Music

Il ruolo del producer nella scena musicale italiana

Articolo di

Andrea Mascia
Mace

Nel corso degli ultimi mesi, e in particolare nell’ultimo anno, nella scena hip hop – e non – italiana sembrano essersi affermati album in grado di aver impattato in maniera innovativa grazie a sonorità post-trap e urban, a discapito di altri che si sono omologati al denso spazio trap. Se abbiamo assistito all’approdo di sonorità fresche che sono state capaci di ritagliarsi uno spazio importante, non possiamo chiudere gli occhi di fronte ad un’evidenza: i suoni che hanno generato feedback più positivi derivano dagli album in cui si palesa una crasi armoniosa tra produzione e voce.

Mace, Sick Luke, Greg Willen, Shune, Nike Ninja, Machweo, sono solo alcuni dei produttori che – negli ultimi album che hanno prodotto – sono stati in grado di creare un immaginario tangibile creando un feeling incredibile con gli artisti con cui hanno collaborato. Spesso si dibatte su quanto un album possa risultare più o meno “scorrevole” e piacevole durante i primi ascolti – e non solo – ed è proprio qui che la domanda nasce spontanea: quando è che veramente si crea un feeling tra cantante e produttore? Gli album di Sick Luke e Mace (rispettivamente X2 e OBE) sono due degli esempi più lampanti di come i producer siano in grado di creare più sfaccettature e più mood all’interno di un disco, instaurando un feeling con numerosi artisti all’interno dello stesso, come se ogni traccia fosse in grado di generare un universo onirico. Un altro punto che merita un’ampia discussione è quello riguardante la durata degli album, dove il “ritorno” di tracklist numerose sembra essersi affermato nuovamente specialmente nel periodo post lockdown, dove artisti come Noyz Narcos, Lazza, Marracash e Fabri Fibra sono tornati in scena con dischi corposi. Proprio quest’ultimo ha adottato una scelta stilistica molto simile – citando un esempio proveniente da oltreoceano – al disco di Kanye West – Donda – che mostra una tracklist senza mettere in evidenza i featuring.

Ma – in fin dei conti – cosa possiamo considerare come una vera e propria ventata d’aria fresca all’interno del panorama musicale hip hop italiano? I dischi di Tauro Boys, Wing Klan, e l’ormai culto “Padre, Figlio, Spirito Santo” degli FSK sembrano tutti essere collegati da un ben definito trait d’union: la capacità del producer di cogliere alla perfezione ciò che gli artisti hanno in mente di esprimere. I Tauro Boys – ormai non più emergente – trittico romano si è affermato nella scena italiana portando con sé un immaginario e sonorità strettamente radicate al disparato universo di Soundcloud: videogiochi, vaporwave mixate a dilemmi pop-adolescenziali e tutto ciò che da anni – negli Stati Uniti – viene cantato da artisti del calibro di Bladee, Yung Lean e di tutta la crew dei Sad Boys.

In questo caso, il producer Machweo è stato perfettamente in grado di sposare quello di cui i Tauro Boys hanno parlato in Tauro Tape 3. È individuabile proprio qui il punto della questione: le sonorità “nuove” in Italia arrivano quando l’attitudine dei producer è sulla stessa linea dei rapper, che ha fatto da protagonista anche nel duo vincente Greg Willen-Taxi B dove, il retaggio hardcore/rock and roll del primo si sposa egregiamente con le capacità vocali dell’ultimo, oltre a creare una simbiosi puramente estetica ed attitudinale.

Machweo

Se esattamente per lo stesso motivo per cui la trap, quando si iniziò ad affermare in Italia nel 2015/2016 grazie alla Dark Polo Gang e Sfera Ebbasta – in mezzo ad un mare di critica – venne comunque etichettata come “innovativa”, possiamo asserire che il panorama musicale italiano sia “schiavo” e condannato ad essere subordinato al “diverso” e al “nuovo”, nonostante quest’ultimo sia destinato a divenire un vero e proprio usa e getta. Ed è legandoci a questo discorso che trova spazio ciò che recita Fabri Fibra durante la sua intervista a TRX: “Il grande limite del rap italiano sono i produttori” ponendo l’accento sul fatto che questi ultimi spesso non sono in grado di analizzare l’artista sotto un punto di vista musicale e stilistico, fallendo o rischiando di preservare l’eredità artistica dello stesso. Proprio per questo motivo, all’interno della scena musicale Italiana c’è bisogno di producer che siano in grado di mostrare poliedricità e continua sperimentazione, instaurando un rapporto coerente con l’artista.