Il fenomeno Kappa: dal dimenticatoio alla ribalta

Articolo di

Ruben Di Bert

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo assistito alla rinascita di parecchi marchi, soprattutto sportswear, che per molto tempo sono spariti dal giro. Primo tra tutti Kappa, che si impone come esempio lampante di questo fenomeno, dimostrando di essere attuale, nonostante i periodi bui che ha dovuto affrontare. Ripercorriamo la sua storia analizzando il suo percorso fino ad oggi.

Kappa nasce nel 1978 dalla mente di Marco Boglione, all’epoca direttore commerciale e marketing del Maglificio Calzificio Torinese, convincendo l’azienda a creare una sezione di abbigliamento sportivo, nata dalla costola di K-Kontroll, marca specializzata in indumenti intimi. Ma facciamo ancora un passo indietro: nel 1916, a Torino, la famiglia Vitale fonda Aquila con l’intento di produrre biancheria. Dopo quarant’anni, per errore, venne distribuita una fornitura di calze fallate che venne presto ritirata, sfiorando lo scandalo; così si decide di reagire nel migliore dei modi: dalla produzione successiva le scatole vennero etichettate con la lettera K, accompagnata dalla scritta Kontroll, simbolo del controllo qualità. Da quel momento la gente cominciò a chiedere “i calzini con la Kappa”.

Nel 1968 nasce Robe di Kappa dal genio di Maurizio Vitale, amministratore delegato della fabbrica tessile fondata dal nonno che, affascinato dai movimenti giovanili degli anni ‘60, decide di tingere uno stock di magliette bianche rimaste invendute di un verde oliva con tanto di stemmi dell’esercito, ispirato dalle divise dei soldati che combatterono in Vietnam. Fu così che un capo appartenente al contesto militare, conquistò l’abbigliamento informale. Da lì, nacque quindi il famoso logo Omini, frutto del puro caso, con una buona dose di intuizione. Durante un set fotografico per il marchio di costumi da bagno Beatrix, infatti, in un momento di pausa, due modelli (un uomo ed una donna), vennero casualmente fotografati in controluce, mentre si riposavano seduti a terra, schiena contro schiena con le gambe raccolte. La fotografia piacque in modo particolare e fu così scelta come logo di Robe di Kappa. Dopo ciò, nacque quindi Kappa, divisione sportiva che dal 1979 sponsorizza numerosi team sportivi di calcio, rugby, basket, atletica, Formula 1 e molti altri sport a livello internazionale.

Inoltre divenne celebre per le sue tracksuits con la Banda 222, una fascia laterale che riporta il logo Omini in sequenza, diventato un must assoluto nelle strade degli anni ‘80 e ‘90.

Negli anni 2000 il successo cominciò a scemare, arrivando ad un periodo in cui il brand venne dimenticato. Ma il 2017 è l’anno del rilancio. Quest’anno infatti, Kappa è prepotentemente diventato uno dei marchi più in voga del momento, con dei picchi di sano hype. Ma come siamo arrivati a questo? Dalla stagione primavera/estate 2017, lo sportswear anni ‘80 è stato il soggetto principale che ha dettato la moda, attirando l’attenzione di molti pilastri del fashion business. Brands come Faith Connexion, Gosha Rubchinskiy, Opening Ceremony, Marcelo Burlon e C2H4 e boutique come Barneys e Ssense hanno riscontrato interesse verso Kappa, ritenuto il simbolo dello sportswear italiano nel mondo, creando così capsule collection in collaborazione che hanno impennato l’indice di vendite.

Ancora una volta il marchio torinese ha saputo cogliere la palla al balzo decidendo di creare Kappa Kontroll, linea streetwear con notevoli richiami al proprio heritage (a partire dal nome), una vera e propria riedizione dei pezzi più iconici del passato adattati in chiave moderna. Il riscontro è stato parecchio positivo, tanto che attualmente viene distribuita in retailers del livello di Slam Jam, TheDoubleF e molti altri.

Inoltre il celebre pant 222 Banda Astoria è diventato uno dei capi più ambiti della scena streetwear, grazie al suo look retro che ha dimostrato di essere intramontabile.

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro?

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