Il fascino intramontabile dei gemelli

Articolo di

Giorgia Monti

È vero che tutti abbiamo almeno un sosia al mondo? C’è chi dice che per ognuno di noi esistano sette copie sparse per il pianeta, mentre secondo i modelli di calcolo delle probabilità di David Aldous i numeri sono piuttosto chiari: sui quasi 8 miliardi di persone nel mondo, c’è lo 0,11% di probabilità di avere un “gemello sconosciuto”. Quindi, soltanto 11 persone su 10.000 possono contare di incontrare durante il corso della vita il proprio sosia, almeno secondo le statistiche.

Il tema del doppio ha sempre interessato la natura umana: secondo alcune antiche mitologie, vedere il proprio doppelgänger – sosia in tedesco – è un oscuro presagio di morte e sventura. Ma quel che veniva allora chiamato così era una figura piuttosto esoterica, incapace di riflettere la propria immagine nell’acqua e legata all’incarnazione di un “sosia maligno”, come nel famoso racconto “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Non a caso molte produzioni cinematografiche improntate sul genere horror richiamano spesso questa figura conferendogli un puro scopo mistico e sovrannaturale.

Ma quelli che oggi chiamiamo generalmente sosia, invece, sono una cosa molto comune e per niente spaventosa e secondo la scienza è possibile che tutti ne abbiano almeno uno. Se si è alla ricerca del proprio doppione, si può tentare di sfruttare i software di riconoscimento facciale famosi sul web come Twin Stranger o Family Search, che, con un po’ di fortuna, consentono di trovare il proprio alter ego tra gli utenti di tutto il mondo. Oppure grazie a Google si può ricercare un nostro simile attraverso la storia dell’arte, tra grandi dipinti e antichi ritratti: trovare qualcuno che ci somiglia è molto più probabile che trovare un vero e proprio sosia speculare.

Se nella mitologia classica riscontriamo l’idea che spesso i gemelli siano nemici e che uno dei due debba morire, oggi è innegabile quanto il legame tra questi sia spesso particolarmente speciale. Capita addirittura di sentir parlare di doti extrasensoriali o di episodi di telepatia che interessano i gemelli: coppie che terminano le frasi a vicenda, come se uno fosse il prolungamento dell’altro. Esistono storie e aneddoti su gemelli separati alla nascita che, pur non conoscendosi, hanno vissuto vite molto simili, sposato persone con gli stessi nomi, fatto gli stessi lavori e che per giunta sono morti lo stesso giorno.

Sicuramente le teorie attorno a queste storie e le curiosità sono infinite e affascinanti, del resto anche noi siamo cresciuti con la televisione che ci ha sempre proposto. C’era chi preferiva le avventure di Zack e Cody o chi invece era incollato alla tv per vedere il finto doppione di Lindsay Lohan in “Genitori in Trappola”. Gli svariati film delle identiche gemelle Olsen: intorno a loro nel corso degli anni si è sviluppata una vera e propria fascinazione fatta di videogiochi, bambole, DVD e gadget, fino ad arrivare al giorno d’oggi e al legame con il mondo della moda.

Le coppie famose di gemelli hanno attraversato gli anni e si sono rese protagoniste del mito e della storia, dalla religione fino ad arrivare allo sport, e in ogni caso hanno spesso lasciato tracce significative del loro passaggio. 

Alessandro Michele in occasione della primavera/estate 2023 di Gucci ha mostrato a tutti ben 68 coppie di gemelli, 50 femmine e 18 maschi. Per la precisione, stiamo parlando di gemelli monozigoti, ossia identici. Una magia quella presentata che oltre a voler catturare l’occhio dello spettatore ha messo in scena la vita del designer. “Sono figlio di due madri: mamma Eralda e mamma Giuliana – ha spiegato Michele -, abitavano uno stesso corpo, si vestivano e pettinavano allo stesso modo. Erano magicamente specchiate. L’una moltiplicava l’altra. Quello era il mio mondo, perfettamente doppio”. Il pubblico era inconsapevole – oltre al fatto che il piccolo Alessandro chiamasse “mamma” indifferentemente sia l’una che l’altra – dell’inaspettata sorpresa: la nascita dei loro doppi i quali una volta alzato il muro che li divideva si sono presi per mano non lasciandosi più. E i gemelli fanno parte anche della colonna sonora: “I am me, she is she, we are identical twins”, una filastrocca del 1992 cantata in tv dalle gemelle per antonomasia: Mary-Kate e Ashley Olsen, letta da Marianne Faithfull. 

Twinsburg”, questo il nome della collezione. Una dedica a due mamme gemelle con cui il direttore creativo Alessandro Michele è cresciuto. Se nella mente dello stilista Twinsburg è stata una città probabilmente immaginaria nella quale unità e disunità si sintetizzano in una sfilata emozionante dove le mani unite non si lasciano più, c’è da precisare che nella realtà una città omonima esiste davvero, e anche qui la storia è piuttosto particolare.

