Music

Il Rap europeo spiegato in modo semplice

Articolo di

Riccardo Primavera

Editor

Greta Scarselli

Editor

Matilde Manara

Qualche settimana fa la scena rap italiana è stata travolta da un’ondata di polemiche, a sua volta scatenata da un’intervista di Young Thug. Il fondatore della YSL Records aveva infatti sminuito il valore del rap del nostro continente – salvo poi cercare di riprendersi in un’intervista successiva -, mettendo in dubbio soprattutto la credibilità dei rapper europei. Non si sono fatte attendere le reazioni dei diretti interessati, in particolare i francesi, ma anche in Italia le acque si sono mosse. Sfera Ebbasta, per quanto con termini forse fuori luogo, ci ha tenuto a ribadire che la scena europea ha poco da invidiare a quella d’oltreoceano, e che quella italiana è la più calda del continente.

Visto che guardare oltre i propri confini non può che far bene, abbiamo deciso di dare un’occhiata a cosa sta succedendo nel rap in Europa, concentrandoci in particolare su tre paesi: Inghilterra, Germania, Francia. La scelta ovviamente non è casuale. Oltre ad avere scene davvero floride e di rilievo internazionale, i tre paesi in questione hanno da anni consolidato un rapporto di proficua collaborazione con i rapper nostrani. Sfera Ebbasta ha già lavora con Tinie Tempah (UK), Miami Yacine (Germania), SCH (Francia), così come Capo Plaza con Ninho (Francia) e Luciano (Germania), o ancora Rondo, in procinto di pubblicare un singolo insieme a Central Cee (UK). Ma quali sono i nomi più forti e quelli in più in ascesa delle scene di questi paesi? E cosa caratterizza il loro rap?

LA SCENA RAP INGLESE

Parlare della scena rap inglese è allo stesso tempo molto semplice e molto complicato. Se da un lato ha infatti prodotto un grosso numero di superstar internazionali, che hanno varcato i confini nazionali e sono arrivati ovunque – non solo in Europa, ma anche oltreoceano -, dall’altro lato è caratterizzata da un sottobosco di riferimenti culturali, sociali e politici che sono difficili da afferrare, soprattutto se non si ha una buona conoscenza di quella che è la realtà inglese. Sonorità come il grime e la drill, marchio di fabbrica del paese, sono infatti profondamente legate alla sottocultura dei rave e dei block party, con i suoi suoni acidi, scuri, disturbanti e incalzanti. Il rap inglese è figlio dell’incontro di due subculture che si alimentano a vicenda, ma negli anni non si è limitato a perfezionare questi due filoni; abbracciando la matrice multiculturale del paese, ha dato vita a un’infinità di sottocorrenti e progetti sperimentali, spesso davvero incredibili.

Parlando di superstar, è facile snocciolare nomi. Skepta e Stormzy sono a tutti gli effetti delle big things anche da noi. Il primo è forse il rappresentante per eccellenza della grime – soprattutto nella percezione estera -, ha raggiunto picchi di esposizione notevoli, e su tutti Drake è stato uno dei suoi più accaniti sostenitori, insieme ad A$AP Rocky. Stormzy, dal canto suo, ha uno status praticamente da popstar, nonostante sia al 100% un rapper. Il legame con Ed Sheeran e le diverse collaborazioni con l’idolo pop l’hanno portato nelle cuffiette di milioni di ascoltatori, e anche in Italia la sua “Vossy Vop” è diventata una traccia virale, complice il remix con Ghali. Al loro stesso livello di visibilità – in patria, da noi forse non è ancora così – potremmo mettere Dave, che con il suo “Psychodrama” ha fatto incetta di pubblico, elogi e premi, e che con il suo ruolo nell’ultima stagione di “Top Boy” – serie tv culto inglese, recentemente riavviata con una joint venture Drake-Netflix – si è visto piombare addosso le luci di tutti i riflettori. Luci che ha poi saggiamente sfruttato per mettere in risalto, dopo averci lavorato nelle vesti di produttore, “Money Can’t Buy Happiness”, l’ultimo disco di Fredo: tra i padri della drill UK, la sua credibilità è sempre stata il suo biglietto da visita principale, accompagnata da un incredibile talento nel rappare.

