Il rap e la politica in Italia possono andare d’accordo?

Articolo di

Greta Scarselli

La scorsa settimana è uscito su Netflix “Miss Americana”, il documentario sulla vita di Taylor Swift, un racconto crudo e reale che ci ha fatto capire quanto, a quel livello di notorietà, ogni parola, gesto o pensiero può diventare qualcosa di incontrollabile, un terremoto scatenato dal battito d’ali di una farfalla.

Taylor però non ha avuto paura, dopo anni di silenzio imposto dalla casa discografica si è tolta il nastro dalla bocca e ha avuto la forza di prendere una posizione politica durante le elezioni ottenendo risultati eccellenti. È vero, i democratici con cui si era schierata non hanno vinto, ma il numero dei ragazzi al voto è aumentato di ben sette volte.

Il coraggio della cantante ci ha ricordato ciò che nel rap accade da quando ne abbiamo memoria. Se nel 1988 in America gli N.W.A. lottavano irrefrenabili contro le forze dell’ordine, in Italia, vent’anni dopo, Noyz Narcos si scagliava contro le istituzioni e nel 2017, mentre Eminem metteva i suoi fan di fronte alla scelta tra lui e Donald Trump, Gemitaiz faceva lo stesso nelle Instagram stories, con Salvini.

Negli ultimi anni la volontà di fare la differenza e di avere un peso sociale in Italia è stata messa un attimo in disparte. Il rap ha iniziato a scalare le classifiche sfruttando la nuova wave, quella fresca, quella attuale, e gli artisti si sono messi a giocare al fenomeno. In questo modo dare spazio alla politica è diventato difficile: per potersi permettere un tale sbilanciamento è necessario essere lungimiranti.

Per un genere come il rap, tuttavia, prendere una posizione – se la si ha – diventa fondamentale, una necessità per l’artista che butta giù in rima nient’altro che sé stesso. Col tempo, esprimere la rabbia e il dissenso è tornato ad essere indispensabile, soprattutto quando dall’altra parte si sono presentate persone con uno schieramento netto ed estremo.

Le recenti politiche, compresa quella di Salvini, hanno movimentato le masse e hanno messo in mano agli artisti una responsabilità difficile da ignorare, e lo abbiamo visto bene. Gemitaiz ha aperto una guerra social contro l’allora Ministro dell’Interno, Salmo si è permesso una critica neutrale in “90MIN”, Junior Cally ha portato tale problema sul palco dell’Ariston e Ghali è stato talmente sottile da dover costringere i politici ad aprire gli occhi.

“C’era un politico fascista che annusava l’ambiente”. Mi insulta ma la sua musica non mi dispiace, è grave?

Salvini su Twitter, in riferimento a Ghali

Ma più di questo, chi ci ha fatto capire l’importanza di un legame tra il rap e la politica sono stati Marracash e il Sindaco di Milano, grazie a un rapporto genuino nato probabilmente dalla chiacchierata dello scorso anno e mantenuto saldo fino ad oggi. 

Piano piano ci siamo arrivati anche noi, se 6 anni fa Snoop Dogg era ospite di Obama alla Casa Bianca, oggi in Italia Marracash è con Beppe Sala per colazione, mentre Ghali lo aspetta per pranzo.

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