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Il creativo e l’analitico, intervista a Charles Leclerc e Carlos Sainz

Articolo di

Claudio Pavesi

Foto di

Federico Earth

Il Gran Premio di Las Vegas è una tappa inedita per gli appassionati di motori e la Ferrari ha voluto celebrare l’occasione con un look speciale: la livrea delle SF-23 in pista sarà infatti arricchita da tocchi di bianco, adornata dalla tipica estetica dell’artista Joshua Vides, già noto al mondo della moda e delle sneakers per la sua abitudine di trasformare scarpe e abiti in sketch a matita indomabili. Allo stesso modo anche PUMA, sponsor tecnico della Scuderia, non poteva che prendere parte alla partnership, permettendo a Joshua Vides di lavorare sulle tute e, ovviamente, sulle scarpe, da sempre la tela preferita del creativo americano. Proprio nel contesto del testing di questi nuovi prodotti, abbiamo incontrato i due piloti.

Charles Leclerc è un pilota che col suo talento e le sue capacità ha sempre gli occhi addosso. In un contesto del genere, così ricco di pressioni, la musica è un grande aiuto, precisamente il pianoforte, un hobby che lo ha portato a pubblicare anche tre singoli a proprio nome sulle piattaforme di streaming musicale. «Ho iniziato a suonare durante la pandemia. L’80% della giornata la passavo sul simulatore di guida, ma avevo bisogno anche di staccare un po’, e ho trovato nel pianoforte il modo perfetto per farlo. Mi è subito piaciuto e non ho più smesso. Successivamente, alla ripresa delle competizioni, ho iniziato a usarlo come metodo per scaricare la tensione e l’adrenalina dopo una gara. La musica ha sempre ricoperto un ruolo importante nella mia vita ma sempre e solo come ascoltatore, il fatto di suonarla rappresenta qualcosa di nuovo». Tra muovere le dita sui pulsanti del volante e farlo sui tasti del pianoforte, c’è differenza, ma anche dei legami. «Non credo che il pianoforte possa aiutarmi a migliorare le mie prestazioni in gara. Forse nella coordinazione, ma il nostro lavoro di piloti di Formula 1 è talmente particolare e specifico che non credo possa essere applicabile. Piuttosto il contrario: la mia esperienza da pilota mi ha aiutato ad apprendere il pianoforte più velocemente!».

Ma cosa ascolta Charles Leclerc? Cosa possiamo aspettarci dalla sua playlist? «Ascolto davvero tantissima musica. Se parliamo di pianoforte mi piace molto Einaudi, anche Hans Zimmer che però è più un compositore cinematografico. I Coldplay sono forse i miei preferiti di sempre. Mi piacciono i The Kooks, I Måneskin… ascolto un po’ di tutto a parte l’hard rock. Non è vero, ho qualche gruppo hard rock in playlist! Mi piace molto variare». A questo punto sarebbe interessante immaginare una cover di Smooth Operator con Leclerc alla parte musicale e Carlos Sainz cantante? «Non penso sia una buona idea! Ho sentito Carlos cantare ed è molto meglio che guidi!» E bisogna dire che anche il pilota spagnolo sembra concordare: «Posso aiutare Charles a creare un remix che piaccia a entrambi ma a cantare eviterei! Purtroppo, non sono bravo a usare la voce e temo non lo sarò mai». 

Così come Leclerc usa la musica per rilassarsi e distrarsi, Carlos Sainz segue molti sport da spettatore. Da grandissimo appassionato di calcio, è molto coinvolto nelle sorti del “suo” Real Madrid ma, essendo ora in Italia, non disdegna anche il calcio locale: «da quando sono in Italia non ho propriamente sviluppato un tifo per una squadra italiana ma seguo principalmente la Juve. È una squadra per cui simpatizzo e che mi piace da sempre, oltre ad avere connessioni importanti con Ferrari. Purtroppo, però, mi rendo conto che con la stagione di F1 in corso faccio fatica a seguire il calcio come vorrei per via dei tanti impegni che abbiamo. Fortunatamente, essendo infrasettimanale, riesco a guardare la Champions League. Ecco, della Champions guardo davvero tutte le partite possibili, indipendentemente dalle squadre che giocano».

