Intervista a miniswoosh: tra creatività e sostenibilità

Articolo di

Edoardo Cavrini

In una situazione difficile, come quella che sta colpendo tutto il mondo, Nike ha scelto di scendere in campo. “Play inside, play for the world” è il nuovo progetto del brand volto a far scoprire una nuova e inesplorata quotidianità, in cui ambizioni e sogni rimangono protagonisti per atleti e creativi.

Il 3 aprile Nike, insieme ad alcuni brand ambassador, dedicherà la giornata alla creatività e al talento. A partire da oggi, ciascun artista lancerà l’invito ai suoi follower, partecipare sarà semplice. Basterà infatti realizzare un video che mostrerà le vostre abilità. I migliori saranno selezionati direttamente dagli artisti e condivisi sui loro stessi canali social.

Per questa occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Alexandra Hackett, meglio conosciuta su Instagram come @miniswoosh. La creativa di origini australiane ci ha raccontato come è passata da lavorare in un negozio londinese di sneakers a disegnare la sua silhouette per Nike, svelandoci, inoltre, i segreti che rendono il suo processo creativo un vero e proprio esempio di sostenibilità e originalità.

Partiamo dalla scelta del nome “@miniswoosh”, un nickname che rivela chiaramente la tua passione per Nike. Come ti è venuto in mente?

L’idea è nata durante una discussione con il vice-direttore del negozio in cui lavoravo, Footpatrol. Stavamo scegliendo gli elementi che più ci piacevano delle sneakers Nike e il mio era appunto il mini Swoosh, il nickname Instagram risultava disponibile e così tutto ha avuto inizio.

In che modo l’esperienza lavorativa presso un negozio come Footpatrol, perfettamente inserito nella scena street di Londra, ti ha aiutata nella tua carriera creativa?

Footpatrol si trova a Soho, zona caldissima di Londra se si parla di streetwear e sneakers, nel raggio di pochi metri si trovano infatti store come Stüssy, Patta, Supreme, Palace e End Clothing. La vicinanza geografica di questi negozi, unita alla frequente presenza di release e drop, rende Soho un luogo ricco di opportunità e persone da conoscere.

Molte persone si ricordano di te grazie alla partecipazione alla campagna “Vote Forward” ideata da Nike nel 2017, in cui 12 designer hanno avuto la possibilità di progettare la loro sneakers. Raccontaci come tutto è iniziato e quale è stata l’ispirazione dietro la tua proposta.

Quell’anno sono stata molto fortunata, il team di Nike London mi ha proposto di partecipare al progetto “Vote Forward” e ovviamente non mi sono tirata indietro. Noi designer siamo stati molto liberi di scegliere, dovevamo disegnare una scarpa a nostro piacimento che vantasse una midsole con unità Air. Ho scelto così di creare una sneaker che rendeva omaggio a tutte le precedenti Air Max e che, al contempo, rappresentava i miei ideali di design basati su decostruzione e ricostruzione. Per questo motivo, ho deciso di racchiudere nella mia proposta gli elementi chiave di tutte le Air Max con unità Air visibile.

Possiamo quindi affermare che i social media, uniti al talento e alla creatività sono stati gli elementi chiave per il tuo successo?

Sì, sono sempre stata affascinata dal concetto di personal branding e i social media sono il miglior mezzo per diffondere e concretizzare i propri progetti. Personalmente ho sempre avuto le idee molto chiare riguardo l’estetica delle mie creazioni e trasmetterle attraverso le piattaforme online è stato molto naturale per me.

Il tuo stile è prettamente associato alla sfera dello streetwear nonostante questo mondo prediliga estetiche maschili, cosa ne pensi? 

L’estetica che accomuna sportswear e luxury wear è ciò che mi ha sempre attratta e ritengo che lo streetwear oggi si rifaccia molto a queste due sottocategorie del fashion. Così come me, molte altre donne si stanno facendo conoscere per le loro creazioni “street”, ritengo dunque che l’ideale di streetwear come un qualcosa di maschile stia diventando sempre più obsoleta.

È questo il motivo per cui le tue creazioni sono principalmente unisex?

Sì, ho sempre amato fondere femminile e maschile, non solo sotto il punto di vista estetico ma anche sotto quello più pratico, scegliendo nuovi tagli e pattern per i miei prodotti.

Creare capi riciclando elementi vintage sembra molto più complesso rispetto a seguire i processi creativi standard. Descrivici il tuo.

L’unica difficoltà consiste nel massimizzare i materiali a propria disposizione riducendo quanto più possibile gli sprechi. Creare un nuovo capo partendo da vestiti vintage non è difficile se non ti preoccupi di scartare il tessuto in più, tuttavia il mio processo creativo è differente: per ogni mia creazione cerco sempre di mantenere la percentuale di spreco sotto il 5%.

Possiamo affermare che il DIY è alla base di ciò che fai?

Assolutamente, il DIY è al centro di tutto ciò che creo. Sono una grande sostenitrice dell’apprendimento e della sperimentazione di nuove skills e tecniche, applicate sia a progetti più grandi per il mio studio sia ai lavoretti che faccio a tempo perso.

In che modo il luogo in cui lavori influenza la tua creatività? 

Mi distraggo molto facilmente, per questo motivo il mio ambiente lavorativo deve essere estremamente organizzato. Anche il Feng Shui è importante per me, riordino spesso il mio studio per trovare sempre nuove vibes. Amo infine avere molto spazio, ma purtroppo in una città come Londra è difficile trovarlo.

Il sogno di molti teenagers oggi è quello di lavorare nel mondo della moda, tuttavia devono confrontarsi con la difficoltà di trovare le giuste ispirazioni e procurarsi i tessuti adatti per realizzare le proprie idee. Quale suggerimento daresti ai creativi del futuro?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di tenere bene in conto l’impatto che ciò che fanno può avere sull’ambiente dove viviamo. Non tutto ciò che viene realizzato deve essere venduto, cercate quindi la bellezza e il divertimento in quello che fate per voi stessi.

Parliamo ora di scarpe, c’è un particolare modello che ti ha fatto innamorare di Nike? Che cosa lo rende così speciale?

Ho tantissime memorie legate al mondo delle sneakers, mi ricordo la prima volta che vidi un paio di Uptempo o quando per la presentazione delle Nike Flyknit venne lavorato a maglia un cartellone pubblicitario. Il mio amore per Nike risiede nella capacità del brand di combinare storie motivazionali a incredibili design tecnici e innovativi. Molti dei loro mantra combaciano con il mio carattere e il mio approccio lavorativo, per questo motivo mi sento legata a Nike. 

Nel calendario Nike sono numerose le release previste per quest’anno, qual è la scarpa che speri di vedere nuovamente sugli scaffali?

Ora che non lavoro più in uno sneakers store sono meno concentrata sui prossimi lanci ma sempre più interessata a comprare scarpe che in passato non avevo avuto modo di acquistare. Per questo motivo spero tornino le Air Max 360 nella loro versione OG, Nike ha da poco rilasciato le Air VaporMax 360, magari qualche progetto è già in cantiere.

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