europei di calcio e la Federazione Italiana, visto che il nostro Paese è uno degli 11 organizzatori, ha inevitabilmente svolto un ruolo di primo piano nella preparazione di questo grande appuntamento. L’organizzazione ha interessato una vasta serie di aspetti e situazioni da curare e pianificare al meglio: partendo da tutto ciò di competenza dell’area tecnica, ovviamente, come ad esempio la scelta dei convocati, e continuando con tutto il lavoro che ha riguardato la valorizzazione e la comunicazione della brand identity della nostra Nazionale. Le prime foto ufficiali della selezione azzurra hanno scatenato le discussioni sui kit da gara firmati PUMA (in particolar modo sulla divisa away bianca, poi indossata contro la Turchia) e ancor di più sugli outfit formali disegnati da Giorgio Armani, che sono finiti sulla bocca di moltissimi tifosi non troppo entusiasti dei modelli e del colore scelti dallo stilista italiano. Le divise extra campo, e soprattutto le giacche pensate per Roberto Mancini e il suo staff, invece custodivano una reference ben precisa e un’idea molto raffinata che pochissimi hanno colto sin da subito e che invece molti osservatori esterni hanno apprezzato parecchio, soprattutto dopo averle viste sul campo.

Il countdown per un evento del genere presuppone anche un enorme lavoro del reparto media e, ancora più specificatamente, una massiccia creazione di contenuti da offrire a tifosi e appassionati di tutto il mondo. Il format scelto per essere proposto agli spettatori televisivi è stato quello della Notte Azzurra, il programma andato in onda in prima serata su Rai 1 al quale hanno preso parte Roberto Mancini, lo staff tecnico e i 26 convocati, presentati ufficialmente proprio in quella occasione. Nel corso della trasmissione, condotta da Amadeus come tanti grandi appuntamenti sulla tv pubblica, gli ospiti giunti apposta da Coverciano sono stati protagonisti di sketch e battute, hanno partecipato a balli e canzoni di gruppo e hanno ovviamente intonato l’inno nazionale tutti insieme in maniera appassionata. Qualcuno è sembrato divertirsi, qualcun altro meno: l’impressione è che si trattasse di un passaggio obbligato e irrinunciabile, per certi versi anche fondamentale per diffondere quel senso di coesione e partecipazione con il popolo italiano che fa il tifo da casa. Le immagini della Notte Azzurra non sono sfuggite ad alcuni giornalisti stranieri, compiaciuti da alcuni momenti molto “italiani” dello show, e incuriositi da questa modalità un po’ rétro con cui sono stati svelati i singoli convocati.

Dalla collaborazione editoriale tra la FIGC e la Rai è nata l’idea di una miniserie di quelle che vanno molto negli ultimi tempi, quelle girate dietro le quinte e che riescono a violare anche alcuni luoghi sacri come gli spogliatoi e le abitazioni dei calciatori. Un’idea che ha permesso alle telecamere di seguire per la prima volta gli azzurri fin dentro il centro sportivo federale di Coverciano e da cui è venuto fuori “Sogno Azzurro”. Le riprese sono durate oltre un anno e hanno accompagnato il gruppo azzurro durante il lungo e complicato (soprattutto a livello logistico) percorso delle qualificazioni fino ad arrivare sui palinsesti tv e precisamente sugli schermi di Rai 1. Se a detta dei numeri degli ascolti questo prodotto non si è rivelato particolarmente apprezzato dal pubblico, tanto da costringere a far rivedere la programmazione iniziale, ha lasciato anche un po’ a desiderare come qualità dei contenuti e come senso originario del progetto in sé, quello che qualcuno ha definito “un’operazione di riconnessione sentimentale”. Presentato come il racconto dei segreti della Nazionale e specificatamente dell’ultimo periodo vissuto dai ragazzi di Mancini, Sogno Azzurro si è rivelato un lungo documentario (quattro puntate da oltre 40 minuti ciascuna, con Stefano Accorsi nelle vesti di narratore) che, a parte qualche spunto unico e interessante, ha offerto una ridondante esaltazione del gruppo azzurro senza riuscire a fare a meno delle intrusioni di personaggi come Marcello Lippi e Arrigo Sacchi e dei racconti di vecchie edizioni di Europei e Mondiali, rendendo il tutto una narrazione mista e poco centrata, che ha sensibilmente ridotto la curiosità dello storytelling. 