Tra le passioni di Charles Leclerc c’è sicuramente la moda, un mondo che è sempre più vicino a quello della F1 grazie al picco di popolarità che questo sport ha avuto recentemente e alla presenza proprio di brand come Ferrari, presente anche alla Fashion Week milanese con la collezione guidata dalla direzione creativa di Rocco Iannone. «Il mio rapporto con la moda – ci confida Leclerc – è iniziato qualche anno fa quasi per caso, all’inizio infatti erano solo impegni di lavoro, non conoscevo davvero quel mondo. Ho fatto qualche sfilata e ho iniziato ad appassionarmi. Poi Ferrari ha iniziato a creare la sua linea, un progetto che ho cercato di seguire il più da vicino possibile dal momento che mi appassiona particolarmente, forse per i forti richiami al mondo del motorsport che vengono proposti stagione dopo stagione. La vedo come una fusione delle mie passioni, anche se ti devo dire che, se devo indicare un capo che non può mancare nel mio armadio, dico la camicia di lino. So che va in controtendenza sul discorso dei materiali tecnici, ma è forse il capo che metto di più. Più in generale non devono mancare i colori! Amo indossare elementi colorati». 

Il percorso invece di Carlos Sainz nella moda è diverso da quello del compagno di scuderia: «ammetto che in passato non sono mai stato appassionato di moda. Per via del mio amore assoluto e totale per lo sport, ho sempre tenuto uno stile incentrato sul comfort». Carlos però ci tiene a precisare come il suo apprezzamento verso il fashion sia più che altro direzionato verso gli addetti ai lavori: «l’anno scorso sono stato alla mia prima Fashion Week, una bellissima esperienza che ha scaturito in me dell’interesse. Sono stato davvero colpito dall’organizzazione e dalla quantità di gente che lavora a un evento del genere. Quando lo vedi da casa, o sui social media, non ti immagini che incredibile macchina ci sia dietro. Allo stesso modo è stato bellissimo conoscere i designer: mi hanno fatto davvero comprendere cosa c’è dietro a un design, a un capo di abbigliamento. Uno pensa che sia solo una maglia, o un pantalone ma, una volta spiegato, capisci il concept di una creazione, la sua storia, il perché. È veramente entusiasmante, specie perché io mi ritengo una persona logica e razionale ma non creativa, quindi parlare con dei creativi mi affascina particolarmente».

A fondere il lato estetico e quello tecnico ci ha pensato PUMA, sponsor tecnico del team che, oggi più che mai, tende a coinvolgere i protagonisti del mondo racing, i piloti, nella creazione e lo sviluppo di prodotti. Un aspetto molto interessante è quello delle scarpe da racing, un prodotto estremamente particolare e di nicchia le cui particolarità non sono abbastanza note e discusse. «La scarpa da racing è fondamentale. Per me deve essere in primis comoda – ci racconta Carlos Sainz – perché altrimenti ti resta quel tarlo nella testa che ti toglie serenità e concentrazione in gara. È importante che sia leggerissima: ti assicuro che le scarpe da racing anche solo di 7 o 8 anni fa erano pesantissime rispetto a quelle che abbiamo oggi, infatti se le prendi in mano nemmeno le senti». Anche Leclerc è dello stesso parere: «la scarpa è uno degli elementi più importanti per un pilota perché usiamo tantissimo i piedi, il cui movimento altera sostanzialmente lo stile di guida. Serve sensibilità, quindi per me è importante che la soletta e la suola siano sottili per averne il più possibile. La leggerezza è altrettanto fondamentale perché ogni grammo si fa sentire quando corri a certe velocità. Gli altri elementi fondamentali sono il comfort e la resistenza: quando spingiamo sul freno noi mettiamo tantissima forza e alcuni GP durano anche due ore, motivo per cui lo stress subito da una scarpa è davvero importante. I progressi negli anni sono stati enormi».

Proprio PUMA, come detto, sta coinvolgendo tantissimo i piloti dal punto di vista creativo: «disegnare le tute, o quantomeno idealizzarle, mi diverte molto, sono davvero contento di questo connubio», ci racconta Leclerc. A questo punto li sfidiamo e chiediamo al creativo Charles e all’analitico Carlos di descriverci il design di una livrea Ferrari. «Sicuramente rossa! Scherzi a parte, – dice Charles – amo i disegni semplici e minimali, quindi non farei nulla di esagerato. A maggior ragione per Ferrari che è universalmente riconosciuta come la macchina rossa, talmente iconica che è l’auto grazie a cui anche io mi sono innamorato dei motori. Per me una macchina semplicemente rossa con il cavallino e il mio numero 16 è la cosa più bella del mondo. Magari aggiungerei qualche piccolo dettaglio, un accenno di colore, ma davvero qualcosa di minimale».
Anche Carlos sembra essere d’accordo: «Amo i look puliti perché credo che, da questi, traspaia davvero l’anima di un oggetto. Ad esempio, nel weekend di Monza corsi con un casco il cui design richiamava gli anni ’70. Era un periodo per certi versi più semplice: all’epoca i caschi erano più “poveri”. Il concept che seguirei sarebbe quello: ora sembra che vogliamo caricare sempre i design con più grafiche possibile, mentre io alleggerirei, rendendo il look ancora più semplice e lineare. Forse un po’ vecchia scuola, ma è il mio stile».