La Foley Art è il motivo per cui dobbiamo ascoltare i film

Articolo di

Alberto Bonazzi

Dire che la componente visiva sia quella più importante quando si parla di film, sembra essere a tutti gli effetti un’ovvietà, una vera banalità che ci saremmo potuti risparmiare. Ma rimandate a più tardi questo giudizio.

Ora immaginatevi di essere seduti al cinema, magari con dei pop corn tra le mani e una bibita fresca da sorseggiare. Davanti a voi, sul grande schermo, iniziano ad apparire le prime scene del film di cui avete sentito tanto osannare la fotografia o le gesta del regista. Assorti dal susseguirsi delle immagini e completamente immersi nella trama della vicenda, vedete i fotogrammi fare il loro velocissimo lavoro misurato dallo scorrere dei secondi. È indifferente che si tratti di un film ambientato nella vostra città preferita o che sia un cartone animato per i più piccoli, il girato vi trasporterà in un viaggio che, se visto con un occhio più attento, è tutt’altro che solamente visivo. È innegabile che i prodotti cinematografici, e più in generale ogni tipologia di video, possiedano come prima e immediata dimensione quella della percezione delle immagini: dopotutto, chi andrebbe in sala con gli occhi bendati? Tuttavia, ciò che risulta fondamentale alla buona riuscita dell’opera è sorprendentemente la componente uditiva.

Nonostante passi il più delle volte inosservato, l’audio dei film è quell’elemento che riesce più di tutti a creare l’atmosfera desiderata, a trasmettere emozioni e a immergere lo spettatore all’interno del mondo immaginato dal regista. Non stiamo parlando solo delle colonne sonore o delle voci degli attori in scena – certo, anche queste sono fondamentali – ma ci stiamo riferendo a quella moltitudine di suoi prodotti da azioni e movimenti che vediamo accadere sullo schermo. Dovete sapere che c’è un’intera arte alle spalle di questi rumori e che il suo nome è Foley.

Foley è il termine che si usa per indicare quella disciplina applicata nell’industria cinematografica che si occupa di ricreare i suoni con cui accompagnare le immagini di un film. Come almeno una volta vi sarà capitato di notare, infatti, ogni scena è arricchita da una sottotraccia in cui il rumore dei passi dei personaggi, il ritmico ticchettio della pioggia o più banalmente il cigolio di una porta che si apre, fanno da sfondo sonoro all’azione che, come da copione, si sta svolgendo. La domanda che potrebbe sorgervi spontanea è: ma questi suoni non vengono direttamente catturati durante la fase di registrazione del film? Sebbene la risposta possa essere in parte affermativa, ciò che accade realmente è che la componente audio di tali registrazioni risulta spesso non accurata e, soprattutto, carente di numerosi dettagli e particolari, elementi che contribuiscono notevolmente alla perdita della qualità del prodotto.

Per questi motivi, quando il protagonista sorseggia un bicchiere d’acqua o quando viene mostrata la vista di una città sotto la pioggia, l’apparato sonoro che descrive delle banali scene come quelle appena citate, deve essere ricreato appositamente in uno studio e successivamente montato al pari delle scene del film: nel nostro esempio, verranno rispettivamente riprodotti il suono delle labbra a contatto con il bicchiere e quello delle gocce che toccano i palazzi e le strade. È come una fase di doppiaggio in cui, al posto delle voci che ripropongono le battute in un’altra lingua, ci sono degli oggetti che generano i suoni desiderati. L’aspetto affascinante? Ciò che durante la proiezione del film sentite come il suono di una determinata cosa, in realtà è creato con degli oggetti che non centrano un bel niente con la stessa: quello che senti non è quello che vedi!

L’arte della creazione di effetti sonori per il cinema nasce dalla mente di un regista e produttore cinematografico americano da cui, inoltre, eredita il proprio nome. Jack Donovan Foley, nato a New York City alla fine del 1800, ha dedicato interamente la sua vita al mondo del grande schermo, spostandosi presto sull’altra costa degli USA in California, uno dei centri più importanti del cinema. Tra piccoli studi e grandi case cinematografiche, a una prima professione da stuntman, complice l’interruzione forzata dell’attività a causa della Prima Guerra Mondiale, si sostituisce quella di regista e sceneggiatore per la celebre Universal. Nel periodo storico in cui avvenne la transizione dai film muti a quelli sonori, Foley si trovava pienamente coinvolto nel settore e bastò l’unione di genialità e intraprendenza per immergersi in questo nuovo spiraglio che si apriva sul mondo del cinema, diventando così, in breve tempo, il punto di riferimento per la realizzazione di suoni ed effetti sonori per le pellicole hollywoodiane. Di fatto inventò un modo alquanto originale per riprodurre qualsiasi tipo di rumore che assume un principio unico e insostituibile: cercare sempre di non lavorare per imitazione. La logica sottesa alla Foley Art consiste nel lasciare viaggiare il più possibile l’immaginazione, così da trovare il modo più efficace per riprodurre i suoni che caratterizzano ogni scena, spesso arrivando ad attribuire una componente sonora anche a cose che in realtà non la possiedono in maniera spiccata.