La cover di “Money Can’t Buy Happiness” di Fredo. Cliccaci sopra per ascoltarlo.

AJ Tracey è un altro nome che in Italia inizia a farsi strada. Dopo essersi esibito a Milano nel 2019, il giovane rapper ha anche dato vita a un legame con Sfera Ebbasta, che i fan sperano si concretizzi presto in una traccia in collaborazione. Nel suo ultimo progetto, “Secure The Bag! 2”, non c’era Sfera ma c’era slowthai, un altro dei nomi inglesi che più si stanno facendo strada all’estero: l’ultimo singolo estratto dal suo album appena uscito, “TYRON”, vede infatti la partecipazione di A$AP Rocky. Headie One è un altro di quei nomi che, anche grazie al supporto di Drake, è finito prepotentemente nei radar del pubblico d’oltremanica, grazie all’ottimo lavoro profuso nella realizzazione di “EDNA”, il suo ultimo disco – appena uscito in versione deluxe – e anche alla partecipazione nel nuovo singolo di FKA Twigs, “Don’t judge me”, che arricchisce con una strofa socialmente impegnata e particolarmente introspettiva. Stefflon Don, J Hus, Aitch e M Huncho fanno anch’essi parte della categoria tripla A del rap UK, anche se non si sono ancora del tutto fatti strada nel mercato europeo, soprattutto in Italia. Ma tempo al tempo.

Non solo nomi affermati, però. La scena inglese è infatti brulicante di giovani talenti che sgomitano per emergere, e la possibilità che alcuni di loro diventino protagonisti assoluti nei prossimi anni è davvero alta. Central Cee è probabilmente il nome più familiare alle orecchie italiane, anche perché nelle ultime settimane si è concretizzato un asse San Siro – Londra Ovest grazie a Rondo, e siamo sicuri che sia solo l’inizio di una lunga e proficua collaborazione, aspettando l’uscita ufficiale del singolo. Quello di Pa Salieu è invece un nome che ha fatto parlare di sé più volte sui vari canali della BBC, sempre attenta ad intercettare i nuovi trend, che ha già collaborato con FKA Twigs e che ha fatto innamorare della propria estetica sia Virgil Abloh che il team OVO. Shaybo, giovane voce femminile di origini nigeriane, ha già fatto parlare di sé grazie a un sapiente mix di suoni afrobeat, drill e dancehall, ed è finita nei radar di Red Bull come possibile sorpresa del 2021. Ivorian Doll, classe ’97 nata come personalità di YouTube e del web, col tempo ha iniziato a perseguire la passione per la musica; forte di un seguito già nutrito, la giovane artista ha iniziato ad imporsi negli States anche grazie a un’attitudine unica, molto diretta ma allo stesso tempo autoironica, elemento che aiuta particolarmente i fan a immedesimarsi nella sua narrazione.

Tra le nuove leve UK, molte sono le donne, segno che il rap in Inghilterra non fa alcun tipo di distinzione tra uomini e donne, al contrario. Enny, rapper e songwriter del sud-est di Londra, si è ritagliata un pubblico importante nel 2020, anche a seguito della firma per la label di Jorja Smith; l’artista è rimasta talmente impressionata dalla rapper del ’94 da averla coinvolta in una performance live su Colors, celebre piattaforma YouTube, portando un remix di “Peng Black Girls”, la hit più fortunata – fino ad oggi – di Enny. Un altro nome da segnare sul taccuino per il prossimo futuro è quello di Lord Apex. Attivo fin dal 2014, molti sono convinti che il 2021 possa essere l’anno della svolta per il rapper, proveniente dalla zona ovest di Londra. Il suo è un sound ricercato ed elaborato, scevro da ogni etichetta, il che rende difficile provare ad inquadrarlo, ma lo rende anche il nome perfetto su cui puntare, ora che le barriere tra sonorità stanno venendo meno. Non è un caso che una leggenda come Mos Def l’abbia scelto come opening act per il suo tour europeo, il talento riconosce il talento.

