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Il sole e lo spazio nella luce primordiale di Halo

Articolo di

Alberto Bonazzi
Foto di Marco Menghi

Che cos’è una lampada? A questa domanda, che potrebbe essere giudicata banale da molti, la risposta più comune e immediata è sicuramente quella che si focalizza sulla componente prettamente fisica dell’oggetto. Dopotutto, una lampada non è nient’altro che un corpo luminoso, di cui si valutano, apprezzano e ricordano i fattori più concreti e tangibili: le forme e i volumi, insieme ai materiali e ai colori. Come in ogni contesto, però, esistono delle eccezioni che rompono gli schemi tradizionali entro i quali si opera abitualmente, ponendo le basi per generare qualcosa di unico, inaspettato e tale da distinguersi dal resto che lo circonda. Nel mondo dell’illuminazione, questo prezioso ruolo è stato recentemente conquistato dal progetto Halo Light Series, una collezione di lampade che, lasciandosi alle spalle la predominanza della matericità del prodotto, puntano tutto sugli effetti visivi generati dalla luce in relazione all’ambiente con cui interagiscono, esplorando quindi la dimensione metafisica di un prodotto e concentrando tutte le forze sullo studio della resa luminosa, per ottenere risultati inediti e decisamente suggestivi.

Foto di Marco Menghi

Ad aver sviluppato il progetto è stato lo studio di design Mandalaki, nato nel 2012 e con sede a Milano. Ai tre fondatori Enrico De Lotto, George Kolliopoulos e Giovanni Senin, si è poi aggiunto un anno dopo Davide Giovannardi, portando al completo un team in cui i diversi background professionali di ogni progettista si incontrano per comporre un ventaglio di numerose competenze in settori anche trasversali a quello di cui si occupa prevalentemente, ovvero il product design. Uno dei tratti distintivi di Mandalaki è, senza dubbio, la costante ricerca mirata a fondere al meglio design e tecnologia, binomio capace di portare a risultati curati esteticamente nei minimi dettagli e altrettanto innovativi. Da installazioni luminose e arredamento, passando per macchine elettriche e piccole case modulari, lo studio è riuscito a destreggiarsi abilmente tra progetti di diversa natura, mantenendo un filo conduttore chiaro, evidente e riconoscibile che si fonda sulla purezza delle forme, essenzialità e funzionalità, ma anche sostenibilità ed efficienza. Tali attributi sono rintracciabili soprattutto nelle lampade della serie Halo dove, in aggiunta, spicca il profondo e complesso concept da cui il progetto ha preso vita.

Il team di Mandalaki Studio

Con Halo, Mandalaki ha voluto tentare l’impresa di ricreare artificialmente le qualità visive e l’effetto della luce naturale, una luce dal forte valore comunicativo ed emozionale, capace persino di suscitare reazioni inconsce nelle persone e di evocare quegli istinti primordiali di contemplazione che si provano solo davanti all’enormità della Natura. L’obiettivo, così ambizioso e a tratti irrealizzabile, ha avuto quella giusta dose di follia da permettere allo studio milanese di ottenere un risultato sorprendentemente accurato. Le lampade della collezione, infatti, liberate dal classico ruolo di funzionali fonti di illuminazione, ricreano precise proiezioni grafiche che riescono a trasportare l’ambiente in cui sono inserite in una nuova dimensione dove tutto ruota attorno a cerchi di luce energica e vibrante. Sono proprio questi “soli di luce” che, una volta proiettati su pareti di qualsiasi tipo, siano esse all’interno di un’abitazione o all’esterno di edifici, emulano un fenomeno luminoso proprio del mondo incontaminato della Natura, in cui la mano dell’uomo sembra essere del tutto assente.

Al fine di rendere l’esperienza di fruizione del prodotto ancora più intensa e multisensoriale, Mandalaki ha affiancato alla progettazione delle lampade, lo studio di alcune tracce musicali, chiedendo ad artisti di comporle in modo tale che esprimessero le loro sensazioni ed emozioni generate durante delle sessioni di registrazione in cui ad illuminare gli studi erano proprio le lampade Halo. Questi brani sono stati successivamente impiegati nelle numerose installazioni che lo studio ha allestito in tutto il mondo, tra le quali spicca “Origin” ambientata a Carrara in una vera e propria cava di marmo, che per l’occasione è stata il supporto attraverso cui le lampade si sono espresse sotto una nuova chiave.

Foto di Marco Menghi

Dal punto di vista progettuale le lampade Halo, che come dichiarato dai progettisti “trasformano la casa in un paesaggio”, sono dei sofisticati strumenti ottici che sfruttano l’avanzamento tecnologico per generare i ricercati effetti luminosi. Infatti ogni singola lampada è un piccolo e compatto concentrato di innovazione racchiuso all’interno di volumi dalle linee minimal ed essenziali. All’interno del case nero, ricavato da un blocco di alluminio anodizzato con rifiniture in ferro, ottone e vetro, è predisposta la fonte di illuminazione a LED. A questo si aggiunge il vero punto d’interesse del prodotto, ovvero la dotazione di un sofisticato sistema ottico basato sulla scomposizione delle frequenze della luce bianca, nell’infinità di sfumature concentriche e colorate che possono variare sia per palette cromatica che per dimensione della proiezione. Ognuna delle 8 lampade Halo della collezione è disponibile in due colorazioni dello spettro luminoso prodotto, entrambe ispirate alla Natura: i toni caldi del rosso, arancione e giallo di Sunset Red, derivano dall’avvolgente calore del tramonto, mentre Deep Blue, con le tonalità più fredde del blu e del viola, rimanda alla profondità dello spazio cosmico. 

Alla versione da tavolo, da pavimento o da sospensione, si sono da poco aggiunte due nuove declinazioni di Halo, chiamate Halo Giga e Halo Line. La prima, come suggerisce il nome, è un potenziamento della versione standard, dato che con un apporto di energia quintuplicato riesce a generare una proiezione di 10 metri di diametro, mentre la seconda si distacca dalle sue sorelle, emanando luce lungo tutta la sua altezza in maniera lineare e geometrica. Alla famiglia di lampade si aggiunge anche Halo Horizon, primo pezzo della collezione Landscape, caratterizzata dalla peculiarità di generare una scala di colori più estesa, in quanto lo sfumare dai toni caldi a quelli freddi, vuole riprodurre quel momento in cui il passaggio tra terra e cielo è reso labile e indefinito dal crepuscolo.

Con questo progetto, oggi molto apprezzato e andato incontro a un meritato successo, Mandalaki ha avuto il coraggio di spingersi oltre i confini fisici di un prodotto, dedicandosi piuttosto al controllo di un’entità di grande effetto come la luce, il tutto volendo partire dalla sua originaria essenza, quella naturale. In questo modo, ha dato la possibilità a tutti di potersi immergere in un’atmosfera primigenia e metafisica con il solo utilizzo di un prodotto collocato nelle proprie abitazioni, che in fin dei conti non è nient’altro che una lampada.