Dalla Svezia a Sfera Ebbasta, scopriamo le sneakers “Da Bömb”

Articolo di

Edoardo Cavrini

Se siete appassionati di sneakers e streetwear scrollando la home page di Instagram vi sarete imbattuti almeno una volta nelle sneakers realizzate da Einar Edsta, 22enne svedese che qualche mese fa è riuscito ad accendere i riflettori su di se grazie alla presentazione delle sue scarpe firmate “Da Bömb“. Attratti dal successo che sta riscuotendo e dalle altrettante critiche legate al design, considerato troppo affine a quello di altre iconiche calzature, abbiamo deciso di scambiare due chiacchiere con il giovane designer.

Parlaci un po’ di te e di come ti sei approcciato a questo mondo.

Prima di lasciare gli studi ho frequentato il corso di “Business & Economics” all’università di Lund, in Svezia, poi ho scelto di dedicarmi a un percorso più creativo fondando il mio brand. A mio mal grado non ho mai perseguito studi che potessero facilitare questa mia passione. Il primo approccio al mondo della moda è stato quando ho iniziato a fare il modello.

In che modo il lavoro come modello ti ha aiutato a iniziare la tua carriera nella moda?

Ho lavorato per marchi come Gucci e Marni, questa posizione da “spettatore” mi ha dato modo di osservare da vicino i frenetici sistemi che regolano il mondo della produzione. Ora che mi sono trasferito a Milano spero di poter riprendere questa carriera che davvero mi affascina e diverte.

Come mai la scelta di abbandonare la Svezia per venire in Italia?

Vengo dalla Svezia, da Stoccolma, ma ho scelto di trasferirmi in Italia per seguire al meglio la produzione delle mie sneakers, attualmente sto collaborando con diverse aziende con sede a Civitanova Marche. Penso che restare in Italia sia il miglior modo per seguire con cura e attenzione l’intero processo di creazione.

Ti sarà sicuramente capitato di ricevere critiche riguardo il design delle tue scarpe poiché troppo simile ad altre calzature. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

Sinceramente non mi toccano troppo, all’interno del mercato so benissimo dove voglio posizionare il mio marchio. Per questo motivo, come già accennato, mi sto concentrando molto sulla qualità dei materiali utilizzati e sul design dei dettagli. Quando parliamo di sneakers Bape tutti le definiscono “BAPESTA”, le mie silhouette hanno persino maggiori particolari che le rendono uniche. Inoltre, ho in programma la realizzazione di una nuova e inedita silhouette che non potrà essere minimamente ricondotta ad alcuna sneaker già esistente. Ovviamente servirà del tempo.

Raccontaci del tuo primo drop. Sappiamo che ci sono stati alcuni problemi a causa dell’elevato interesse. Ti aspettavi questo successo?

È stato incredibile e stressante al contempo. Si trattava di un pre-ordine di massimo 1000 paia perché non sapevo che riscontro avrei potuto avere dal pubblico, ma magicamente in meno di un minuto tutti gli ordini erano sold out. Purtroppo però, a causa dell’elevato numero di persone connesse sul mio store online, il sito è crashato e ho dovuto rimborsare tutti. La seconda volta siamo arrivati più preparati ed è andato tutto per il verso giusto.

Attualmente la tua notorietà è dovuta al successo della prima sneaker. Hai in programma l’espansione del tuo brand, “Da Bömb”?

Sì assolutamente, con l’aiuto del mio grande amico Simons sto cercando di sviluppare in parallelo alle scarpe anche una linea di abbigliamento e accessori. Non posso ancora rivelare molto, ma il total look “Da Bömb” è in arrivo.

Quando si parla delle tue scarpe è difficile chiamarle con un nome proprio, anche a causa della somiglianza con altri modelli. Qual è il loro nome?

Ogni modello, in base alla propria colorway, assumerà il nome di un pianeta. La tinta rossa che colora la mia sneaker high top si chiama “Mars“, la seconda che rilascerò il 18 ottobre prende invece il nome di “Saturnus” per le sfumature color crema. A essere sincero questa confusione intorno ai nomi dei vari modelli l’ho voluta creare apposta, amo sentire nuovi nickname inventati dalle persone, credo possa essere uno stimolo per la loro immaginazione. C’è per esempio chi le chiama “Skullies” e chi “Skull Air” a causa del teschio che le rende uniche.

A proposito del teschio, come mai hai optato per questo simbolo? Che cosa rappresenta?

Il teschio è ispirato a un vecchio cartone animato di mio padre, “Da Möb”, i cui personaggi compaiono anche nel video musicale di “Paranoid Android” degli Radiohead. Ho scelto il teschio e l’ho reso mio, associandolo all’idea di uguaglianza: a prescindere dal colore della pelle, lo scheletro e le ossa che abbiamo sono gli stessi in ogni individuo. Questa scarpa è nata dalle persone, amo osservare la gente per strada, ed è destinata a essere indossata da tutti.

Abbiamo visto le “Saturnus” ai piedi di Sfera Ebbasta, parlaci di come è nato questo incontro.

Ogni tanto ci vuole fortuna. Quando avevo tremila followers su Instagram Sfera mi ha semplicemente scritto chiedendomi un paio di scarpe. D’altro canto penso che alla base di tutto ci sia la necessità di costruirsi un network di conoscenze composto da persone sane e genuine che vogliono aiutarti in quello che fai. Sotto questo punto di vista mi ritengo davvero privilegiato. In futuro le mie sneakers le vedrete ai piedi di molti altri rapper della scena italiana e non, ma preferisco non sbilanciarmi troppo rivelando altri nomi.

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