Junior Cally ci ha spiegato come fare un disco d’oro senza sapere come si faccia

Articolo di

Greta Scarselli

Foto di

Francesca Di Fazio

Junior Cally ha pubblicato oggi il suo nuovo brano, “Montecarlo“. Un singolo pieno di forza e di rabbia che da lui non ci saremmo aspettati. Siamo di fronte a un nuovo Cally, quello che tra poco – non sa quando – si toglierà la maschera perché è arrivato il momento di fare un passo avanti.

In occasione della nuova uscita abbiamo fatto una chiacchierata con lui, ci ha spiegato i suoi punti di vista musicali e personali, ci ha svelato l’idea che si cela dietro Theodor Malkova e ci ha fatto capire cosa significa essere un rapper che punta a durare nel tempo.

Il tuo primo brano su YouTube è apparso nel gennaio del 2017. Quando hai capito che il rap era quello che volevi fare nella vita?

“L’ho capito a 14 anni, quando ascoltando canzoni di rapper americani ho capito che potevo trasmettere qualcosa ed esagerare su determinate tematiche, dando sfogo alle mie emozioni e ai miei sentimenti. Ho detto secondo me è un buon modo per arrivare alle persone, voglio arrivare a più persone possibile e far sapere quello che penso.

Oggi i tempi sono più veloci, i ragazzi entrano nel rap game molto giovani, mentre il tuo ingresso è avvenuto quando avevi 25 anni. Perché non farlo prima?

“Io sono nato con la maschera. Tutto quello che c’è stato prima non esiste, ho cambiato cento personalità all’anno e cambierò anche in futuro. Prima no, perché secondo me, anche se ora c’è più possibilità di emergere già da giovani, si spicca soltanto quando c’è un’idea forte dietro e un modo di fare le cose ben studiato. Non si emerge mai a caso, può capitare, ma per restare nel tempo un artista deve avere un’idea ben chiara.”

Soprattutto sapersi distinguere dalla massa, questo è uno dei momenti più prolifici.

“Io dico sempre che uno non deve essere tranquillo e spensierato quando vede arrivare i primi numeri, ma deve essere forte nel consolidamento. A rimanere nel cuore delle persone nel tempo, non con una hit o con un brano che parte in modo diverso dagli altri.”

Che poi i numeri contano fino ad un certo punto.

“Esattamente, uno non deve esultare perché ha fatto 1 milione di visualizzazioni. Deve essere contento, ma deve saper ripetere quel successo – non in termini di numeri – con i brani successivi, perché la hit può arrivare a chiunque, il problema è rimanere dopo. C’è gente che fa numeri giganteschi, magari su Instagram, e poi non suonano, non fanno DJ Set. Un artista bravo deve essere forte a consolidarsi e arrivare al pubblico per far sì che poi la propria arte venga ascoltata anche dal vivo e non soltanto dietro a un telefono.”

Sembra che la ragazza dai capelli rossi sia l’unica che riesce a vedere Junior Cally come un’unica persona. Come hai gestito questo rapporto da quando hai indossato la maschera?

“Tutto sommato non è stato così complicato. La ragazza dai capelli rossi – mi piace chiamarla così – è stata con me fin dai primi singoli. Eravamo prima amici e poi ci siamo fidanzati. È stato semplice sotto determinati punti di vista, a volte dicono ma come fai a mantenere i rapporti con la tua ragazza tra le discoteche, i live? Io credo che in una coppia se c’è la fiducia alla base, a prescindere dalla vita che conduce un artista, si riesce tranquillamente. È stato difficile tenerla nascosta, far rimanere la nostra relazione privata, lei non ha Instagram, non ha attività sui social. E poi ti dico, la maschera ci ha aiutato molto, perché ho sempre la libertà di andare in un bar e non ci ferma nessuno. A meno che non riconoscano i tatuaggi, che è raro. A volte è capitato, ma i miei fan sono educati.”

Se non ricordo male, in un’intervista hai detto che qualche fan ti aveva riconosciuto in giro e tu lo avevi ammesso senza problemi.

“Capita, e quando mi riconoscono dire che non sono io che senso ha? Certe volte mi fermano, magari sui Navigli, vengono lì e mi dicono ti ho riconosciuto dai tatuaggi bro, voglio solo stringerti la mano, chiaramente non mi chiedono neanche la foto, io lo apprezzo molto, non ho motivo di dirgli di no. Se una persona è educata e rispettosa nei miei confronti io faccio altrettanto con lei.”

Quando un artista non si mostra, tutto si concentra sulla propria arte. Pensi di essere riuscito a far capire al pubblico chi è Junior Cally?

“Sì, penso proprio di sì. E qui torniamo al discorso di prima, se un ragazzino si fosse interessato soltanto alla maschera a quest’ora non staremmo facendo questa intervista, sarebbe finito tutto dopo “Magicabula”. Dico sempre che non dobbiamo guardare l’aspetto finisco dell’artista, dobbiamo ascoltare cosa ci trasmette. Questo discorso vale anche per la maschera: la maschera diventa un volto e può capitare che qualcuno si affezioni semplicemente ad essa, ma come artista duri poco.”

Scoprire che dietro Theodor Malkova ci fossi tu è stata una grande sorpresa. Raccontaci come è nata l’idea.

“Theodor Malkova è un personaggio fantastico che venne creato perché avevo deciso di lavorare con dei produttori a quattro mani. Ciò significa che Theodor Malkova non sono io, è un insieme. Non sapendo produrre tecnicamente, mi vedo con dei produttori che a me piacciono, partorisco delle idee e da questo nasce il beat. Le idee partono da me, ma questo non vuol dire che io ho prodotto il beat. I miei pezzi, come “Magicabula” o “Strega”, sono stati fatti con un produttore molto conosciuto e ci tengo a specificarlo perché non mi va di prendere tutti i meriti.”

