Sneakers

Il mercato delle sneakers è sempre più vicino a quello azionario 

Articolo di

Andrea Bonatti

Mi è sempre piaciuto paragonare il mercato delle sneakers al mercato azionario, ho sempre visto i reseller trattare le scarpe più come un asset che come oggetti: stoccandole, comprando quando il prezzo di un modello si abbassava per via di cali stagionali e vendendo nei momenti dove il mercato era più alto. StockX, con il proprio sistema di asks e bids, è da sempre uno degli strumenti più utilizzati dai reseller per determinare il prezzo di mercato.

Facendo incontrare domanda e offerta di venditori e compratori, il marketplace funge da mediatore automatico nelle trattative e con il pulsante sell now è possibile liquidare le proprie sneaker istantaneamente. L’intero meccanismo descritto è a tutti gli effetti una replica dell’order book di un qualsiasi exchange, sebbene agisca in modo più lento e con volumi nettamente inferiori. A differenza degli asset scambiati all’interno di exchange però, le sneakers incontrano dei limiti legati allo spazio e al tempo. Infatti, per quanto un reseller possa comprare e vendere in qualsiasi momento, resta comunque legato a dinamiche di movimentazione delle merci, autenticazione dei beni e ricezione dei pagamenti (a seconda di dove si vende le tempistiche sono differenti) rendendo la velocità con cui si muove il mercato del resell inferiore se paragonata a uno stock market tradizionale o a un exchange per criptovalute.

Quando però StockX ha lanciato il progetto Vault, indagando sulle feature che il loro progetto comprendeva, ho subito pensato che una parte dei problemi legati alla rapidità delle operazioni potesse diminuire. Ad oggi, chi possiede uno o più NFT di StockX può scambiarli esclusivamente sul marketplace, avendo però il vantaggio di non dover pagare gas fees, invece necessarie per registrare qualsiasi transazione all’interno di una blockchain.

Gli unici costi addebitati al venditore saranno le transaction fees della marketplace che ammontano al 3% e le payment processing fees che invece ammontano all’1%. Queste vengono incassate dalla piattaforma e nel caso si procedesse con lo scambio dell’NFT con la scarpa fisica, si dovranno aggiungere $35 di prelievo e $14 di spedizione. StockX ha annunciato che non sarà possibile effettuare resi o cancellazioni e neanche richiedere fisicamente la scarpa fino alla fine del primo quadrimestre. Al contrario non ha ancora dichiarato con che blockchain ha intenzione di operare, si è solo limitata ad aggiungere una foto raffigurante il logo di Ethereum, mentre per il futuro è in programma l’implementazione di wallet, pagamenti in criptovalute e vantaggi per i detentori di NFT rilasciati dalla piattaforma.

Dato l’hype e le quantità limitatissime, ad oggi i pochi NFT rilasciati dal noto marketplace vengono scambiati a prezzi ben superiori a quelli delle scarpe a cui sono legati, ma cosa succederebbe se questa modalità diventasse il nuovo modo di comprare, vendere e investire nel mercato delle sneakers?

Ho immaginato alcuni “possibili” scenari che potrebbero verificarsi se il fenomeno raggiungesse il pubblico mainstream.

Reseller 2.0

Come già anticipato, non dovendo più movimentare ne autentificare la merce ad ogni passaggio, poiché già presente all’interno dei propri magazzini, StockX renderebbe non solo gli scambi molto più veloci ma libererebbe anche i reseller dallo stoccaggio della merce e dall’attesa dei pagamenti. Questo potrebbe aprire le porte a un nuovo modo di interfacciassi a questo mercato, portando le sneakers ad essere scambiate alla velocità di veri e propri asset digitali. Il reseller assumerebbe quindi una figura molto più simile a quella di un investitore piuttosto che a quella di un commerciante, non dovendo nemmeno più toccare la merce per venderla.

Sneaker custodial

Ipotizzando l’accesso e l’espansione del servizio Vault su vasta scala, per ogni modello di sneaker, StockX assumerebbe un ruolo diverso da quello che riveste oggi. Potenzialmente la piattaforma potrebbe non essere più un marketplace di beni fisici, ma diventerebbe un exchange di beni digitali legati alla controparte fisica, che necessita però di custodia. È proprio quest’ultima che, combinata con la digitalizzazione in NFT dell’oggetto fisico, permetterebbe gli scambi senza spostare la merce dai magazzini, bensì cambiando solamente il proprietario. Queste dinamiche rendono l’operazione molto simile alla consegna di contanti in una banca o al deposito di cripto valute in un exchange, con la sola differenza che a rappresentare la vostra proprietà ci sarà un NFT e non una promessa di pagamento.

Sneakerfinance

Se StockX assumesse il ruolo di custode e di exchange, potrebbe pensare di offrire una serie di prodotti finanziari legati alle sneakers. Per esempio offerendo agli users che puntano su un calo del prezzo di un modello la possibilità di venderlo allo scoperto o al contrario nel caso si sospettasse un rialzo della possibilità di utilizzare una leva finanziaria lasciando come collaterale parte del proprio patrimonio in sneakers (già in custodia presso StockX). Nel mercato cripto sono già presenti servizi che permettono di richiedere prestiti lasciando come garanzia i propri NFT, lo stesso StockX potrebbe svolgere la medesima attività detenendo fino all’estinzione del debito le sneakers o al contrario pagare interessi ai collezionisti, custodendo all’interno dei propri magazzini le paia che essi vogliono stoccare, guadagnando in seguito sui trade effettuati su quelle paia.

Mi rendo conto di essere nel campo delle più totali illazioni, ma sono convinto che l’approccio delle nuove generazioni a questa tecnologia stia accelerando molto i processi che portano a renderla di utilizzo comune.