Passando ad altri elementi tipici, non è stata lanciata una canzone ufficiale, anche se il commissario tecnico Roberto Mancini ha partecipato in prima persona, insieme a Luca Toni, al videoclip di “Coro Azzurro”, il singolo scritto da Gli Autogol e DJ Matrix con la partecipazione di Arisa e Ludwig, mentre pochi giorni fa è stata presentata la nuova mascotte, un cucciolo di pastore maremmano-abruzzese al quale nessuno ha pensato bene di dare un nome ma che ha comunque una storia interessante alle spalle. Il giorno della partita d’esordio, con parecchi giorni di ritardo rispetto a tante altre selezioni, è stato invece lanciato sui profili social “L’azzurro ci unisce”, un video emozionale realizzato col chiaro intento di caricare l’ambiente proprio in vista del debutto nella competizione. Niente di veramente originale in realtà, ma comunque capace di avere una discreta diffusione (630 mila views su Instagram, 107k sul profilo italiano di Twitter e 85k su Facebook mentre si scrive) e anche una certa efficacia nel suo scopo principale, quello appunto di farci sentire tutti orgogliosamente italiani risvegliando la passione sopita negli scorsi mesi. Come si legge sul sito ufficiale della FIGC, “L’azzurro ci unisce, ideata da Auiki e prodotto da Indaco, mostra il profondo legame tra squadra e pubblico, dando vita a un manifesto valoriale dell’Italia di oggi, non solo calcistica, in cui, proprio come nella Nazionale di Mancini, è il gruppo più dei singoli a fare la differenza”. Un paio d’ore prima del fischio d’inizio è seguito un altro contenuto video, l’Inno di Mameli cantato da calciatori e tifosi.

I più attenti avranno notato che sui social è cambiato qualcosa dal punto di vista estetico: da qualche giorno, e per intenderci già dal primo annuncio dei 26 convocati e dall’amichevole contro la Repubblica Ceca, sui profili ufficiali è stata utilizzata una nuova veste grafica un po’ pasticciata e confusionaria ma che invece a quanto pare era stata pensata proprio con questa finalità. Come si legge sempre sul sito della FIGC, infatti, “si è scelto di puntare su uno taglio attuale e autentico, ispirato alle forme di espressione spontanea tipiche dei nostri tempi. Uno stile ibrido ed eterogeneo, fortemente riconoscibile, che permette di comunicare a livelli diversi e avvicinare ulteriormente la squadra ai propri tifosi”. Un nuovo modo di esprimersi che a quanto pare riguarderà solamente i profili della Nazionale maschile, visto che non c’è traccia su quello della Nazionale femminile, impegnata contro i Paesi Bassi. Un’altra novità invece è quella dell’apertura dei nuovi account in lingua araba sia su Instagram che Twitter, @Azzurri_AR, il terzo dopo quello italiano, @Vivo_Azzurro, e quello inglese, @azzurri.

In maniera parallela a ciò che accade nel mondo virtuale, i preparativi hanno riguardato anche attività concrete e luoghi fisici, a partire dal francobollo celebrativo, passando anche per l’immensa (oltre 5000 metri quadrati) Casa Azzurri. Aperta il 9 giugno e situata presso il PratiBus District di Roma, è stata concepita come un luogo di aggregazione e farà leva principalmente sul legame con la musica, anche attraverso il supporto di Radio Italia. Si sono già esibiti alcuni noti cantanti come Negramaro, Noemi e Alessandra Amoroso, ma il programma è fitto e prevede anche proiezioni, talk show e workshop di vario genere. Ma per partecipare bisogna prenotarsi. All’interno della struttura, tra maxischermi e cartonati raffiguranti i calciatori azzurri, è esposta una parte importante della collezione del Museo del Calcio di Coverciano, che racconta la storia della Nazionale, una “galleria azzurra” divisa in quattro sezioni e curata dal presidente della Fondazione del Museo del Calcio, Matteo Marani. Il Museo del Calcio con i suoi cimeli è presente anche nella Fan Zone UEFA e alla stazione Termini per vivere le emozioni della maglia azzurra e di tutto il patrimonio storico della Nazionale. Altri luoghi simbolo allestiti nella città sono il Football Village in Piazza del Popolo e il Media Center alla Terrazza del Pincio.

L’Europeo è appena cominciato e di fatto c’è ancora moltissimo da preparare e lanciare in corso d’opera, ma ciò che è stato organizzato sino ad oggi, senza costringerci a paragoni impropri con quello che è successo in altri Paesi europei chiamati a una pianificazione per certi versi simile, deve sicuramente fare riflettere sull’importanza delle campagne destinate alla fruizione digitale, delle iniziative e dei progetti congiunti con i media e in generale di un’accurata strategia di produzione di contenuti editoriali all’altezza della situazione, e su quanto sia complicato di ragionare nell’ottica di dover offrire il meglio per valorizzare il proprio heritage e rappresentare tutta una Nazione sportiva.