Lo scorso settembre hai conquistato il tuo primo Disco D’Oro. Cosa ha significato ricevere quella certificazione?

“È stato un po’ complicato e ancora non capisco come faccia a non essere platino visto che conta 20 milioni di stream, ma ho lasciato perdere. Quando è arrivato ero talmente incazzato, avevo quei numeri, come faceva a non essere ancora oro? Quello che mi fa ridere adesso è che io ho fatto Disco D’Oro senza sapere come si facesse un Disco D’Oro. È questa la cosa bella della musica, ho fatto quello che mi piaceva. I miei amici del tempo dicevano tu sei pazzo, non può mai andare questa roba, ma a piaceva. La sensazione che ho provato è stata sicuramente l’euforia.”

Penso che qualsiasi persona fuori da questi meccanismi creda che ci siano delle dinamiche assurde per arrivare a determinati risultati, quando in realtà non è cosi.

“Se spacchi e hai le idee fighe la gente percepisce quello che vuoi trasmettere e diventa tutto più semplice. So che questo può essere strano per chi leggerà, diranno mo’ la fai facile, ma in realtà se uno fa le cose che si sente sue succede. Io le sento mie le mie cose, quindi non mi stupisco. Non sapevo neanche come si faceva, non so spiegartelo, fa ridere.”

Più che altro, alcune volte se arrivi ad un certo livello vuoi mantenere sempre quella posizione.

“Devi capire come mantenere quel livello. Anche a me è capitato di voler rifare la hit, scrivevo quattro mesi e poi buttavo via tutto perché mi sembrava la “Magicabula” dei cinesi, capisci? Un artista deve provare a ripetersi, ma senza sporcarsi l’anima. Io la mattina quando mi sveglio e ascolto i miei brani – che ho fatto, che dovranno uscire – mi gaso. Me le ascolto in macchina le miei canzoni, perché a me piacciono. Non uscirà mai un mio brano che devo fare per arrivare da qualche parte, io miro alla mia gente.

Questa cosa delle hit estive non si è mai capita. Io ne avevo due pronte, poi a un certo punto mi sono guardato allo specchio e mi sono detto ma io sono questo? Io non sono questo, perché devo fare questa roba, per fare 80 milioni di visualizzazioni? E poi l’anno prossimo devo farne un’altra e il disco non se lo fila più nessuno.”

Quindi hai eliminato tutto?

“Ho scartato tutto, ho scartato un disco da gennaio: 8 tracce. Torniamo al discorso del rimanere, io ho una fanbase veramente solida. Ho intrapreso un determinato percorso ed è giusto rispettare quello che è stato fatto, vendere la faccia non mi interessa, io voglio fare i dischi, i live.”

Quindi cosa ne pensi degli artisti che magari cambiano il loro stile per ampliare il proprio pubblico?

“C’è tipologia e tipologia. Il cambiamento si divide in evoluzione e paraculata, non so se mi spiego. Quando un artista si evolve perché si sente di fare quello io lo percepisco. È matematico, se fai una cosa e non ci credi puoi fare tante visualizzazioni, ma poi non hai la credibilità. Invece, quando dopo un cambiamento, cresce il pubblico e l’artista resta, significa che lui è vero. Da ascoltatore accetto il cambiamento se è veramente sentito.”

Il tuo nuovo singolo, “Montecarlo”, sembra segnare un nuovo inizio, un momento focale del tuo percorso. Da cosa nasce e cosa porterà?

“Nasce dal fatto che venivo da tre mesi di studio, con otto tracce in mano, ma non sentivo il cambiamento, erano sempre le stesse cose. A volte capita che un artista voglia rimanere nella sua zona di comfort per paura di osare, ma a me piace il rischio. Come è stato per “Magicabula”. Una canzone con una base dance anni ’90 adesso la chiamiamo hit, ma poteva anche essere un flop gigantesco. “Montecarlo” nasce dall’esigenza di mettersi in gioco ancora una volta cambiando qualcosa, a livello di sound, di scrittura, di flow, ritornelli. È un pezzo che nessuno si aspetterà da Junior Cally. C’è la parte graffiante che mi appartiene, ma sentivo l’esigenza di andare avanti, di mostrarmi – come la copertina fa pensare – perché a un certo punto la maschera c’è bisogno di lasciarla da parte. È brutto non vedere mai chi ti guarda.

La maschera verrà tolta, ma non in questo singolo. È un processo, mi piace sempre lasciare degli indizi come in una serie tv americana. Mi piace continuare le storie, non voglio tagliarle di netto, voglio sempre dare un continuo, un continuo, un continuo.”

Hai mai avuto paura che la tua maschera diventasse talmente parte di te da far perdere l’immagine una volta tolta?

“All’inizio fremevo dalla voglia di toglierla, già prima di “Magicabula”, mi sembrava impossibile non poter stare senza. Poi mi sono chiesto se fosse un capriccio o un’esigenza e ho capito che si trattava di un capriccio. Sono andato avanti fino ad oggi e per rispondere alla tua domanda – che è lo stesso discorso che faccio sull’aspetto fisico – ti dico che non ho assolutamente paura perché ho talmente tante personalità che la maschera non va via, buttata, è un cambiamento. Tornerà, se ne riandrà e ritornerà. Junior Cally è un’idea, con o senza maschera.

Nuovo anno, nuovo singolo, nuovo album?

Nel mio mondo ideale uscirà quest’anno, è l’unica cosa che ti posso dire.

Ascoltate qui sotto “Montecarlo”, il nuovo singolo di Junior Cally.

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