Molti nomi sono rimasti esclusi da questo breve elenco introduttivo, e probabilmente molti nuovi talenti emergeranno da qui a una manciata di mesi. È evidente, insomma, che la scena inglese sia in fermento, oggi più che mai, e che il suo suono – sia esso drill, grime, afrobeat o dancehall – non conosce confini e ama mescolarsi, amalgamarsi e meticciarsi con più influenze possibili. Il tutto senza temere di incrociare il corso del pop e della musica più leggera, come lo stesso Stormzy insegna, mantenendo però la sua identità. Potremmo trarne una lezione preziosa, se riuscissimo ad adattarla al mercato italiano.

LA SCENA RAP TEDESCA

Il rap tedesco è un viaggio attraverso il crimine e una volta entrati vien da sé capire che la questione è molto più grande di noi. Noi come individui, perché il rap tedesco parla molto, esagera, senza preoccuparsi del giudizio altrui, e noi come nazione, Italia, perché la street credibility che hanno laggiù qua ce la sogniamo ad occhi aperti. Stiamo parlando di una delle realtà europee più importanti, in cui il rap si è radicato ancora prima che lo fosse da noi e piano piano le giovani leve, quelle che seguono il filone della trap, sono arrivate anche lì. Eppure il Deutsch Rap mantiene un unico grande amore: il gangsta rap americano

L’ispirazione, quella che ha portato alla crescita di un genere così radicato nella cultura tedesca, è sempre arrivata dall’America, ma è stata fatta estremamente propria senza troppe difficoltà. Sido e Bushido sono due dei veterani che hanno messo anni fa le basi per quel genere diretto, sfacciato, duro nel suono quanto nelle parole. Le controversie – non i dissing sui social, bensì le diffamazioni, i conflitti interni – erano e sono all’ordine del giorno. Gli anni in carcere, le accuse di razzismo e antisemitismo toccano spesso profili importanti; a dire la propria non ci pensano due volte, assumendo alle volte anche posizioni politiche a dir poco forti. Uno su tutti è Farid Bang, che si è beccato diverse migliaia di euro di multa per aver definito “Nazi-Bitch” Alice Weidel, politica tedesca di estrema destra. 

Un modo molto semplice per farvi inquadrare il genere è soffermarsi sui nomi che molti di loro hanno scelto per rappresentare la loro personalità artistica. Sido sta per super-intelligentes drogenopfer, tradotto vittima super-intelligente della droga, Haftbefehl significa letteralmente mandato di arresto e Gzuz è l’acronimo di ghetto-zeug unzensiert, roba da ghetto senza censure. Tre nomi e tre epoche che si susseguono dal 2000 ad oggi, la dimostrazione che l’attitudine tutto sommato è rimasta la stessa

Dobbiamo innanzitutto far notare qualche differenza con la nostra concezione. In Germania quelli che fanno successo non sono tutte giovani star, la “neue schule”, quella che per loro è la nuova scuola è iniziata nel ’95, anno in cui il rap ha messo timidamente – si fa per dire – piede nelle classifiche. Ciò non vuol dire che manchino promesse per il futuro, anzi, è curioso vedere che anche per la Germania il 2016 è stato un anno abbastanza determinante per l’affermazione del rap. È in quell’anno infatti che Haftbefehl e Xatar pubblicavano un joint album, “Der Holland Job“, riconosciuto subito culto; “High & Hungrig 2” di Gzuz e Bonez MC usciva piazzandosi direttamente primo in classifica; Kollegah diventava l’artista più ascoltato di sempre in Germania con il suo disco “Imperator” e Farid Bang pubblicava “Blut” per poi prendersi una lunga pausa e tornare nel 2020 con “Genkidama“, album in cui troviamo la presenza di Guè Pequeno – non a caso uno dei veri G della scena italiana. 

La cover di “Genkidama” di Farid Bang è ispirata a quella di “Good Kid, M.A.A.D City” di Kendrick Lamar.
Cliccaci sopra per ascoltarlo.