Ad occuparsi di questo lavoro estremamente unico e sopra le righe ci sono delle figure professionali esperte nella valutazione e riproduzione di suoni, nonché dei veri e propri creativi che impiegano la propria fantasia e ingegno per inventare strambi modi con cui ricreare i più svariati rumori. Per questo motivo, vengono chiamati Foley Artist, mentre in Italia sono noti come rumoristi, e la parola artista fa proprio riferimento a quell’approccio inventivo che deve appartenere a chiunque voglia intraprendere questa professione. Sebbene ogni film, documentario o video abbia bisogno della Foley Art per essere compiuto e d’impatto, questa figura professionale non è così diffusa come dovrebbe e, ad oggi, i migliori Foley Artist in circolazione sono sempre meno, diventando rari da trovare poiché già coinvolti nelle più importanti produzioni cinematografiche. Come si diceva, il rumorista deve inventarsi escamotage ingegnosi per ricreare suoni anche comuni e banali ma, oltre a questo, deve essere un attento ascoltatore poiché, visionando una scena senza suoni, deve capire velocemente quanti e quali ricreare affinché questa prenda vita. Inoltre, l’aspetto più affascinante di questo mondo risulta essere l’ambiente dello studio di registrazione: è un enorme laboratorio in cui vengono raggruppati oggetti di tutti i tipi e dimensioni. Oltre a una serie di microfoni, infatti, lo studio si compone si uno stage in cui a zone con terra ed erba, si aggiungono piccole vasche d’acqua e superfici ricoperte di sabbia, piastrelle, legno e chi più ne ha più ne metta. In questo ambiente il Foley Artist deve riuscire a ricreare qualsiasi tipo di suono e, per farlo, dispone di un incredibile magazzino che, il più delle volte, sembra un vero e proprio deposito di oggetti smarriti, per la quantità e la qualità di quelli presenti. Infine, un altro professionista si occupa di mandare in riproduzione le scene e controllare le registrazioni audio, per poi procedere a un accurato mix delle tracce.

La Foley Art, dunque, diventa l’elemento chiave del cinema poiché, grazie alla sua presenza, riesce a rendere la componente video realistica e sensorialmente vicina allo spettatore. E ricordatevi che, se i rumoristi hanno fatto un buon lavoro, tenderete a non farci neanche caso, poiché vi avranno fatto immergere nel film trasportandovi attraverso i loro suoni. Un esempio che può aiutare a capire l’importanza di questa tecnica riguarda i documentari naturalistici. Quando vedete sullo schermo della vostra TV un leone correre nella savana alla ricerca di una preda, il suono delle zampe che fanno presa sul terreno e i versi che emette per lo sforzo, in realtà sono finti: il cameraman era ben distante dal leone in movimento, eppure i suoni ci sono e questi elevano il girato a un livello di fedeltà con il reale nettamente maggiore.

Siete curiosi di sapere qualche inaspettato esempio di Foley Art? Una libellula che vola, non è nient’altro che un piccolo ventilatore portatile le cui morbide palette colpiscono le dita del rumorista; un paio di quanti di pelle fatti sbattere velocemente l’uno sull’altro, invece, si tramutano nel frastuono che i piccioni producono quando prendono il volo da terra. Quante volte si sono sentiti gli zoccoli dei cavalli appoggiarsi sul terreno: i questo caso al Foley Artist basta una noce di cocco tagliata a metà o delle pietre con cui colpire ritmicamente una superficie terrosa. I passi sulla neve, infine, sono riprodotti facendo pressione su della sabbia.

Il doppiaggio sonoro, sebbene non ne fossimo del tutto consapevoli, lo abbiamo ascoltato ogni volta che abbiamo visto un film e ci ha sempre accompagnato rimanendo spesso inosservato. Ultimamente, però, la Foley Art ha anche fatto la sua comparsa sul mondo dei social e più in particolare su TikTok. I brevi video che mostrano come, da una semplice batteria e qualche strano oggetto, si possano creare i rumori delle più celebri scene dei film, sembrano interessare molti utenti che rimangono affascinati da questa tecnica. Se siete incuriositi a ciò, vi consigliamo di dare un’occhiata ai video di Joshplaysdrums che, con il suo format da rumorista, ha già riscosso non poco successo.