Fashion

In tempi difficili i colori si fanno semplici 

Articolo di

Chiara Lanzavecchia

“Oltre al nero silenzioso, io continuerò a promuovere grigi gentili per mostrare rispetto e modesta deferenza verso gli altri e le condizioni che potrebbero star attraversando” – Rick Owens

Abiti scuri, palette modeste e poco entusiasmo cromatico. Drammatico? Sì. Ma forse a giusto titolo questa volta. Se è vero che i colori di cui parla Owens sono sempre stati nella sua palette a prescindere dal momento storico, ora la situazione mondiale sembra necessitare di questo tipo di realismo — anche da parte del dipartimento moda.

Oltre a Rick Owens sembrano esserci arrivati molti altri: secondo i grafici di Tagwalk che analizzano i colori predominanti nelle collezioni in quelle uomo per l’Autunno Inverno 2024 colori come il marrone hanno avuto una crescita del 236% mentre in quelle donna per la Primavera Estate 2024, il 53% dei toni usati nelle collezioni è diviso quasi equamente tra bianco e nero, con percentuali minori ma significative dedicate al grigio, al blu e al beige, lasciando poco spazio a colori più “allegri”. Per la SS24, i brand di maggiore influenza hanno costruito collezioni intere sulla modestia dei colori: Balenciaga con il 67% e Dior l’87% di abiti neri, Diesel il 24% e Saint Laurent il 22% di beige, Valentino il 50% e Bottega Veneta il 46% di bianco. 

Che le persone smettano di usare il bianco e il nero! Le persone che lavorano nella moda sembra si vestano solo di nero. A me piace usare i colori perché sono il mezzo per una vita felice” ha risposto Gaetano Pesce durante la stessa analisi del New York Times a cui ha preso parte Owens e che cerca di capire che direzione prenderà il 2024 secondo le menti creative di oggi. Che i colori accesi siano sinonimo di tempi felici e quelli scuri di tristi fa decisamente parte del sapere collettivo. Quello che è interessante è come la moda, a metà tra il tentativo costante di prevedere il futuro e il fedele scopo di rappresentare il presente, faccia uso di colori e forme in tempi difficili e altalenanti come questi adottando le stesse logiche artistiche che stavano dietro al realismo. 

Anche osservando le più recenti collezioni uomo quello a cui siamo posti di fronte è un costante reality check: i completi formali sono grigi, neri e al massimo di colori “terreni”, le borse sono grandi e funzionali, le giacche servono a tenere caldo e devono stare bene con il maggior numero di look possibili, i jeans sono un jolly e tutto il resto è modestamente monotono.Proprio come i pittori realisti rifiutavano il pensiero romantico fatto di emozioni esagerate e drama rifugiandosi in soggetti quotidiani, persone normali, contesti attuali e palette scure, così i designer sembrano allontanarsi dalla romanticizzazione che spesso viene con la moda. 

E quindi le collezioni si riempiono dei grigi gentili di cui parla Owens, di marroni, beige, verdoni, bianchi e neri e poco più. Ovviamente rimangono (figlie dei trend) cose come i triti e ritriti pops of red, nelle ultime collezioni uomo da Marine Serre come da JW Anderson, Gucci, Wales Bonner, Givenchy, Louis Vuitton, MSGM e Prada. 

Per il resto l’idea rimane un po’ quella del servizio “Fashion is Indestructible” scattato da Cecil Beaton per British Vogue nel 1941: una donna perfettamente vestita nello stile dell’epoca, ma in bianco e nero, di schiena davanti alle rovine di un palazzo distrutto dalle bombe, lei intoccata da tutto in prima persona, ma rispettosa della distruzione intorno. Audrey Withers, direttrice della rivista all’epoca, aveva scritto: “È semplicemente non moderno essere inconsapevoli o disinteressati a quello che succede intorno a te”. E Rick Owens (ma forse tutta la moda in generale) sarebbe d’accordo.