Fashion

Il nuovo Surrealismo di Daniel Roseberry per Schiaparelli

Articolo di

Leonardo Brini

Cos’hanno in comune Bella Hadid, Lady Gaga e Cardi B? Probabilmente poco oltre al fatto di aver dato vita a tre dei momenti fashion più iconici del 2021. Tutte le occasioni, dal red carpet di Cannes con i “polmoni dorati” della modella americana alla colomba sul petto di Lady Gaga durante la cerimonia d’insediamento del presidente Biden, condividevano un denominatore: il tocco unico di Schiaparelli.

Grazie proprio alle tantissime celebrities che hanno scelto i volumi esagerati in occasione del tappeto rosso e gli accessori dorati per gli outfit più casual, il marchio guidato da Daniel Roseberry è diventato il più virale dell’anno. Negli ultimi mesi, infatti, i social sono stati praticamente invasi da file di denti come collane e placche a forma di seno che hanno sì scatenato l’ironia del web ma anche portato la popolarità del brand alle stelle. Questi accessori inusuali potranno sembrare ai più scettici solamente dei “capricci” esagerati da star, ma in realtà racchiudono perfettamente l’essenza e lo spirito del brand fondato da Elsa Schiaparelli.

Per i neofiti del marchio, Elsa Schiaparelli è ritenuta una delle designer più importanti e influenti della storia poiché, nel periodo tra le due guerre, fu in grado di rivoluzionare il mondo della moda con il suo stile visionario e irriverente, considerato “l’epitomo della modernità”. Nata e cresciuta in una famiglia di intellettuali piemontesi, Elsa fu molto più che una stilista qualsiasi: per lei disegnare abiti non era una professione ma un’arte e questo suo punto di vista si rifletteva chiaramente nei suoi lavori, che da semplici vestiti diventavano parte di un racconto più ampio. Tessuti acrilici e cèllofan, il “rosa shocking” e zip a vista sono solamente alcune delle tantissime innovazioni introdotte dalla stilista, ma ciò per cui viene più comunemente ricordata è il suo strettissimo legame, negli anni ’30, con il gruppo dei Surrealisti.

Grazie a un primo incontro fortuito con la moglie del celebre pittore surrealista Francis Picabia, durante il primo dopoguerra Elsa entrò in contatto con gli artisti dell’avanguardia nata nel 1917 e, incantata dal loro immaginario irrazionale e onirico, decise di provare a farlo proprio traducendolo nei capi. Così, nel 1935 nacque la prima di una lunga serie di storiche collaborazioni tra Schiaparelli e Salvador Dalí: un porta cipria personalizzabile a forma di tastierino telefonico. Questo oggetto, che oggi verrebbe probabilmente considerato kitsch, all’epoca fu una rivelazione perché per la prima volta il mondo dell’arte e quello del fashion si univano per elevare abiti e accessori a un nuovo status. Da quel momento la moda non sarebbe rimasta la stessa e l’unione dell’estro creativo di Elsa e del pittore spagnolo generò altri pezzi iconici, come l’abito con i cassetti (ispirato al dipinto “Venere con i cassetti” di Dalí), il “lobster dress” del 1937, il vestito “scheletro” e il cappello-scarpa. 

Proprio questa sinergia unica è stata una delle principali ispirazioni del nuovo direttore creativo della maison: Daniel Roseberry, attivo da soli due anni, che ha realizzato i nuovi e richiestissimi gioielli che hanno spopolato sui social. Rielaborando diverse opere di artisti amici e collaboratori di Elsa, il designer è riuscito a riportare il fascino del mondo surrealista ai giorni nostri con riferimenti e citazioni che ripercorrono la storia del marchio. 

Uno degli elementi più ricorrenti nell’ampia varietà di accessori proposta da Roseberry è l’utilizzo di parti del corpo come gioiello. Così occhi, orecchie e nasi si trasformano in spille, ciondoli e giganteschi orecchini. Questa ossessione estetica era già stata analizzata dagli artisti surrealisti, i quali, basando tutta la loro filosofia sul potere del subconscio e sulla liberazione dai limiti della mente razionale, erano soliti scomporre e isolare le varie parti della figura umana per connotarli di un nuovo significato e suscitare sensazioni inaspettate. Artisti come Man Ray e lo stesso Dalì approfondirono questo concetto oltre la pittura realizzando, per esempio, oggetti d’arredamento come lo sgabello “Le Témoin” e il divano “Mae West”, ma anche metronomi (“Indestructible Object”) e piccole sculture (“Surrealist Eyes”). L’ambito che più venne esplorato però fu proprio la gioielleria e così nacquero collane (“Les Amoureux”) e ciondoli (“Ruby Lips”) a forma di labbra, orecchini e bottiglie di profumo a forma di naso, ma soprattutto la famosissima spilla-orologio “Eye of Time” realizzata in platino con diamanti e rubini. Come omaggio alla tradizione di Schiaparelli, Daniel Roseberry ha quindi ripreso queste creazioni e le ha reinterpretate in chiave contemporanea, mantenendo sempre un piccola dose di assurdità e stupore.

Un altro dettaglio ampiamente investigato e molto caro ai surrealisti erano le mani, considerate la chiave per sbloccare i segreti della psiche e l’unione del mondo contemporaneo con il passato primitivo. Questo elemento magico e misterioso divenne quindi il protagonista di quadri come “Les Remords de conscience” e “Portrait d’une femme passionnante” di Dalì, ma anche di diverse fotografie di Man Ray, tutte opere poi rielaborate dalla stessa Elsa Schiaparelli per creare cinture dotate di mani che avvolgevano la vita o guanti con unghie finte. Oggi, invece, tra gli ultimi prodotti del marchio troviamo anelli dorati che, ispirati alle protezioni funerarie ritrovate nelle tombe dell’antico Egitto, diventano quasi protesi della propria mano in una versione da “Re Mida”.

Gli accessori che tuttavia hanno suscitato più interesse (e allo stesso tempo critiche) portando il brand dalla nicchia di appassionati al grande pubblico social, sono senza dubbio le piastre dorate a forma di seno o ventre. Visti indosso a Cardi B e Chiara Ferragni per citarne alcune, questi accessori, venduti sia singolarmente sia come parte integrante di alcuni capi come maglioni e vestiti, incarnano al meglio lo spirito concettuale ma anche esplicitamente erotico condiviso da Elsa Schiaparelli e dai Surrealisti in generale. Oltre all’ormai chiaro riferimento all’avanguardia, i corsetti scultorei di Roseberry riprendono anche quelli presentati nel 1969 da Yves Saint Laurent, amico e grande estimatore del lavoro di Elsa, e Claude Lalanne. In questo modo, il lavoro della fondatrice della maison viene onorato non solo riprendendo elementi iconici del passato ma anche allargando la sua visione.

Elsa Schiaparelli pensava che un abito non fosse solo stoffa ma un pensiero, un viaggio nella mente e nei propri sogni e Daniel Roseberry ha fatto proprio questo: trasformare i pensieri più contorti e nascosti della società moderna, portandoli all’estremo dell’immaginazione.