L’immortale legame tra Umbro e la Nazionale Inglese

Articolo di

Claudio Pavesi

Umbro e la Nazionale Inglese hanno un rapporto speciale, un legame che ha scritto la storia dello sport. Del calcio, nello specifico. Ora Umbro torna nel mondo inglese tramite una via traversa, quella del rugby.

UMBRO DA SEMPRE

Il legame tra Umbro e la Nazionale Inglese comincia addirittura nel 1954, periodo in cui il brand dal logo a rombi non aveva paragoni nel mondo del calcio. Quasi tutte le maglie nazionali erano prodotte da Umbro, anche quella brasiliana con cui debuttò Pelé nel 1958. Dopo qualche anno a firma Bukta, la Nazionale di Sua Maestà tornerà a indossare Umbro. Insieme raggiungeranno il traguardo più grande: la vittoria della Coppa del Mondo nel 1966, in casa. In quel Mondiale, il brand britannico vestì 15 delle 16 Nazionali presenti.

Il diciassettenne Pelé in lacrime dopo aver vinto la Coppa del Mondo. Nella foto anche Garrincha, Orlando, Gilmar e Didi, tutti in maglia Umbro.

Nel mezzo, una pausa firmata Admiral che si estese dal 1974 al 1984 fu l’unica interruzione nel matrimonio tra i britannici e Umbro, un matrimonio che durò fino al 2013. Nel Mondiale 2014 infatti i kit inglesi cominciarono a essere prodotti da Nike, dopo che quest’ultima decise di vendere Umbro dopo pochi anni dall’acquisizione avvenuta nel 2007.

L’accordo da 20 milioni di sterline all’anno tra Umbro e Inghilterra era appena cominciato quando Nike acquistò il marchio di Manchester, ma Nike riuscì a convincere la Nazionale Inglese a rescindere il contratto e firmare per lo Swoosh proprio quando gli americani scelsero di vendere Umbro a Iconix Brand Group per 130 milioni in meno rispetto alla cifra pagata cinque anni prima per l’acquisto. Nike tagliò i ponti con Umbro a maggio 2012, mentre la Nazionale Inglese annunciò l’accordo con lo Swoosh a febbraio dello stesso anno. Nike convinse la FA che con Umbro non sarebbe stata presente nei grandi rivenditori come JJB. Non servirono molti altri motivi ai britannici per seguire il consiglio di Nike.

La maglia Umbro, senza logo, veste i campioni della Coppa Rimet.

BIANCO REGALE

L’elemento comune delle Nazionali sportive inglesi è il bianco. L’undici calcistico e il quindici rugbistico condividono la prima maglia interamente bianca, una adornata dal logo con i Tre Leoni Plantageneti e l’altra con la rosa rossa dei Lancaster, l’unica squadra Nazionale Inglese a usare questo logo.

Le divise bianche di Sua Maestà sono spesso estremamente minimali, decorate da minimi inserimenti. Le maggiori variazioni utilizzate da Umbro negli anni si sono concentrate sui materiali. Nel Mondiale del ’70 in Messico, gli inglesi potevano contare su una divisa in Aertex, materiale all’epoca innovativo che permise a loro di affrontare l’impressionante caldo dell’estate centroamericana, un nemico che non erano soliti incontrare.

Nel 1986 si giocò sempre in Messico e Umbro si fece trovare pronta. Il materiale scelto dal brand era ancora più leggero rispetto a quello di qualsiasi altro competitor, così come fu deciso di eliminare addirittura il colletto in stile polo e il bordo sulle maniche solitamente usato per coprire l’orlo, tutto pur di alleggerire ulteriormente la divisa.

Dal punto di vista estetico, Umbro ha sempre cercato di mantenere una certa semplicità, specialmente negli ultimi anni, anticipando il trend che ultimamente vediamo sempre più spesso: il ritorno a stili vintage, tipici del passato della squadra.

ROSSO SANGUE

Il colore più identificativo della maglia britannica è ovviamente il rosso, tinta tipica della Croce di San Giorgio, iconografia che spesso Umbro ha cercato di ricreare inserendo elementi geometrici appunto rossi in vari elementi della casacca. È questo il caso della divisa casalinga del 2006, con la croce sulla spalla destra, o la meravigliosa maglia del 2002, con la riga rossa a tagliare verticalmente il logo della federazione.