Ad oggi, la realtà che ci tocca più da vicino è la KMG Gang, gruppo dalle sonorità trap di cui fa parte colui che ha più volte stretto la mano al nostro paese, Miami Yacine, che oltre a partecipare all’album di Sfera se lo è portato anche nel suo disco “Welcome 2 Miami“. Anche Ufo361 si avvicina molto alla nostra scena e ancor di più alla trap americana. Lo si capisce subito dai titoli dei suoi album: “808”, “VVS”, “Wave”. Ufo ci va giù pesante di hi-hat e i suoi video musicali non mostrano tanto armi quanto marche e belle macchine. Non è strano che in breve tempo sia riuscito a conquistare Quavo e Rich The Kid portandoli nel suo disco”VVS”. Luciano, invece, cresciuto nei quartieri berlinesi, ha forse uno dei suoni più gentili della scena ed è chiara infatti la sua ispirazione francese piuttosto che US. Proprio ora, a gennaio, lo abbiamo trovato nelle traccia “Ferrari” del disco di Capo Plaza.

Uno dei nomi più importanti al momento è sicuramente Capital Bra, rapper 26enne di origini russe. Uscito nel 2016 con il suo primo disco, nel 2017 – con il secondo, “Makarov Komplex” – aveva già conquistato le classifiche tedesche e quelle dei paesi vicini: Austria e Svizzera. Con Samra ha fatto il successo pubblicando “Berlin lebt 2” e raggiungendo il Disco D’Oro in Germania, tranne poi infrangere il sogno con la rottura della loro amicizia nei primi di gennaio.

Attenzione. Quando parliamo di certificazioni dobbiamo necessariamente far notare una cosa: a quanto pare i Dischi D’Oro e di Platino, in Germania, non sono così sdoganati quanto in Italia. Nonostante la differenza di soli 20 milioni di abitanti, per ottenere un Oro a loro servono 100.000 streams, qua 25.000, e per un Platino 200.000, qua 50.000. Di conseguenza la certificazione è un reale indicatore della portata e dell’impatto che la musica ha avuto. Se vogliamo parlare di numeri, quindi, impossibile non citare “Ohne mein Team”, singolo di Bonez MC, Maxwell e RAF Camora, uno dei pochi in Germania ad aver raggiunto la certificazione di Diamante. Non a caso, Bonez si porta dietro uno dei collettivi hip hop di Amburgo che ospita dei veri gioiellini: Gzuz, LX, Maxwell e Sa4. Il gruppo in questione prende il nome di 187 Stressendande, dove 187 sta per la sezione del codice penale della California che disciplina l’omicidio.

Per concludere con un paio di nuove leve, Ramo è un classe ’93 che ha il sangue da gangster nelle vene. È esploso nel 2017 con il suo primo singolo, “Digital Kokain”, per poi pubblicare nel 2021 un omonimo mixtape. Nel frattempo si è guadagnato gli elogi di Sido e Bushido, nonché l’apprezzamento di Bonez MC che lo ha nominato uno dei migliori rapper degli ultimi anni. 18 Karat, invece, è una delle ultime aggiunte all’etichetta di Farid Bang, la Banger Musik, un artista mascherato d’oro che ha portato un po’ di Italia nel suo ultimo disco, intitolandolo nientemeno che “Narco Trafficante”. 

LA SCENA RAP FRANCESE

Parlando di Europa e parlando di rap non si può non citare la Francia. Parigi, e tutto ciò che orbita attorno ad essa tra periferie, droga e razzismo, ha generato la materia prima più fertile per dare vita a una scena musicale urban veramente sostanziosa (e sostanziale). Se fino a questo momento il rap francese non ha mai fatto parte delle vostre playlist, però, è comprensibile: i limiti di una lingua complessa e l’attenzione che tutti dedichiamo agli Stati Uniti spesso e volentieri hanno distratto da un rap davvero meritevole ma considerato ancora da molti alternativo.

I nomi a cui fare attenzione per orientarsi sotto le luci della Tour Eiffel sono tanti e cercheremo di suggerirvene il più possibile. Alcuni di questi, come i PNL o l’intramontabile Lacrim, sono ormai universalmente riconosciuti ai piani alti del rap game ma altri invece potrebbero essere una sorpresa. Ciò che è importante tenere a mente se si decide di mettere mano a questo patrimonio musicale è il contesto socio-culturale del paese a cui appartiene.

