Fashion

L’ideologia di Prada nella collezione autunno/inverno 2022

Articolo di

Ruben Di Bert

A solcare la passerella Kaia Gerber, Kendall Jenner e Hunter Schafer, l’attrice di “Euphoria” già protagonista di diverse campagne; mentre in front row una sfilza di celebrities che va da Chiara Ferragni a Kim Kardashian. Il deposito della Fondazione Prada immaginato come un palcoscenico che rappresenta una realtà amplificata, ma questa volta a varcare un tunnel che rende omaggio ai film cult di fantascienza non ci sono Jeff Goldblum, Kyle MacLachlan e altre star di Hollywood. La location è la stessa dello scorso gennaio, ma la collezione donna di Miuccia Prada e Raf Simons per l’autunno/inverno 2022 ci porta davanti a una narrazione diversa, quella di un’articolata spiegazione ideologica del significato di Prada

I numerosi riferimenti al passato sono la prima cosa che cattura l’attenzione dello spettatore, questa però è una collezione che riguarda la storia delle persone (in particolare quella delle donne), non quella della moda. Non ci sono mai riproduzioni dirette di capi d’archivio, bensì riflessi di qualcosa che riconosciamo e che ci hanno aiutato a definire il brand e la sua personalissima idea di bellezza. Questo perché la tradizione viene utilizzata per riscoprire momenti vissuti che vanno tramandati. 

Di base sono capi pragmatici e rigorosi ma che sanno anche cedere al non convenzionale: gli elementi quotidiani disturbano il linguaggio estetico di ogni pezzo, i materiali si invertono e gli abiti tipicamente maschili si trasformano con l’irruzione del femminile. I capisaldi della maison vengono quindi rielaborati con una sartoria che genera nuove forme, linee pure e volumi esasperati. Persino le canottiere bianche diventano il pezzo cult della stagione, assieme a bomber oversize con piume e gonne trasparenti.

In questa ricerca dei codici e dei significati di Prada, l’eccentricità delle superfici è abbinata a silhouette semplici che scaturiscono un interessante gioco di accostamenti improbabili. È per questo che il processo non va affatto confuso con un’operazione di mera nostalgia, bensì vuole valorizzare l’iconicità nella vita.