Una cittadina americana dello stato dell’Ohio che prende l’attuale nome nel lontano 1819: anno in cui arrivano i gemelli identici Moses e Aaron Wilcox. I due vendono piccoli lotti per conto della Connecticut Land Company per invogliare altri abitanti a stabilirsi in città, in seguito offrono il terreno per costruire la piazza cittadina e $20.00 per costruire la prima scuola a condizione che i residenti cambiassero il nome della città in Twinsburg – all’epoca Millsville.

E se già questo non fosse interessante e uno spunto ideale per la collezione di Gucci, ad oggi Twinsburg è conosciuta a livello internazionale principalmente per il suo raduno annuale di gemelli provenienti da tutti gli Stati Uniti. Questo incontro ha principalmente lo scopo di onorare i fratelli Wilcox: gemelli identici nati lo stesso giorno, morti e sepolti nello stesso luogo della città.

Twins Days sono una grande spinta per l’economia locale per attirare più turisti, ogni primo fine settimana di agosto dal 1976 migliaia di gemelli si riuniscono per condividere esperienze, socializzare o semplicemente trascorrere un weekend divertente con i loro “simili”.

Ma la passione di Alessandro Michele per il doppio, in realtà, si era già espressa in passato: durante l’ultimo Met Gala lo stilista si è presentato al fianco di Jared Leto indossando abiti e accessori identici, persino i capelli erano uguali.

Ma i riferimenti non sono finiti: anche SUNNEI durante l’ultima Milano Fashion Week ha presentato coppie di sosia. Il brand, del resto, non crea mai solo vestiti, ma concetti artistici e allo stesso tempo d’avanguardia. Per loro stupire attraverso un’estetica fuori dagli schemi è ormai una pratica ricorrente: dai progetti realizzati con canvas agli avatar 3D, dal lancio di un proprio canale radiofonico alla nascita di una linea di lifestyle e di dogwear. Insomma, l’universo Sunnei è davvero totalizzante e in grado di riunire una grande fanbase.

Durante l’ultima sfilata un modello nascosto in mezzo al pubblico scavalca gli ospiti e inizia a camminare in passerella uscendo di scena, a quel punto l’altro esce da una porta girevole. C’è un attimo di perplessità ma dopo due, tre uscite il gioco è chiaro: un altro brand ha portato in passerella i sosia.

Anche se il concetto di quest’ultimo è differente dall’ideologia e dal legame sentimentale messo in scena da Gucci, non possiamo di certo dire che il twinning non sia di moda.

Potremmo fare un ulteriore esempio rispetto a questa tendenza che, però, nuovamente cela un significato diverso: parliamo di Undercover e della sua primavera/estate 2004. Jun Takahashi ha mostrato la sua collezione su coppie di gemelli identici, ma in questo caso indossando diverse versioni dello stesso outfit: una si presentava lineare e pulita, l’altra con un tracollo visivo del look, come fosse il riflesso di uno specchio deformante. 

Sempre il brand per la primavera/estate 2018 ha visto le modelle sfilare in coppia, muovendosi mano nella mano attraverso una stanza buia in riferimento alle gemelle di “The Shining”. Sebbene gli abiti possano apparire identici a colpo d’occhio, anche qui le differenze diventano evidenti osservandoli bene, appaiono come due lati della stessa storia, notevolmente simili ma in realtà con concetti diversi. 

Erin e Alyssa Hengesbach, invece, si stavano godendo una parata in un festival dedicato ai gemelli quando il fotografo Hugo Scott ha scattato a loro insaputa una foto. Non se ne sono rese conto fino a due anni dopo, quando Marc Jacobs le ha contattate per chiedere se potessero essere nella sua prossima campagna: il designer americano ha presentato otto coppie di gemelli nella collezione di debutto del suo brand omonimo. 

Addirittura potremmo rintracciare uno dei primi esempi di questo legame tra il mondo della moda e le figure gemellari nel lontano 1999, in occasione della collezione couture di Christian Dior.

Insomma, quando parliamo di gemelli, o doppelgänger, le teorie non si sprecano: da un lato fonte di fascino e meraviglia, dall’altra repulsione e paura sin dall’inizio della storia registrata. In leggende e romanzi è un duplicato spettrale o reale di una persona vivente, nel folklore è descritto come uno spirito incapace di scomparire. Ma ad oggi, nonostante i film dell’orrore che continuano a propinarci queste idee, ci siamo distaccati dalle credenze popolari e se durante il corso degli anni la mitologia, la religione, la letteratura o il cinema hanno usato i gemelli per raccontare le loro storie, oggi vediamo come questi influenzino anche la moda.