La seconda maglia è, non a caso, rossa. Su questa non è mai stato fatto un lavoro creativo particolarmente intenso. Ciò è dovuto anche a motivi scaramantici, essendo la divisa con cui gli inglesi hanno alzato la Coppa del Mondo nel 1966. Qualche accenno di Croce di San Giorgio in blu e bianco sulle spalle è il massimo che abbiamo potuto vedere su questa divisa.

Rosso è anche il colore che caratterizza alcune delle foto più iconiche delle maglie inglesi. Parliamo però di maglie casalinghe, in cui fu il sangue dei giocatori a cambiare il colore e l’estetica della divisa. Paul Ince si tagliò la testa nella partita contro l’Italia nel 1997, una partita che qualificò l’Inghilterra al Mondiale 1998 in Francia.

Tom Ince contro gli azzurri. Lo 0-0 qualificò gli inglesi al Mondiale di Francia ’98.

La foto più iconica legata al sangue di un giocatore però appartiene a Terry Butcher. Il difensore di Ipswich Town e Rangers divenne eterno grazie alle foto che immortalarono Butcher alla fine della partita contro la Svezia nel settembre del 1989. La divisa ormai rossa, i bendaggi colmi di sangue e gli occhi sgranati sono un meraviglioso manifesto di agonismo.

La storica foto di Terry Butcher nel settembre 1989, dopo la partita di qualificazione al Mondiale contro la Svezia.

Le modifiche estetiche create dal sangue non saranno eccezioni così rare sulle maglie da rugby.

BRITISH BLUE

Storicamente la maglia inglese è bianca, seppur abbia subito qualche variazione negli anni. L’inserimento di strisce gessate tono su tono, colletti colorati ed elementi rossi e blu sui fianchi si sono alternati negli anni per dare maggiore movimento al bianco dei giocatori di Sua Maestà. Dove Umbro ha cercato di spingere sull’acceleratore sono le terze maglie. Benché la Football Association volesse che il kit alternativo fosse blu, Umbro ha sempre cercato di rendere questa una maglia lontana dalla tradizione solita delle maglie britanniche, bianche e rosse. Tra le creazioni di Umbro troviamo capolavori del genere, come la terza maglia indossata a Italia ’90, ripresa poi anche da Palace per un drop del 2012.

A sinistra la maglia di Italia ’90, a destra il frutto della collaborazione tra Palace e Umbro nel 2012.

Altri esperimenti non riuscirono allo stesso modo. Nel 1992 Umbro mise i tre leoni in bella mostra, estesi lungo tutta la divisa. I pessimi risultati ottenuti (mancata la qualificazione al Mondiale 1994) e l’estetica cartoonesca dei tre animali non rese esattamente memorabile questa maglia. Peggio ancora, però, fu la successiva, targata 1996. Non solo fu la maglia che venne ricordata per la sconfitta ai rigori con la Germania nell’Europeo casalingo, ma divenne anche nota perché, nonostante fosse visibilmente grigia, la federazione inglese continuò a dichiarare che si trattasse di una maglia colore “indigo blue”.

RUGBY TIME

Umbro non frequenta il mondo del rugby da un po’ ma si prepara a entrare con una certa rilevanza in questo sport. Oltre alla Nazionale Inglese, Umbro ha annunciato anche la chiusura del contratto con i Bristol Bears, squadra della Premiership inglese. L’accordo con i Bears partirà dal primo settembre 2020, come quello della rappresentativa nazionale.

Umbro ha un passato nel rugby, avendo rappresentato diverse nazionali, club e i Lions, la rappresentativa britannica, con un picco tra anni ’70 e ’80. Le maglie vintage di quegli anni infatti si trovano sul mercato vintage britannico a cifre piuttosto importanti.

Umbro e la Nazionale Inglese di rugby sono legate da un contratto pluriennale da 5 milioni di sterline all’anno. Il brand connazionale produrrà il kit da gioco, da allenamento, merchandising per i fan e anche la divisa formale di rappresentanza per la squadra maschile, femminile, e tutti i gruppi giovanili.

Ovviamente non sappiamo ancora come saranno le divise della Nazionale Inglese di rugby, ma certo è che ritrovare il logo a rombi concentrici sulla maglia britannica è qualcosa che sembra dovuto, una visione che risveglia fantastici ricordi.

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