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I tatuaggi della cultura mainstream italiana

Articolo di

Andrea Mascia

La storia del tatuaggio è un racconto lungo millenni, che parte da una leggenda riguardo le sue utilità analgesiche, fino ad arrivare nelle carceri russe, alle organizzazioni criminali mafiose, e sulla pelle dei marinai che usavano tatuarsi durante ogni tappa delle loro rotte marittime. A livello storiografico, sul web, c’è un’infinita enciclopedia digitale di contenuti a riguardo, ma è interessante raccontare come il tatuaggio abbia permeato gli strati della società dell’ultimo ventennio del nostro paese, e di quelli culturalmente simili al nostro.

È indiscutibile come la cultura del mainstream – generalmente parlando – sia in grado di influenzare le masse. Proprio il mainstream attinge da molti poli e tende ad amalgamare: è esattamente quello che è successo ai tatuaggi, che hanno fatto un volo pindarico dalle personalità dei biker americani vestiti con stivali e smanicati di pelle, a serie tv o film del calibro di Ocean’s Eleven, grazie alla figura di Brad Pitt e a quella di George Clooney in Dusk Till Dawn.

In Italia il tatuaggio è semplicemente diventato tendenza, anche su palcoscenici come Striscia La Notizia grazie al tribale di Elisabetta Canalis, e grazie alle altre personalità nostrane dello spettacolo che hanno sempre guardato a quelle che all’epoca erano le icone hollywoodiane come Angelina Jolie. Come dimenticare l’era dei tribali e dei Maori? Con queste due tipologie di tatuaggi si è potuto parlare per la prima volta, nel nostro paese, della moda dell’inchiostro. In Italia, i tatuaggi appartenenti a queste categorie, sono entrati nel mondo della tv grazie soprattutto alle figure di Michelle Hunziker e Nicolas Vaporidis.

La prima è stata in grado di conferire al tatuaggio un semplice significato di trasgressione. Inoltre, è stata proprio Michelle Hunziker a farci capire come sia “lecito” tatuarsi simboli solamente per una questione estetica, facendo così da apripista alla wave di tatuaggi “senza significato” o semplicemente decontestualizzati, che hanno raggiunto il massimo della diffusione grazie ai tribali tatuati sul fondoschiena. Non è solo “merito” dei più celebri incamiciati delle discoteche italiane, anche il famoso attore Nicolas Vaporidis ha fatto guadagnare fama, nel nostro territorio, a tatuaggi con una forte cultura radicata come i Maori. Ma dopo che due personalità di questo calibro hanno iniziato a comparire per le prime volte negli schermi della tv generalista e non solo, un po’ tutti hanno cominciato a mostrare disegni appartenenti alla (lontanissima) cultura polinesiana.

Ma al di là delle “appropriazioni” provenienti dagli altri paesi, l’Italia è stata in grado di entrare nella cultura mainstream dei tatuaggi nel modo più italiano, appunto, possibile. Come? Grazie al collegamento imprescindibile tra il mondo della musica e la nostra cultura popolare. Non esiste fan di Vasco Rossi che non abbia una frase di qualche canzone del rocker tatuata. Polpaccio, avambraccio e bicipite sono i posti preferiti dove i supporter si fanno incidere per sempre strofe come quella di Sally: “Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”.

La storia del tatuaggio – e anche la sua natura – è a tutti gli effetti un’importazione di elementi dall’estero, e quindi come non menzionare gli ancora in auge Souvenir Tattoos? Gli adolescenti cresciuti con il mito di alcune città nel mondo, spesso, non possono fare a meno di riportare in patria le proprie “testimonianze su pelle” dopo aver visitato quei posti. Dal più classico e conosciuto “Wanderlust” accompagnato dalla grafica di un aereo, ai tatuaggi dedicati ad alcune città, come la tripla X riferita ad Amsterdam, la Statua della Libertà di ritorno da New York e i tatuaggi Thailandesi appartenenti alla Sak Yant Art, visti anche sulla schiena di Angelina Jolie.

La pelle degli italiani racconta anche di un particolare dualismo: latinismo e calcio. È una legge praticamente non scritta, nei campi di calcio di provincia italiani, se su un polpaccio si ha tatuato lo stemma di un club di calcio, sulla coscia della gamba opposta c’è tatuata una frase appartenente alla letteratura latina: Memento Audere Semper, Veni Vidi Vici, Audentes Fortuna Iuvat sono solitamente le più quotate, con tante altre che spesso diventano d’ispirazione per i filosofi del rettangolo verde.

È chiaro che, negli ultimi anni, nuove tecniche e stili di tatuaggio hanno spopolato nel nostro paese, ma nessuna di esse è in grado di sprigionare “italianità” quanto i suddetti. Oggi, infatti, c’è chi ama lo stile iper realistico e ritrattistico, ma anche i tatuaggi un po’ grezzi, essenziali e bidimensionali alla Ryan Gosling in “Come Un Tuono” o alla Peggy Gou, quelli che, per essere ancora più precisi sono presenti anche sulla copertina del singolo “Tatuaggi” degli Psicologi in featuring con Ariete, sono diventati di moda grazie anche alla tecnica dell’handpoking, che prevede il solo uso di ago e china.

Un modo diverso per raccontare l’avvicinamento tra cultura mainstream italiana e il mondo dei tatuaggi – probabilmente – non esiste. In Italia si è tentato un doppio approccio verso il mondo dell’inchiostro su pelle: il primo, ovviamente, guardando agli Stati Uniti, ma al contempo gli italiani hanno cercato anche di mettersi in proprio, e il risultato non è stato nient’altro che autoreferenziale, grottesco e anche un po’ tragicomico e parodico.