La Francia è ancora una realtà molto razzista in cui le differenze etniche e il ceto sociale rappresentano tuttora un fattore determinante nella vita di ogni persona: se fai parte di una minoranza dovrai farci i conti, se non sei francese dovrai farci i conti, se non hai soldi dovrai farci i conti. L’odio e la percezione di una continua disparità trasudano dalla musica che viene dalle strade, come lo specchio di ogni quartiere, ma non ci si può fermare alla brutalità che spesso la produzione rap made in Paris racconta. Come in ogni cosa va trovata la giusta chiave di lettura.

Il primo di cui è necessario parlare, già citato in precedenza, è Lacrim. Famoso tanto per la sua musica quanto per i guai giudiziari, Lacrim ha portato a casa diverse collaborazioni importantissime nel corso della sua carriera: dai Migos a French Montana sono molti gli artisti che hanno scelto di condividere un beat con lui e nella sua mappa di collaborazioni non manca nemmeno l’Italia. Il rapper francese, infatti, nel 2017 ha realizzato una traccia con Ghali e ha presentato anche un remix (prodotto da Charlie Charles) del singolo “Figli di Papà” di Sfera Ebbasta. A Lacrim Sfera piace davvero e la collaborazione è poi stata rinnovata anche nel 2020 con un nuovo featuring intitolato “Dracula”.

Assieme a lui vanno ricordati anche Kaaris e Booba. Il primo è originario della Costa D’avorio ma ha vissuto in Francia per gran parte della sua vita, si approccia alla musica fin da ragazzino ma tutto cambia nel 2011 proprio quando incontra il secondo che abbiamo appena chiamato in causa, Booba, che all’epoca era già una superstar. Tra i due nasce una profondissima amicizia poi sfociata recentemente in odio (con annessa violenta lite pubblica all’aeroporto di Orly, processi e inviti alla reciproca morte sui social) ma prima di ciò Kaaris ha portato a casa collaborazioni con Future e Gucci Mane, oltre a diversi dischi d’oro e platino.

Booba, invece, ha un percorso completamente diverso: inizia in un gruppo, i Lunatic, con cui scrive pagine importantissime dell’hip hop francese, e poi continua da solista confermando grandi numeri e realizzando tracce cardine come “DKR”. 

Dopo di loro a portare il rap francese sulla bocca di tutti sono stati i PNL, due fratelli – figli di un noto  narcotrafficante – diventati delle vere e proprie leggende grazie soprattuto alla loro incredibile voglia di riscatto. Per loro il successo arriva nel 2015 grazie al video del singolo “Le Monde Ou Rien” (girato qui in Italia, alle Vele di Scampia) ma tutto si concretizza e consolida con il secondo album. “Dans La Légende”, infatti, fa Disco D’Oro e poi Platino in meno di un mese.

Un nome originale da aggiungere a un’ipotetica playlist è Niska, rapper classe 1994. Non è nato proprio a Parigi, ma in un paesino appena fuori e, come si può facilmente dedurre dalla sua musica, questa precisazione sulla provenienza gli sta molto a cuore. Si inizia a parlare di lui nel 2014-2015 soprattutto per i testi crudi e freddi delle sue canzoni, oltre che per le sue coreografie originali, copiate e riprodotte da calciatori e atleti.

A noi piace la violenza. […] Un poliziotto senza pistola nel quartiere è come un pollo arrosto.

Niska in “Allô Maître Simonard”.

Il ragazzo deve molto del suo successo al singolo “Réseaux” che si è guadagnato il Disco di Diamante, così come all’album a cui appartiene, “Commando”, uscito nel 2017 e certificato tre volte Platino.

La cover di “Commando” di Niska. Cliccaci sopra per ascoltarlo.

Un’alternativa ai suoni classici è MHD, il rapper che più di tutti ha trovato un equilibrio tra diverse influenze dando vita all’afrotrap, un compromesso tra l’occidente e i ritmi africani, ma non è l’unico sul quale informarsi. La Francia, infatti, vanta una delle scene hip hop odierne più floride e vivaci di tutta l’Europa. Tra quelli che più si sono avvicinati alla nostra musica ci sono sicuramente Sofiane, ospite del remix di “Fashion Week” di Tedua, SCH, già presente nel disco di Sfera al tempo di “Cartine Cartier“, e Dosseh, che ha ospitato Izi nel remix della sua traccia “Habitué“. Tra i giovani emergenti, invece, non possiamo non citare Hamza e Ashkidd.